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Intervista sulla malagiustizia a Napoli

di Gino Di Maro | 15 Dicembre 2014

Dopo un articolo di Pensalibero la procura napoletana ha ascoltato Luigi Iovino su una colossale speculazione edilizia da lui denunciata.

La vicenda giudiziaria dei coniugi Leone/Iovino di Napoli e relativa ad una colossale speculazione edilizia rimasta impunita è stata ospitata su Pensalibero nel mese di ottobre scorso. Subito dopo c’è stata una interessante novità perché un P.M. ha sentito come persona informata dei fatti il sig. Iovino ed ha acquisito la documentazione cui lo stesso da anni faceva riferimento.

Pubblichiamo un’intervista al Sig. Luigi Iovino di Gino Di Maro.

 

Quali sono state le vicende nelle quali più Vi siete sentiti abbandonati dallo Stato e dall’Organizzazione della Giustizia?

Certamente la vicenda che più ha segnato la nostra vita è stata la incredibile sentenza del Tribunale civile (poi confermata dalla Corte d’Appello!!!) che, dopo aver fatto fare ben due CTU, e, nonostante dichiarazioni contrastanti della controparte, per non parlare della presenza nel fascicolo processuale di documenti di provenienza certa  che escludevano la regolare presentazione di una istanza di condono, afferma che la società venditrice “aveva chiesto al Comune la certificazione di abitabilità”. Ho denunciato e denuncio ancora che quell’adempimento non era possibile ottenerlo nello stato di fatto e di diritto nel quale si trovava la istanza di condono. Il fatto è stato esplicitato pure dal C.T.U. ma è stato posto a fondamento del giudicato. Ed è qui la gravità perché ci siamo trovati cioè di fronte a una sentenza che era incontrastabilmente contraddetta dagli stessi atti in causa e dalle leggi che regolano la materia.

In sostanza quali vicende Vi sentite di evidenziare come Malagiustizia cioè frutto non di disattenzione di un Magistrato (per i quali è possibile con un avvocato attento la correzione con l’appello, il ricorso per Cassazione ed altro) ma dove avete riscontrato che vi è stato accanimento contro di Voi con provvedimenti che sono stati dati (o sono stati omessi) in disprezzo del Diritto?

La nostra vicenda, purtroppo è stata costellata da decisioni incredibili, nella situazione in cui erano (e sono) i procedimenti.

Nella causa di appello, che seguì la sentenza sfavorevole di primo grado, i Giudici non si accorsero di una palese frode processuale intentata dalla nostra controparte, addirittura con attività in contrasto con la decisione del Giudice di 1° grado.

In pratica, nonostante che la sentenza del giudice di 1° grado dichiarava avvenuto un adempimento conclusivo dell’iter amministrativo di condono (in effetti mai avvenuto), la nostra controparte imbastì una frode nella frode inscenando, ad uso e consumo dei Giudici di Appello,una integrazione del condono su cui ragione vuole che i Giudici avrebbero dovuto sobbalzare dagli scranni…

Invece niente…, sbagliarono completamente la sentenza di Appello, la quale risulta decisa in favore della nostra controparte e contro i più evidenti riscontri del Diritto…

Sul punto gli operatori del diritto che ad oggi hanno letto la sentenza di Cassazione si sono trovati concordi nel definire che le sentenze civili, in primo e secondo grado, sono uno schiaffo alla magistratura napoletana.

Altra vicenda che ci ha fatto rimanere molto perplessi è stato ascoltare, durante l’udienza finale in Cassazione, il Procuratore Generale dello Stato pronunciarsi contro l’accoglimento delle nostre sacrosante ragioni, neanche fosse stato l’avvocato di controparte… Ma per fortuna i Giudici di Cassazione hanno deciso diversamente, dandoci ragione, leggi alla mano.

Dopo, dal 2011, abbiamo riassunto il giudizio in Corte di Appello e proposto altro al Tribunale di Napoli, ma ancora una volta siamo stati costretti a denunciare attività illecite della nostra controparte e dei loro legali.

La nostra vicenda purtroppo sta viaggiando, dal 2004, anche sul binario penale, ma anche su quel percorso abbiamo incontrato ostacoli nei P.M. che hanno avuto in cure i procedimenti, lasciando i responsabili impuniti, ma, neanche indagati,  per truffe immobiliari, frodi processuali ed estorsione…

Perché secondo Voi ci sono stati questi ritardi?

