• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

ITALIA: IL BIPARTITISMO DELLE ENNESIME VIE E DEGLI OPPORTUNISMI

Ovvero: Quando si cerca di spacciare il populismo per riformismo
Chissà perché, ma noi italiani siamo sempre stati malati di terze, quarte, quinte e seste vie. L’idea di un blocco socialista e socialdemocratico da una parte, e di un blocco liberale e popolare dall’altra, non c’ha mai attirato. Di Filippo Bovo

di Filippo Bovo | 19 Gennaio 2009

Ve li ricordate fino a pochi mesi fa, i signorini del PD e quelli del PDL? Sembrava che una
nuova Italia fosse sorta, a dispetto delle “antidiluviane” forze politiche minori che ancora
s’ostinavano ad andare avanti con le appartenenze identitarie della Prima Repubblica. Un’Italia eterna, ed incrollabile.
Il PD aveva perso le elezioni, ma si consolava pensando di essere il più grande partito
italiano (il PDL, sostenevano, era poco più che un cartello elettorale; da destra rispondevano sbandierando, anzitutto, il loro cospicuo fatturato elettorale); e continuava con quella triste strategia politica che lo vedeva più avversario della sinistra che non di Berlusconi. D’altra parte, era tutto logico, tutto perfettamente consequenziale: un partito, come il PD, che è una fotocopia del movimento berlusconiano, non può certamente costituire un’alternativa a quest’ultimo; né cova l’ambizione di poterlo mai diventare. E’ semplicemente la stessa minestra venduta con un’etichetta diversa, e se gli italiani dovessero mai sceglierla sarebbe solo perchè hanno voglia di mettere negli scaffali delle loro cucine il barattolo con la scritta verde-bianco-rossa al posto di quello con la scritta azzurra. Di cambiare sapore ed ingredienti, nemmeno a parlarne. Mai nessuno avevano
pensato, nel famoso loft, che per battere Berlusconi si dovesse essere decisamente alternativi rispetto a lui: meglio, molto meglio seguirlo e rincorrerlo per l’eternità, scimmiottandolo al punto da essere più ridicoli di lui. I manager e i promoter del partito – barattolo con l’etichetta a tre colori (che a scanso di equivoci, giova ripeterlo, è il PD) rispondevano alle stringenti critiche sull’insipidità del loro prodotto manifestando unicamente un’elevata dose di spocchia. Anche in questo erano diventati uguali (se mai erano stati diversi in passato) agli spocchiosi manager e promoter del partito – barattolo azzurro di produzione berlusconiana.
Dicevano i Veltrones (che opporremo ai Berluscones): “il futuro sta nel PD, nella nuova
formula che esso rappresenta; facciamola finita con le vecchie etichette e soprattutto con i vecchi contenuti, a cominciare da quelli socialisti”. Il Socialismo era un termine scomodo: opportunisti com’erano, i Veltrones e i D’Alemanes (che qualcun altro chiama piddini, ma tanto la minestra è sempre la stessa, lo sappiamo bene) a suo tempo avevano cercato anche di essere socialisti. Ma si era trattato solo di opportunismo: erano socialisti in Europa e Democratici di Sinistra (o diellini alias margheritini alias rutelliani alias mariniani alias chissa cos’altro ancora) in Italia. Formule astruse, che si potevano trovare solo nella Penisola. Già, la Penisola: chissà perchè ma noi italiani siamo sempre stati malati di terze, quarte, quinte e seste vie. L’idea di un blocco socialista e socialdemocratico da una parte, e di un blocco liberale e popolare dall’altra, non c’ha mai attirato Siamo così bisognosi di personalizzarci e di distinguerci dalla massa che non a caso siamo conosciuti in tutta Europa come il popolo degli abiti rigorosamente firmati e dalle fogge estrose, più interessati all’apparenza che alla sostanza. Dobbiamo starci attenti con questo vizio: anche un certo Benito, a ulteriore conferma del nostro bisogno di distinguerci dal resto del mondo, a suo tempo aveva proposto una terza (o quarta, o quinta, o sesta, o settima?) via, corredandola di un esibizionismo farsesco, tanto per accreditarla ancor di più agli occhi del popolino. Sappiamo tutti com’è andata a finire.
Qualcuno disse che quando la storia si ripete, ciò avvenga in forma di farsa. E difatti oggi
