Settembre 1939 . Le truppe di Hitler invadono la Polonia . A metà mese Varsavia è assediata ; alla fine del mese , semidistrutta dai bombardamenti , si arrende . Contemporaneamente l’armata rossa di Stalin attacca ed occupa le regioni orientali polacche.
E’ la feroce esecuzione del protocollo segreto del patto “di non aggressione” Molotov – Ribbentrop , firmato a Mosca il 23 giugno 1939 , con il quale i due dittatori , il nazista e il comunista , si sono accordati per la spartizione della patria di Kosciuszko e di Chopin.
Quattromilacinquecento ufficiali dell’esercito polacco , fatti prigionieri , sono trascinati a Katyn , vicino a Smolensk , dove vengono tutti assassinati per ordine di Stalin nell’aprile del 1940 e gettati nelle fosse comuni della foresta .
Negli stessi mesi il capo del Cremlino fa eliminare circa sedicimila cittadini polacchi ( prigionieri e non ) , con il preciso disegno di annientare i ceti dirigenti di Varsavia .
Nel 1943 il comando militare tedesco rende noti i nomi degli ufficiali di cui sono stati ritrovati i corpi sepolti ( Hitler ha attaccato , ormai , anche l’Unione Sovietica e volentieri fa denunciare un crimine di Stalin ) .
Nel 1945 , alla fine della guerra , dopo la “ liberazione “ della Polonia da parte delle armate staliniane , la propaganda sovietica incolpa della strage l’esercito tedesco , soffocando – nel carcere o nel sangue – i tentativi di alcuni giovani polacchi di denunciare la realtà dei fatti .
Soltanto nel 1990 Michajl Gorbaciov riconoscerà pubblicamente il delitto ( uno dei tanti ) del dittatore sovietico . Un delitto non attribuibile ad Hitler.
Questi i fatti . Che il grande Wajda , figlio di uno degli ufficiali martiri , ha ricostruito e rappresentato con magistrale regia ed intensa devozione .
Eloquente ed immediatamente coinvolgente la scena iniziale: i profughi polacchi dell’est che cercano scampo dai russi invasori e quelli dell’ovest che fuggono gli aggressori tedeschi.
Straziante la scena finale : lo sterminio , :uno per uno , polsi legati con filo di ferro , cappio al collo , colpo alla nuca , il sangue lavato a catini di acqua , i corpi ammucchiati nelle fosse comuni .
In tutto il film l’ansia , il dolore , la tragedia delle donne ( ammirevoli , per espressività , Maja Ostaszewska e Wiktoria Gasiewska , le attrici protagoniste ) che hanno atteso il padre , il fratello , il figlio . E dopo , il terribile dilemma di chi sapeva : denunciare i fatti ed essere uccisi o incarcerati dagli “alleati “ comunisti al governo ? O sopravvivere in silenzio , per salvare la memoria , la testimonianza ; e “quel tanto di identità polacca possibile “?
“Solenne come un oratorio e insieme schietto come un racconto di vita – ha scritto Tullio Kezich sul Corriere della Sera – Katyn dovrebbe costituire una visita d’obbligo “ .Di più : “in un Paese che insiste a dirsi civile , questo sarebbe un film da vedere in piedi”. E Alberto Crespi , rivolto ai suoi , su l’ Unità : “chiunque abbia partecipato alla storia del comunismo ha il dovere morale di vedere questo film “ .
Presentato fuori concorso al Festival di Berlino e al Torino Film Festival 2007 , candidato all’Oscar come miglior film straniero 2008 , applaudito in Polonia da tre milioni e seicentomila spettatori , Katyn è stato proiettato in poche sale cinematografiche italiane . La stessa , identica sorte – guarda caso – di altri film di anni passati : La Confessione , di Costa Gavras ; Porzus , di Martinelli ; Dark Blue World , di Jan Sverak ; per non parlare de “ I sogni muoiono all’alba “ , di Indro Montanelli , Mario Craveri , Enrico Gras .Tutte opere di racconto e denuncia – guarda caso – di crimini compiuti da parte comunista .
Katyn non è stato acquistato dalla grossa distribuzione cinematografica : non dalla “01” della RAI ; ma nemmeno dalla “Medusa “ di Silvio Berlusconi ( avete letto bene : nemmeno dalla “Medusa” berlusconiana ) .E un piccolo distributore , la “Movimento Film” , ha fatto quel che ha potuto.
Chi scrive lo ha visto a Firenze , al Teatro Verdi ,dove è stato proiettato grazie a Stefano Stefani , un operatore culturale ( di sinistra , d’accordo con Claudio Carabba , riconosciamolo ) ; e grazie anche ad un appello del Circolo dei Liberi , firmato da Leonardo Tirabassi , Stefania Fuscagni , Riccardo Mazzoni , Carlo Vivaldi Forti , con molti altri. Al termine , dalla platea gremita , da noi tutti presenti , non il pianto , non l’ applauso .Un silenzio composto e commosso :l’opera di Wajda resterà nella mente e nel cuore .
E adesso ,per voi , cari lettori , un annuncio , che è insieme un invito ,quasi una preghiera :
KATYN sarà proiettato lunedì 6 aprile , al cinema AURORA di Scandicci ,alle ore 21,00 .
Per iniziativa di alcuni circoli ed associazioni : i circoli della Vela , d’Annunzio , dei Liberi , della Pace Mondiale , Piero Gobetti ; l’associazione Andrea Tamburi ; il gruppo dei Centouno.
.Segnatevi – per piacere – la data e l’ora : non potete , non dovete , mancare.
Adalberto Scarlino

Carissimo Adalberto,
complimenti per la recensione e per l’iniziativa. Mi avete dato un’ottima idea: proverò a fare qualcosa di simile anche a Ravenna.
Caro Adalberto,
l’iniziativa è lodevole.
Da persona, da sempre, interna alla sinistra (e con responsabilità, come sai, anche di carattere istituzionale) non ho mai avuto dubbi. Credo che la ricerca della verità storica- così come l’impegno, attuale, per i diritti umani- si debba svolgere a 360 gradi.
Su Katyn esiste, ormai, una letteratura ed una storiografia importante. Penso al libro di V. Zaslavski, “Pulizia di classe”.
E’ bene, quindi, che se ne parli. Ed è bene vedere e promuovere il film, anche se personalmente (mi dispiace) a Scandicci molto difficilmente potrò esserci.
Naturalmente, sarebbe sbagliato (l’ho scritto anche al Circolo dei Liberi) se si prendesse spunto da un’iniziativa, in sè positiva, per farne un uso strumentale e “di parte”. Ma questo non è sicuramente nelle intenzioni di quelli (di cui, al di là delle ovvie diversità politiche, rispetto la limpidezza dell’impostazione) come te.
Con un augurio di buona riuscita all’incontro, invio cordiali saluti
Severino Saccardi
Consigliere regionale PD
Direttore di “Testimonianze”
Dato che Tommaso elogiava… inviterei il Prof.Scarlino a dare vita, finalmente, alla rubrica di recensione e critica … film, libri.. noi siamo a disposizione!
L’idea di Tommaso di organizzare un ciclo di proiezioni di pellicole “clandestine” merita tutto il nostro appoggio. Mi piacerebbe se Pensalibero, i Centouno, ed altri se ne facessero promotori: Tommaso merita di essere perdonato per i messaggi subliminali a favore del PS ( anzi, merita tutto il plauso di chi si ostina ad essere infastidito dalle diffuse corse in soccorso dei momentanei vincitori).
Imperdonabile, invece, l’elogio di Adalberto Scarlino, smisurato fino a quando il nostro prof. non si decida a far affluire con maggiore continuità i suoi preziosissimi elaborati.
Intanto segnalo che non solo sarò presente alla proiezione del film, ma vedrò anche di portare qualche giovan fanciullo che abbia ancora la curiosità di guardare un film “clandestino”.
E a proposito di film clandestini, qualche anno fa ricordo la proiezione dello splendido “Decryptage”, sulla narrazione mediatica della seconda Intifada, fatta all’istituto Stensen in via Marconi. Mi chiedevo se non valesse la pena ripetere l’esperienza … o addirittura collezionare qualche titolo per realizzare un vero e proprio ciclo dedicato ai film “clandestini”.
P.S (che sta per post scriptum e non, come si potrebbe pensare, per Partito Socialista)
Magistrale, come ogni suo scritto, la recensione di Adalberto … ma questo era persino superfluo segnalarlo.
Non so se riuscirò a venire a vedere il Film e di questo me ne dispiace perché sarà sicuramente una delle poche occasioni per vederlo. Katyn fu una delle dimostrazioni (se ce ne fosse stato bisogno) dell’anima criminale di Stalin e del comunismo in genere. Se si dovesse fare una graduatoria degli uomini che sono stati in grado di assassinare più persone Stalin contenderebbe a Hitler (e a Mao) il podio più alto. Tra l’altro Stalin fu la persona che uccise il maggior numero di comunisti al mondo e nonostante ciò la propaganda comunista italiana ha sempre avuto timore nel considerarlo un criminale alla pari di Hitler.Ricordo che alle medie (negli anni ’70) avevo dei libri che in un certo modo giustificavano i crimini staliniani perché, in fondo fatti in nome di alti principi. A Norimberga Stalin, Molotov e i suoi accoliti non sarebbero stati male sul banco degli imputati insieme ai nazisti, ma si sa, i vincitori hanno sempre ragione. Quello che dispiace e indigna è che, ancora oggi, ci sia timore nel mostrare la verità storica. Basta vedere con quanto livore è stato accolto il libro di Pansa “Il sangue dei vinti”, dagli “intellettuali” italiani di sinistra e no. Affrontare il tema della guerra civile italiana, non solo in termini elogiativi della resistenza, ma cercando di mostrare anche le ombre di quel periodo, ancora è un’opera che incontra ostacoli. Lo stesso è accaduto con il film “Porzus”, passato quasi sotto silenzio.
Pur trovandomi nell”altro mondo”mi e’ venuta voglia di vederlo per apprezzare un momento di verita’.La verita’, io trovo, anche se dolorosa,dovrebbe essere sempre detta.Pertanto il giorno 6 aprile non manchero’.