Conosco oramai in ogni aspetto le attività illecite poste in opera dalla società di costruzione che agì come copertura di una più ampia organizzazione, da me definita criminale, definibile in termini di uso comune come “poteri forti”, cui fanno riferimento centinaia di soggetti tra professionisti e dipendenti pubblici anche del settore giustizia, inseriti ai più alti livelli nelle istituzioni, che non esitano ad agire con modalità che definire solo massoniche è un eufemismo.

Posso dire con cognizione di causa che gli impedimenti e i ritardi ancora in corso per l’affermazione della Giustizia e del diritto nel mio caso siano il risultato di una attività di una molteplicità di soggetti, tali da formare un vero e proprio ANTISTATO, capace di inibire le normali risposte immunitarie che uno Stato Democratico ha il dovere di attivare quando un cittadino, come nel mio caso, denuncia gravi reato contro lo Stato e contro centinaia di famiglie oltre la mia.

Quante storie di malagiustizia esistono secondo Voi a Napoli a copertura di reati edilizi?

Non ho una idea sul numero, posso dire che molte famiglie oramai si rivolgono a me per chiedermi consigli, per lamentare inganni e truffe da parte di avvocati e magistrati. Tantissimi mi chiamano perché i nomi e cognomi che faccio compaiono anche nelle loro vicende, a conferma dello spessore criminale di questi soggetti.

Di certo siamo nell’ordine di migliaia di casi, alcuni con vere e proprie spoliazioni di diritti e patrimoni e con gente sul lastrico e famiglie rovinate, che (se non l’ha già fatto) minaccia il suicidio.

Ora, dopo che la Procura di Napoli ha voluto sentirVi e acquisire tutta la documentazione che Voi invano da anni indicavate, ritenete che la Procura arriverà fino in fondo?

Dipende se quella struttura che ho definito “ANTISTATO” lascerà lavorare l’attuale Sostituto senza esercitargli pressioni o porgli impedimenti.

Una volta un predecessore (che aveva imputato una testa di legno da me denunciata solo per il minore dei reati tra quelli che avevo denunciato) mi disse di accontentarmi “perché non mi hanno consentito di fare di più…”. Altre volte è inusualmente capitato che dei G.I.P. che avevano ordinato nuovo corso alle indagini, a seguito di mia opposizione all’archiviazione, documentate e circostanziate, ma lasciate registrate ai modelli previsti per le denunce “CONTRO IGNOTI”, sono stati in qualche modo esonerati dall’incarico e i G.I.P. che successivamente hanno avuto in cura i procedimenti hanno consentito le archiviazioni senza battere ciglio…

Dove vuole arrivare con queste azioni Giudiziarie?

Chiedere Giustizia è troppo?

Lei come Enzo Tortoracrede nell’organizzazione della Giustiziao ne denuncia l’inaffidabilitàdopo anni ed anni di attese vane?

 

Accostare il mio nome a quello di Enzo Tortora, bandiera per tutti noi combattenti contro i NOMI e COGNOMI della malagiustizia, e di coraggio civile, di esempio di compostezza e di dignità, mi inorgoglisce.

Approfitto per fare mio l’appello che ripete sempre la Senatrice Francesca Scoppelliti, sua compagna di vita, che saluto: i magistrati che lo hanno prima incarcerato e poi costretto ad ulteriori giudizi per vedere restaurata la sua immagine pubblica non hanno pagato per i loro errori e non hanno mai chiesto scusa…, tranne uno, che si è però deciso solo a carriera ultimata… troppo tardi.

Io credo nel diritto, nell’organizzazione della Giustizia e nelle leggi, che, come tutte le cose umane, possono essere migliorate.

Credo molto meno negli uomini che la rappresentano, che dopo aver giurato fedeltà alla Costituzione e alla legge, corrono a far parte di fratellanze e colleganze, correnti e correntucole, cerchie, confraternite, logge e conventicole, i cui lacci e lacciuoli, obbligandoli a non agire come per legge contro altri iscritti, li mettono in conflitto di interesse con gli uffici cui sono deputati a presiedere!

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