Sono passati 250 anni da quando il Principe Antonio Tolomeo Trivulzio ha deciso di lasciare tutti i suoi averi agli anziani più bisognosi. “Garantire la dignità dell’uomo, recuperare la sua autonomia e la sua capacità di relazionarsi con l’ambiente in cui vive”, queste sono state le parole e lo spirito che hanno animato il suo gesto. Dopo più di due secoli la tradizione filantropica continua: al centro sempre i vecchi milanesi. Assieme a loro, dal 2003, anche gli orfani degli Istituti Milanesi Martinitt e Stelline, che nel frattempo sono diventati minori allontanati dalle famiglie che vivono in case-comunità protette, e minori non accompagnati, che raggiungono l’Italia senza genitori e senza una rete parentale. La formula giuridica è stata aggiornata, da Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza ad Azienda di Servizi alla Persona, per integrare i diversi servizi di welfare che il Trivulzio mette a disposizione della cittadinanza milanese. E il patrimonio immobiliare che da sempre contraddistingue la storia del Pio Albergo, per merito della generosità dei milanesi e dei loro lasciti testamentari, negli anni è arrivato a contare circa 1.400 unità tra abitazioni, spazi commerciali, aziende agricole distribuite in tutta la provincia lombarda, per un valore di più di 400 milioni di Euro.
I numeri, in effetti, fanno la differenza nell’evoluzione di questa storica Istituzione. Le tre sedi dislocate tra il centro di Milano e la città di Merate, in cui si concentrano i servizi socio-sanitari dedicati ad anziani ed adulti, ospitano 1.350 “Ospiti” e pazienti residenziali, a cui vanno sommati circa 500 pazienti ambulatoriali. Le visite specialistiche di cui è possibile fruire sono innumerevoli: dall’ortopedia alla dermatologia, passando per la diabetologia, più attività meno conosciute ma in grande espansione come la cura dell’ossigeno ozonoterapia.
Il Trivulzio resta il polo geriatrico più importante d’Italia e uno dei più grandi d’Europa anche per l’occhio sempre attento alla sperimentazione e all’innovazione. A partire dall’apertura del primo Hospice pubblico del nostro Paese, nei primi anni ‘90, fino ad arrivare all’Onoterapia, gli incontri con gli asinelli. Animali docili e pazienti, capaci di aiutare gli anziani a stabilire un contatto con il mondo che li circonda e far riaffiorare antichi ricordi dell’infanzia e della giovinezza.
Sempre nello spirito di un continuo rinnovamento e apertura verso la Città di Milano, nel 2016 nasce l’Associazione Amici del Trivulzio ONLUS. L’obiettivo è quello di prendersi cura degli anziani che vivono all’interno del Pio Albergo, ma anche all’esterno. Con questo principio sono nati i progetti Digital Trivulzio e Adotta un Nonno. Il primo, per chi crede che la tecnologia sia la risposta giusta anche per i “diversamente giovani”, che vogliono imparare a usare gli smartphone regalati da figli e nipoti e rimanere in contatto con loro grazie alle applicazioni che permettono gli audio messaggi e le videochiamate. I posti per i corsi interni ed esterni sono andati a ruba e si progettano già le date del 2018.
Adotta un Nonno, lanciato con una campagna di fundraising che ha raggiunto ben 20.000 case milanesi, consiste in una assistenza a domicilio capace di supportare gli anziani che vivono soli e che hanno bisogno di aiuto per i piccoli impegni quotidiani, diventati impegnativi se affrontati in solitudine. Dal pagamento delle bollette, alla spesa al supermercato, agli acquisti in farmacia: con un accompagnatore la vita dei nonni milanesi diventa più semplice e piacevole.
Tutto questo è il mondo del Trivulzio da cui, ora, iniziamo a contare i prossimi 250 anni di welfare per il futuro. Gli scandali di Mani Pulite e Affittopoli sono sempre nella memoria, ma si allontanano man mano che il Pio Albergo si mostra rispettoso della propria missione, l’assistenza e la cura della popolazione anziana della Città, e la protezione dei minori soli. Ma soprattutto quando non dimentica che, come azienda pubblica, è depositario della fiducia dei cittadini.
Kibra Sebhat (http://www.mu-me.it)

Lascia un commento