
“È anche un molle che nasconde la sua mollezza dietro un atteggiamento da maschio deciso e, inutile dirlo, è un esibizionista terribile: un vanesio che sguazza nel narcisismo. Sto parlando di Donald Trump”. C’è anche la Siria, oltre a Sudan e Somalia, tra le nazioni che Usa e Israele stanno prendendo in considerazione come destinazione per i residenti di Gaza, qualora venissero sfollati dal loro territorio. Lo riferiscono a Cbs (una delle tre più importanti reti radiofoniche e televisive statunitensi, insieme alla ABC e alla NBC) fonti ben informate. Venerdì scorso l’Associated Press aveva riferito che Washington e Tel Aviv avevano contattato le autorità sudanesi e somale per chiedere loro disponibilità ad accogliere la popolazione della Striscia. Lo sfollamento dell’intero territorio palestinese è una delle opzioni che la Casa Bianca sta valutando nell’ambito del più ampio piano per porre fine alla guerra tra Israele e Hamas. Secondo la Cbs, le nuove autorità siriane sarebbero state contattate tramite mediatori di un Paese terzo. Sia Damasco che Mogadiscio, tramite fonti, hanno smentito simili contatti mentre dalle autorità del Sudan, impegnati da due anni in una guerra civile contro i paramilitari, non è giunto alcun commento. “È un’occasione per me per ringraziare ancora una volta il ruolo delle vostre forze armate, che hanno fornito alcuni elicotteri per trasportare rifornimenti a Gaza insieme ai nostri, diverse settimane fa, e che continuano a guardare alle sfide umanitarie che la popolazione di Gaza e della Cisgiordania deve affrontare”. Lo ha detto Abdullah II, Re di Giordania, incontrando al Quirinale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Quindi, ancora una volta, volevo cogliere questa opportunità per ringraziare calorosamente il vostro governo e le vostre forze armate per aver lavorato insieme in un ruolo così umanitario”, ha aggiunto. “La sua presenza in questo momento di particolare difficoltà è molto importante”, ha sottolineato il Capo dello Stato rivolgendosi al sovrano hashemita, (dinastia) “è molto importante mantenere uno stretto coordinamento con la Giordania perché il suo paese sta svolgendo una esemplare opera di raccordo, mediazione e collegamento nella regione” mediorientale; “noi sosteniamo e siamo vicini all’azione della Giordania”. L’esercito israeliano fa sapere di aver lanciato un attacco con droni contro tre terroristi individuati mentre cercavano di piazzare una bomba vicino alle truppe nella Striscia di Gaza centrale. I media palestinesi riferiscono che nell’attacco, nella zona di Bureij, sono morte tre persone. L’ Idf afferma di aver condotto un altro attacco contro un gruppo di terroristi che stava cercando di minare un terreno vicino alle truppe a Rafah, nel sud di Gaza. Nuovi raid aerei americani hanno colpito oggi la città portuale di Hodeidah sul Mar Rosso e il governatorato di Al Jawf a nord della capitale dello Yemen Sanàa. Lo riferisce l’emittente televisiva degli Houthi Al Masirah. Gli attacchi odierni seguono quelli lanciati sabato dai militari americani in risposta alla minaccia degli Houthi di colpire le navi dirette in Israele dopo lo stop agli aiuti umanitari alla popolazione della Striscia di Gaza. Almeno 53 persone sono state uccise nella prima ondata di attacchi americani, ha detto ieri Anees Alsbahi, portavoce del ministero della Salute gestito dagli Houthi. Tra le vittime ci sono cinque bambini e due donne e 98 sono rimasti feriti, ha aggiunto Alsbahi su X. È salito a 53 il bilancio delle vittime di una serie di bombardamenti aerei che gli Stati Uniti stanno conducendo contro lo Yemen a partire da sabato scorso. Tra le vittime, come riferiscono le autorità del Paese arabo, ci sono anche cinque bambini. I raid sono iniziati contro la città costiera di Hodeidah e altre località limitrofe, e stanno interessando anche le città di Saada e la capitale Sanàa. Come riferisce l’emittente Al Jazeera, nell’offensiva sono stati coinvolti anche diversi edifici e infrastrutture civili, tra cui un ospedale oncologico. La Casa Bianca, che accusa Ansarallah (un’organizzazione armata dello Yemen che si è definita Partigiani di Dio) di voler destabilizzare il Medio oriente per conto dell’Iran, ha motivato l’aggressione proprio per porre fine agli attacchi che i droni yementi conducono alle navi commerciali nel Mar Rosso, e che l’operazione continuerà fintanto che l’autorità yemenita non ne annuncerà pubblicamente l’interruzione. “Si tratta di un palese atto di aggressione” si legge in una nota in cui si riportano raid anche contro aree civili nella capitale, Sanaa, che hanno provocato vittime. L’ufficio ha sottolineato che tali atti “equivalgono a crimini di guerra”, che tuttavia non basteranno a fermare le operazioni nel Mar Rosso: “Continueranno, finché Israele non porrà fine all’assedio su Gaza”, perché, come spiega il gruppo, la protezione della popolazione palestinese “rientra tra i nostri doveri morali e umanitari”. Può sembrare un paradosso, e forse lo è.
Giuseppe Basilico

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