viviamo la farsa di Veltroni e Berlusconi che, gomito a gomito, fanno a gara a chi propone più immagine stando bene attenti ad evitare la sostanza. La loro avversione alla sostanza è superiore a quella provata da un vampiro alla vista della croce: con la differenza che quest’ultimo è solo un’invenzione letteraria e cinematrografica, mentre Veltroni e Berlusconi, con i loro partiti, purtroppo esistono per davvero e ci governano anche!
Comunque sia, oggi la farsa si sta avvicinando all’epilogo. Puoi campare per qualche anno, ingannando gli italiani, finchè hai il vento in poppa e il paese, chissà come, riesce a galleggiare; allora il populismo spacciato come riformismo viene comunemente accettato, al pari delle carte di credito indebitate degli americani prima della crisi finanziaria di ottobre. Ma guardacaso la crisi è stato l’elemento detonante che ha messo in difficoltà tanto le carte di credito e i mutui spazzatura quanto i programmi politici senza sapore e contenuti degli sgargianti barattolini PD e PDL.
Il PD perde pezzi, ma a breve comincerà a perderli anche il PDL. L’uno non può vivere
senza l’altro. Al loro interno covano mille contraddizioni e il collante (che a seconda del caso può trasformarsi in elemento disgregatore) fra le varie componenti è l’opportnusmo. Berlusconi, inspiegabilmente agli occhi dei suoi fans, farà di tutto per impedire l’implosione del PD proprio per evitare che anche la sua creatura vada in frantumi. Offrirà al PD quel posto nella tavola rotonda che finora, da solo, non è stato in grado di ottenere. Si guardi al caso della Commissione di Vigilanza RAI e al disconoscimento di Villari da parte dei quattro membri del PDL: è già una prima avvisaglia del nuovo corso berlusconiano. D’altronde, non era già successo qualcosa di simile quando, nel ’98, D’Alema aveva teso la mano a Berlusconi con la Bicamerale? All’epoca c’era un bipolarismo tenuto forzosamente in piedi, oggi al suo posto abbiamo un bipartitismo: ma per il resto
nulla è cambiato.
Durerà ancora a lungo questa storia? L’esperienza cronologica del bipolarismo italiano prima e del bipartitismo poi, c’insegna come i punti di rottura si siano manifestati assai di frequente. Fino ad oggi i vertici delle due coalizioni e dei due partiti sono riusciti a controllare questi smottamenti, ma non lo potranno fare per sempre. Anche perchè, in ultima analisi, la nascita dei due grandi partiti unitari è servita proprio a rinserrare le fila della Casa delle Libertà e dell’Unione che si stavano sfaldando in maniera quasi incontrollabile. Il fallimento di queste due extreme ratio, il PD e il PDL, aprirebbe una nuova fase nella politica italiana ancora tutta da decifrare.
Presumibilmente si ritornerebbe ad una graduale ricomposizione delle famiglie storiche
della politica italiana, con i democristiani e i popolari in pole position per ovvie ragioni di numero; ma anche i socialisti, se terranno ben ferma la barra del loro veliero, potranno giungere ad un soddisfacente approdo e superare l’attuale tempesta. Servirà, per giungere a tale risultato, un forte decisionismo da parte della dirigenza e della base socialiste; il Partito Socialista, più che vettore unico della sinistra riformista italiana, dovrà agire come polo aggregatore e coagulatore di tante piccole forze, partiti, associazioni e soprattutto elettorato libero e sfiduciato che oggi o hanno perso la bussola o preferiscono non guardarla. Sarà un’impresa difficile, che al momento si presenta decisamente al di sopra delle possibilità del piccolo Partito Socialista; ma, al di là di tutto, sarà un’impresa a cui esso non potrà sottrarsi.
Ma, indipendentemente da tutto, ci sarà una grande soddisfazione per tutti i socialisti: vedere il fallimento di questi due colossi dai piedi d’argilla, che con arroganza spacciavano il loro populismo per vero riformismo. E questa è una gratificazione che vale tutte le fatiche a cui i socialisti saranno chiamati nelle stagioni venture.

Filippo Bovo.

Pubblicato in : Primo piano

Info Filippo Bovo

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti