• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Io non ho paura di Riina

L’abisso incolmabile che ci divide dai mafiosi e l’unico metro che ci permette di misurarlo: dargli la libertà di parlare, scrivere libri, raccontarsi. Per ricordarci chi siamo noi. E chi sono loro.

di Sandra Figliuolo | 10 Aprile 2016

Non ho paura di Riina, né della sua stirpe né dei suoi simili. Sentirli parlare, guardarli in faccia mentre tentano di ragionare mi dà anzi soddisfazione: misuro con più precisione gli abissi che ci dividono. Non mi spaventa che scrivano libri, inventino alibi o raccontino la loro intimità per darsi una parvenza umana. La Ninetta Bagarella intervistata nel 1971 da Mario Francese era una donna innamorata, sicura della sua scelta, che confidava al cronista anche aspetti dolorosi, sognando “un matrimonio alla luce del sole”. Sono punti di vista, sfaccettature, che permettono di cogliere non solo quanto ci sia di insanabilmente diverso tra noi, ma anche tutto ciò che invece c’è di simile, che ci piaccia o no.

Non mi aspettavo nulla da Riina jr seduto nel salotto di Vespa. Né prese di distanza, né dissociazioni, né rivelazioni sui misteri che ancora infestano questo Paese, né, al contrario, un elogio a Cosa nostra. Così come nessuno si aspettava dai mostri processati a Norimberga – uomini anche loro – che parlassero di Olocausto: raccontavano alla sbarra la “banalità del male”, si giustificavano col punto di vista dell’imputato, mica dei milioni di vittime.

No, non ho paura dei Riina e dei loro simili perché so esattamente come inquadrarli. Parlino liberamente, vadano in tv, lavorino, viaggino, leggano, ascoltino buona musica, facciano l’amore: nulla può cancellare la Storia, il sangue, le stragi, le minacce, la violenza, i cadaveri sciolti nell’acido.

Io ho il terrore invece di quelli che vorrebbero decidere al mio posto cosa dovrei leggere, sentire, guardare, scrivere e impormi sulla scorta di una presunta superiorità morale – e quanto è facile fare i duri e puri quando dall’altra parte c’è il figlio condannato per mafia di un boss stragista e pluriergastolano – cosa è giusto e cosa no. Gente che ipotizza di censurare un programma televisivo perché l’ospite è discutibile, senza capire che la libertà anche di non vedere un programma che va in onda è il bene supremo e, non a caso, ai mafiosi, agli assassini, ai delinquenti si toglie proprio quella, la libertà. Ed è sempre la libertà che i mafiosi e i corrotti tolgono agli ambienti in cui pullulano.

Io ho paura del paradosso per antonomasia, cioè quello del sindacato dei giornalisti che scende in campo contro Vespa e che dunque avrebbe preferito – forse in nome della libertà di stampa – la censura. Ho paura dell’antimafia di maniera, quella ben vestita e col rossetto, che scambia le mazzette per vassoi di dolci, che siede ai vertici di importanti organismi, che evoca il “fresco profumo di libertà” e che poi l’altro giorno chiedeva l’istituzione del reato di apologia della mafia, o che ci spiegava “come si fanno le domande antimafia” o che parla addirittura di “negazionismo”. Temo chi sostiene che “il servizio pubblico non può fare certe cose”, come se l’informazione non fosse sempre un bene pubblico indipendentemente da chi mette il capitale. Mi preoccupa chi afferma che “Vespa non è mica Biagi o Francese” perché forse non si è accorto che Vespa sta in quel salotto da anni e ha sempre fatto il suo mestiere in questo modo.

Mi fa paura chi parla di “utilità” dello show dell’altra sera. L’utile si valuta nelle questioni economiche, nella vita conta invece ben poco e nel giornalismo è un concetto veramente sconfinato: Riina jr certi punti non ha voluto toccarli, ha persino detto che non sa cosa sia la mafia e sono risposte, spunti, anche questi. Infine ho paura degli anatemi e di chi appende cartelli per dire che “qui non si vende il libro di Riina”, ma poi ha quelli di Cuffaro, perché tutto questo poggia sul più terribile dei presupposti: che la gente sia stupida, non capisca e abbia bisogno di qualcuno che decida al suo posto cosa pensare e comprare.

Ci vuole una mente molto libera per afferrare certe cose, che scarti pregiudizi e strade comode, sforzandosi di portare sempre alle estreme conseguenze ogni ragionamento: oggi censuriamo Riina perché sgradito e domani il collegio dei saggi censurerà noi; oggi appendiamo cartelli contro un libro e domani ci ritroveremo con una stella sul petto. Il giornalismo – ne esiste uno solo, quello fatto correttamente – può avere un solo limite ed è la deontologia professionale. Temete chi vi dice il contrario, vi vuole solo meno liberi, meno informati, meno capaci di capire. Vi vuole schiavi, proprio come la mafia.

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, bruno vespa, censura, figlio, Porta a Porta, punti di vista, punto di vista, servizio pubblico, Totò Riina

Info Sandra Figliuolo

Interazioni del lettore

Commenti

  1. PippoSanese

    11 Aprile 2016 alle 04:57

    Concordo pienamente con il contenuto dell’articolo. Conosco pochissimi Vespa .Credo di averlo veduto due o tre volte . Una fisicamente in albergo e poi,al ritorno in aereo durante un viaggio in India( viaggiavamo ovviamente in classi diverse lui in lusso ed in in quella più economica ) mi rimane anche piuttosto antipatico ma nel caso odierno sono totalmente solidale con lui. Trovo stupide e pretestuose le accuse e critiche che gli vengono mosse. Ma purtroppo in questa italietta dove vegetiamo la ‘prevalenza del cretino’ continua a dettare legge. Fruttero e Lucentini dovrebbero riscrivere il loro libretto in più tomi. L’intervista del reinotto non l’ho vista e non mi interessano trasmissioni cardinalizie ,per non dire pretesche,come quelle del suddetto Bruno Vespa.
    Per quanto riguarda la Bindi dobbiamo ringraziarla perché ci induce alla castità con la sua sola visione. Per la Boschi invece ci stupisce che a suo tempo non la abbia scoperta il buon Silvio. Nonostante tutto sarebbe stata meglio, anche politicamente di Verdini. Al peggio non c’è mai fine. Andiamo avanti e domenica andiamo a votare !

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti