
Tra salari fermi, servizi pubblici in rovina e disuguaglianze crescenti, il Paese sembra aver perso il senso della misura e della realtà. Mentre la politica si divide su questioni ideologiche, la vita quotidiana degli italiani scivola in un equilibrio sempre più precario. E la vera emergenza resta senza risposta. I costi della vita sono raddoppiati, in particolare quelli dei beni di prima necessità. La situazione delle strade italiane è a dir poco vergognosa, i treni accumulano ritardi e disservizi, gli stipendi restano fermi e il lavoro è diventato una scommessa. Crescono le difficoltà di chi fatica a vivere, mentre una piccola parte del Paese continua a spendere come se nulla fosse, disposta a pagare mille euro per una boccetta di profumo per il cagnolino. Intanto la miseria è l’unica realtà che aumenta con costanza. La politica discute, o meglio si azzuffa, su temi di principio come la giustizia o l’educazione sessuale a scuola, ma tace sulla metà degli edifici scolastici che ancora hanno il tetto in eternit. Si parla di crisi internazionali, di Trump e dei suoi scandali, ma poco o nulla dei milioni di italiani che fanno fatica ad arrivare a fine mese. Gli schieramenti si affrontano in Parlamento e fuori come due eserciti del bene, convinti di dover moralizzare l’anima del Paese, dimenticando però di riempire lo stomaco di chi ha fame. E mentre la retorica cresce, i numeri raccontano sproporzioni sempre più indecenti: agli otto giocatori delle ATP Finals di Torino offriamo 15 milioni di euro per poche ore di gioco, mentre in Parlamento si discute se valga la pena spendere 90 milioni per aumentare gli stipendi di medici e infermieri e trattenere chi ancora resiste negli ospedali pubblici. C’è poi la questione delle armi, fornite all’Ucraina a caro prezzo senza sapere sempre dove finiscano. Tutto questo ci dice che abbiamo smarrito il senso della proporzione e della realtà. La cosa più spaventosa è che nessuno sembri avere gli strumenti o la competenza per arginare la frana. La colpa, come sempre, è di qualcun altro. Ma i conti non tornano, e quando i conti non tornano non basta rivedere l’aritmetica: serve capire se il problema è di comprensione o di struttura. Si possono studiare strategie, dividere i problemi in parti più piccole, cercare soluzioni concrete. Tuttavia, se la difficoltà persiste, forse non è solo un errore di calcolo: è un disturbo politico specifico, che condiziona la capacità di affrontare la realtà e ci costringe a constatare, amleticamente, che sì, ancora una volta, i conti non tornano.
Angelo Santoro

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