Alla luce della recentissima sentenza della Corte di Cassazione che ha derubricato il “vaffanculo” a semplice locuzione, vorrei approfittare per dedicare la suddetta esortazione ad una serie di soggetti, singoli e collettivi, ai quali da tempo, nel mio intimo essa era già stata più volte indirizzata.
Comincerei con l’amministrazione comunale di Firenze in generale e con il vice sindaco in particolare (ebbene sì, questa volta il sindaco lo lascio da parte, tanto è lui stesso ad averci più volte fatto capire che della città ne ha piene le tasche), per il sadico accanimento con cui si diletta a imporci i cantieri più demenziali di tramvie, busvie e quant’altro, con lo scatenamento congiunto di frotte di “ausiliari del traffico” che si aggirano famelici nelle loro nuove divise mutuate direttamente da quelle dei Vopos della Ddr.
Proseguo con gli illustrissimi rappresentanti delle categorie economiche, locali e nazionali, senior e junior, che ormai da lustri giocano a fare gli ingegneri costituzionali mentre ”concertano” con governo e sindacati il sacco delle finanze pubbliche.
Dedica speciale al ministro dell’economia, al suo vice e a tutti coloro che ci hanno frantumato le gonadi con il “tesoretto” che un giorno c’è e il successivo è sparito, con la riforma delle pensioni da “vorrei ma non posso”, con gli scaloni, gli scalini e le scalette, sempre con il cipiglio di quelli profondamente compresi del proprio ruolo.
Un’altra al titolare dei trasporti, e ai sindacati dell’Alitalia: la figura di guano alla quale hanno costretto il Paese sarebbe degna di pesanti pene corporali.
Infine, ma questa volta con un’implicazione sinceramente affettuosa, rivolgo l’invito a tutti gli amici laici, liberali, socialisti, liberalsocialisti, repubblicani, socialdemocratici, che continuano ad organizzare convegni, congressi e assemblee, tutti di riunificazione e tutti, puntualmente, che finiscono con la fondazione di un nuovo movimento. Ormai ho perso il conto.
Pio Borri
P.S. – Spero che quanto sopra venga preso con spirito leggero, in caso contrario, per chi si sentisse offeso, l’invito sdoganato dalla Cassazione deve considerarsi reiterato

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