
In un momento di altissima tensione per gli equilibri del Medio Oriente, il Pakistan riafferma il proprio ruolo di mediatore chiave. Il Ministro degli Affari Esteri pakistano, Ishaq Dar, ha recentemente espresso il forte auspicio che i nuovi round di negoziati ospitati a Islamabad possano tradursi in “colloqui costruttivi”. La dichiarazione arriva mentre la capitale pakistana accoglie delegazioni di alto livello per affrontare una delle crisi più profonde degli ultimi anni.
Il fulcro dell’attività diplomatica attuale riguarda lo storico tentativo di mediazione tra gli Stati Uniti e l’Iran. Islamabad è stata scelta come sede neutrale per facilitare un dialogo diretto — o quantomeno una de-escalation strutturata — dopo mesi di ostilità che hanno coinvolto il transito marittimo nello Stretto di Hormuz e la stabilità del Libano.
L’arrivo a Islamabad del ministro degli Esteri iraniano, Araghchi, e del presidente del parlamento, Ghalibaf, segna un passo concreto verso la ricerca di un cessate il fuoco duraturo. Dar ha sottolineato come la “saggezza e la comprensione” dimostrate finora dalle parti siano segnali incoraggianti, nonostante le enormi difficoltà strutturali del negoziato.
L’impegno pakistano non si limita al dossier iraniano. Negli ultimi giorni, Ishaq Dar ha intensificato i contatti con numerosi partner internazionali.
Consultazioni costanti per una strategia regionale comune volta a contenere l’allargamento del conflitto.
Il supporto di Pechino è fondamentale per la tenuta del processo di pace, con consultazioni bilaterali che hanno preceduto l’avvio dei colloqui di Islamabad.
Dialoghi telefonici per garantire il supporto delle potenze europee alla stabilità regionale.
Il percorso è però tutt’altro che privo di ostacoli. Se da un lato il Pakistan celebra il proprio impegno nel promuovere il dialogo, dall’altro deve gestire le smentite di Teheran su presunte mediazioni non ufficiali e le crescenti minacce esterne che rischiano di far deragliare i progressi raggiunti.
Tuttavia, l’auspicio di “colloqui costruttivi” non è solo un atto formale, ma rappresenta la strategia di sopravvivenza geopolitica di un Paese che vede nella pace regionale l’unica via per la propria sicurezza nazionale e prosperità economica. Islamabad attende ora che la diplomazia del tavolo sostituisca definitivamente quella delle armi.
Giuseppe Basilico

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