“Invecchiare bene. La prevenzione della disabilità nell’anziano fragile: sperimentazione di un modello in due Società della Salute”
Questo il tema di un convegno, uno dei tanti, insieme alle tavole rotonde, che si svolgono sul nostro territorio.
Ah dimenticavo le giornate di studio, in cui si disquisisce di prevenzione in una società complessa, delle modalità di accesso ai servizi per anziani non autosufficienti e, naturalmente, le possibili soluzioni, attualità e prospettive nonchè di proposte di progetti sperimentali.
Poi, ci si scontra con la realtà.
Prima di capire a chi ci si deve rivolgere passano i mesi, perchè le competenze si scontrano come le automobiline a cozzo.
Si accompagna faticosamente l’anziano fragile alla visita fiscale che spesso sembra, per la severità di alcuni medici arcigni, che dimenticano l’aspetto medico sanitario per privilegiare, appunto, quello fiscale, una inquisizione in cui devi dimostrare che l’anziano che si trascina a mala pena sulle gambe, non può camminare senza un aiuto.
L’umiliazione che prova l’anziano e i familiari che lo accompagnano è indescrivibile.
Ma questo è solo un esempio, e se ripenso a quello che ho passato con mia madre mi viene la nausea. Il tutto per avere non la pensione di invalidità o di handicap che sono due percorsi diversi , ehh, ma solo un aiuto settimanale, qualche ora per dare il cambio alla badante salariata profumatamente dalla famiglia.
E capire dove inizia l’aspetto sanitario e dove finisce per entrare nei meandri allucinanti del sociale, è quasi impossibile.
Bene, la mia mamma, allettata da oltre due anni, ha ricevuto la comunicazione di un aiuto o addirittura il posto in una casa di riposo gestita dal comune ( di Firenze), a pagamento naturalmente, il giorno dopo….
Il problema è pesante, talvolta angosciante, e dato che in città la presenza di anziani o grandi vecchi è altissima, si parla di una percentuale di oltre un terzo della popolazione residente, va affrontato nella maniera giusta e anche onesta. La confusione creata dalla società della salute è allarmante. La volontà di accorpare l’aspetto sanitario a quello sociale è stato ed è assolutamente deleterio con conflitti di competenze inenarrabili. Provare per credere. Eppure sulla carta i servizi sono previsti.
Mi chiedo qual’è il criterio di scelta e la gestione delle liste d’attesa.
- Teleassistenza (per le agevolazioni in base alla situazione economica dell’utente);
- Gestione dei contributi per assistenti familiari e di sostegno alle cure familiari;
- Coordinamento del servizio Pasti a Domicilio;
- Sorveglianza Attiva e servizi per l’Aiuto Estate Anziani;
- Gestione servizi di supporto per vacanze disabili;
- Sportello d’informazione telefonica sui servizi sociali e sociosanitari in favore degli
anziani fragili o non autosufficienti e delle persone con disabilità e sulla tematica della tutela
giuridica delle persone capaci, con particolare riferimento all’istituto dell’Amministrazione di
sostegno
E anche di questo mi vorrei occupare se sarò eletta, delle ricadute che la società della salute, regionale, ha nel nostro territorio comunale. Intanto sto organizzando, nelle prossime due settimane, visite alle case di riposo, alla raccolta di dati attuali sul tema, per rendermi conto de visu, delle difficoltà reali lontane mille miglia dalle giornate di studio convegni tavole rotonde.
Carla Ceretelli
10 maggio 2014
P.S: Ma non sono stata eletta in Consiglio Comunale…

Il problema è determinato anche dalla grande quantità di anziani soli ma in gran parte autosufficienti che si aggravano lentamente ed a volte sono vittime di incidenti domestici perfettamente gestibili con le tecnologie moderne. Peccato che la grande industria e la sanità non prestino gran che orecchio alle novità ed ai brevetti che nascono di tanto in tanto e che potrebbero rappresentare una “terza via” dell’assistenza, affiancando il ricovero in Residenza Sanitaria Assistita e l’assistenza con badante a casa propria.