Ho aderito alla campagna del comitato “L’Italia sono anch’io”, promossa nel 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, per sensibilizzare l’opinione pubblica e il mondo politico sul tema dei diritti di cittadinanza e sulla possibilità, per gli stranieri che nascono o vivono in questa Patria, di partecipare alle scelte della comunità di cui fanno parte.Tra qualche giorno dovrebbe iniziare la raccolta di firme per chiedere la riforma dell’attuale normativa sulla cittadinanza, riconoscendo il principio dello jus soli, il diritto di essere cittadini italiani sulla base del luogo in cui si nasce e non della discendenza di sangue. L’occasione di questa campagna dovrebbe essere utilizzata per ribadire anche a Siena che ogni discriminazione va rimossa, di sesso, di razza, di convinzioni politiche, religiose e di appartenenze. Posso dirlo e affermarlo con forza e, spero, che possano fare altrettanto coloro che hanno aderito o aderiranno alla campagna. Mi fa piacere che molti oggi parlino di Italia, di Patria quando fino a pochi anni fa questo pensiero era prerogativa di pochi e, quei pochi, venivano etichettati come fascisti. Viva l’Italia e viva gli Italiani di ogni colore.
Stefano Bisi

Sono del tutto concorde con le considerazioni dell’amico Bisi e aderirò alla campagna “L’Italia sono anch’io” cercando di farvi aderire soprattutto quei cittadini e quelle cittadine straniere che, pur abitando in Italia da 15 o da 20 anni, sono pronte ad andarsene senza neppure provare a diventare cittadini italiani ed europei. E’ una grossa sconfitta sociale, economica e politica. Non stiamo parlando dell’ultima ondata di clandestini ma di lavoratori e contribuenti importanti per mantenere lo Stato italiano in condizione di assicurare quel minimo di funzioni che si stanno sgretolando anche per la perdita di nuove leve e nuovi apporti alla “res publica”.
Ogni volta che affronta un argomento, l’amico fraterno Stefano, giornalista di qualità, impiega pochi concetti per dire
cose che affermare “condivisbili” è dir poco.
L?italia sono anch’io è una iniziativa lodevole e meritevole di essere appoggiata dagli uomini liberi e giusti.
L’assiome che sia “italiano” chiunque ha la
ventura di nascere nello “stivale” è una
ovvietà, suffragata da il buon argomento che
vi sia una “patria” ( luogo di nascita) da condividere con gli altri nati nello stesso luogo.
Il colore della pelle non fa alcuna differenza, qualora lo Stato, attraverso ogni suo organismo, sappia far crescere il cittadino, con gli asili, le scuole, le opportunità di lavoro, la ricerca ed ogni altro metodo per megli sfruttare le risorse.
Il “toboga” politico in cui il nostro paese di trova da circa trent’anni, però, non ha fatto questo meritevole lavoro; caso mai ha contribuito a divaricare vieppiù le varie classi sociali, con ciascun cittadino “furbo”, intento a coltivare il suo orticello.
Tra sindaci che voglio ergere principati, artigiani del nord est che vogliono la secessione, giovani costretti a delinquere per mancanza di opportunità ed una casta che si approfitta del potere è, caro Stefano, sempre più complicato asseriere: “L’Italia sono anch’io”.
La vera unica rivoluzione sostenibile è una riforma culturale, che crei e sensibilizzi i cittadini tutti, a credere nello Stato, gestito da galantuomini, che non ne facciano una professione, ma un dovere civile.
Cordialmente,
Renato Traquandi