Sigarette, whisky, pasticche di benzedrina, la droga per restare sveglio quando doveva lavorare per più di diciotto ore al giorno, gli occhiali con la montatura di tartaruga per vedere meglio e permettergli di far correre due dita sui tasti della macchina da scrivere. Queste le cose che ci colpiscono da subito nel film “L’ultima parola- la vera vita di Dalton Trumbo, regia di Jay Roach che, basandosisul libro di Bruce Cook “Dalton Trumbo” si è avvalso della collaborazione di Niki, la figlia maggiore di Dalton Trumbo . “Più che un comunista era un patriota” afferma Niki, unica sopravvissuta della famiglia insieme alla sorella Mitzi.
Si fumava tanto, quindi, si beveva molto sia durante gli incontri mondani che in occasione di incontri e dibattiti in cui si parlava di sindacati e diritti anche dei deboli e il bicchiere di whisky era sempre in primo piano, vicino alla mano dello sceneggiatore.
Si sfornavano film , quei film che ci hanno fatto conoscere e amare l’America, i registi, gli attori, quei film con i quali siamo cresciuti e abbiamo imparato a conoscere anche i ‘difetti’ di questa grande nazione. E devo ammettere di essere rimasta male quando, accanto ai noti inserti dei cinegiornali sulla marcia di protesta contro la famigerata “lista nera”, guidata dalla coppia Bogart / Bacall, (che mi avevano fatto pensare con un po’ di presunzione di sapere tutto sul maccartismo), ho visto Edward G. Robinson denunciare gli ex amici decisi a portare avanti le loro idee di uguaglianza e difesa dei diritti di tutti. Non sapevo che anche lui, come il regista Elia Kazan, di sapevamo già, aveva tradito per salvare il proprio posto di lavoro. Peccato che l’uomo non abbia avuto la stessa forza che dimostrava nei film.
Dalton Trumbo, alla fine degli anni ’40, era uno degli scenegiatori più pagati a Hollywood, forse contraddittorio “ …senti chi parla…il comunista con la piscina…” ma si era schierato a fianco dei sindacati e a favore dei diritti civili e ‘osò’ opporsi alle domande della commissione di inchiesta voluta dal Comitatoper le Attività Antiamericane; ‘osò’ affermare la libertà di pensiero e parola e per questo affrontò l’esperienza devastante della galera, come gli altri del “gruppo dei dieci” creato dalla “caccia alle streghe” voluta dal senatore McCarthy.
Perde tutto Donald Trumbo e corre perfino il pericolo di perdere la propria famiglia, tenuta unita dalla moglie Cleo (Diane Lane).
S i concentra troppo su se stesso una volta uscito di prigione, ma deve affrontare la perdita del suo ranch, deve affrontare i vicini ostili, per tredici anni nessuno negli studios gli permette di lavorare per paura di essere, a sua volta tacciato di comunismo, è costretto, per mantenere a famiglia, ad accettare di correggere e riscrivere copioni insulsi, si trasforma in un’ombra che continua a scrivere e offre i suoi soggetti a sceneggiatori meno dotati di lui e vince, con il nome di un altro (Jan McLellan) l’Oscar per la sceneggiatura di “Vacanze romane”(1953).
La sceneggiatura del film è avvincente nella prima parte quando lo svolgimento ha un ritmo sostenuto che corre verso la catastrofe, mentre della seconda parte Trumbo avrebbe detto “…qui dentro, tra tutte queste pagine e parole, da qualche parte c’è una buona storia”
Ottima la ricostruzione scenografica dalle radio di bakelite, ai mobili vintage, i costumi di Daniel Orlandi sono in perfetto stile anni ’50, dai quadrettati dei completi degli uomini ai vestiti di Edda Hopper (Helen Mirren), la giornalista di grido, l’unica a cui Life dedica una copertina, anticomunista viscerale e nemica giurata di Trumbo, che non perde occasione di denigrare, regina del gossip, manipolatrice dell’opinione pubblica, ricattatrice dei padroni delle major, ricordata per la potenza dei suoi articoli e per l’eccentricità dei suoi cappellini. Ma è grande tutto il cast da John Goodman che mette a disposizione la sua verve e la sua simpatia nel rappresentare King , produttore di B Movie. Su tutti Bryan Cranston (candidato al Golden Globe e all’Oscar)che si identifica nel dalton Trumbo sostenitore dei diritti dei più deboli, generoso con gli amici, egocentrico come pochi, ma saldo nelle sue convinzioni.
Saranno alla fine un Kirk Douglas (magnificamente interpretato da Dean O’Gorman) con la sua inconfondibile fossetta nel mento e le camicine strette che il vero Douglas amava indossare, e Otto Preminger (Christian Berkel) che inseriranno il suo nome in “Spartacus”, diretto da Stanley Kubrich e “Exsodus” a mettere fine al lungo periodo delle liste nere. Trumbo, a questo punto, si riapproprierà dell’Oscar per “Vacanze romane” che gli spettava di diritto nel 1974 , al momento della sua riabilitazione definitiva, arrivata appena un anno prima della sua morte.

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