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Israele entra in una nuova fase di difesa

Israele è entrato in una nuova fase, quella della difesa strenua che deve seguire la guerra iniziata il 7 ottobre. I suoi due fronti immediati sono gli Hezbollah e Hamas le due maggiori organizzazioni terroriste, proxy iraniani diversi, uno sciita e l’altro sunnita, che del Libano e di Gaza hanno fatto le loro fortezze. Se sarà firmato un cessate il fuoco, anche il Libano sarà di nuovo coinvolto, il rischio per Israele e che l’accordo diventi una forma di protezione per Hezbollah. Per segnalare di non essere disposto a questo, ieri per la prima volta da tre settimane, quando la tregua era stata rinnovata nonostante i ripetuti attacchi della milizia sciita che aveva ucciso 12 soldati, distrutto case e costretto allo sgombero centinaia di migliaia di israeliani, Israele ha attaccato Shuwayfat, un quartiere vicino al sud di Beirut. Lo scopo specifico, Ali al Husni, il capo della forza missilistica della Divisione Imam Hossein, di cui non si conosce la sorte.

di Fiamma Nirenstein | 30 Maggio 2026

Israele è entrato in una nuova fase, quella della difesa strenua che deve seguire la guerra iniziata il 7 ottobre. I suoi due fronti immediati sono gli Hezbollah e Hamas le due maggiori organizzazioni terroriste, proxy iraniani diversi, uno sciita e l’altro sunnita, che del Libano e di Gaza hanno fatto le loro fortezze. Se sarà firmato un cessate il fuoco, anche il Libano sarà di nuovo coinvolto, il rischio per Israele e che l’accordo diventi una forma di protezione per Hezbollah. Per segnalare di non essere disposto a questo, ieri per la prima volta da tre settimane, quando la tregua era stata rinnovata nonostante i ripetuti attacchi della milizia sciita che aveva ucciso 12 soldati, distrutto case e costretto allo sgombero centinaia di migliaia di israeliani, Israele ha attaccato Shuwayfat, un quartiere vicino al sud di Beirut. Lo scopo specifico, Ali al Husni, il capo della forza missilistica della Divisione Imam Hossein, di cui non si conosce la sorte. Tornare a Beirut segnala che non è evidente che il governo del presidente Aoun, trovi, nonostante il desiderio di Trump, la forza di disarmare la milizia che pure non può soffrire. Ieri segnalando l’urgenza di vedere finalmente Hamas disarmato come da accordi, Netanyahu ha detto che 60 per cento del terreno di Gaza su cui presidia l’esercito israeliano, passerà al 78 per cento… Hamas non è un capitolo chiuso finché dominerà Gaza come base di continua guerra terrorista. Due giorni fa era stato eliminato il nuovo capo militare Mohammed Ouda, uno degli “architetti” del 7 ottobre. Hamas rifiuta al governo chiunque non sia sotto il suo controllo, ripete ogni giorno la determinazione a distruggere Israele: dove l’IDF si ritira Hamas torna a dominare, a prendere possesso di edifici e beni, a accumulare armi, a usare le gallerie di cui solo martedì sono stati distrutti 11 chilometri.

Israele dunque pensa al futuro mentre, da alcuni giorni, e in particolare nella giornata di ieri Trump annuncia un qualche accordo, soprattutto come una sconfitta non dichiarata del nemico, e Israele si aggiusta per il futuro: la questione di Hormuz la riguarda relativamente, ma dal sostegno e dalla presenza può derivare un nuovo rapporto con i Paesi circostanti. Trump ha annunciato che sulle ceneri della guerra si allargheranno gli accordi di Abramo, specie integrando nel giuoco l’Arabia Saudita. Israele guarda a questo futuro, e anche per questo la sua alleanza con Trump è vitale più che mai. Altri temi fondamentali sono la cancellazione della possibilità per l’Iran di costruire la bomba atomica, e quindi di portare l’uranio arricchito fuori dalle mani dell’IRGC. Trump l’ha ripetuto più volte. Sul Libano si svolgono colloqui difficili fra l’ambasciatore Yehiel Leiter e la rappresentante libanese a New York; vedremo come Trump stavolta costringerà Aoun alla famosa telefonata con Netanyahu, sempre rimandata. Israele certo si interroga anche sulla sorte delle riserve di missili balistici dell’Iran di cui non si è più parlato. Sullo sfondo montagne di denaro in movimento verso le tasche degli ayatollah, se le cose andranno in porto. Ed è un problema: nei pensieri più veri di Israele, la ben basata convinzione che nessun accordo placherà mai la fame di potere omicida dell’Iran.

Fiamma Nirenstein

https://www.fiammanirenstein.com/articoli/israele-entra-in-una-nuova-fase-di-difesa-6645.htm

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Fiamma Nirenstein

Fiamma Nirenstein ha vissuto per anni a Gerusalemme, dove è stata inviata prima per “La Stampa” e poi per “il Giornale” su cui continua a scrivere. Oggi è deputata al Parlamento italiano e vicepresidente della Commissione Esteri della Camera. Presso Rizzoli ha pubblicato L’abbandono, Islam: la guerra e la speranza.

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