L’intervista di Salvini al Washington Post segna un salto di qualità, con l’adesione ufficiale, dopo le visite romane di Steve Bannon, all’internazionale populista, cioè il coordinamento operativo tra l’amministrazione Trump e alcune destre europee (Salvini, Orban, Boris Johnson…) e israeliane (Nethanyahu). Sponde a Sud e ad Est, i regimi saudita ed egiziano, e Putin, concedendogli graziosamente la Crimea e il controllo in Siria, con tanti saluti ai curdi. L’agenda è il controllo autoritario sulle libertà individuali e l’economia, la pretesa di basare il consenso su una “maggioranza morale” di etnia e cultura, l’isterìa organizzata contro i capri espiatori esterni: migranti, messicani, arabi (quando non disciplinati da un’utile tirannide) ed interni: gli intellettuali, le Ong e i diritti umani universali, il “cosmopolitismo”; persino il Papa, che rivendica il suo cattolicesimo (cioè, il suo universalismo) e non si presta a far da cappellano militare. L’Europa unita è, non per caso, il primo bersaglio: ma sono sgraditi anche la democrazia nel Mediterraneo, il libero commercio mondiale, ovviamente la socialdemocrazia e l’ambientalismo, e persino alle destre popolari e liberali europee (Merkel, May) è stato intimato di arrendersi. Sarà quindi il caso di capire che la partita in corso è gigantesca: riguarda la natura dell’Occidente (se ancora esiste un concetto del genere), l’Europa e il futuro delle prossime generazioni. Purtroppo, per vicende sfortunate e molti errori, se oggi l’Internazionale socialista è l’ombra di sé stessa, anche la stessa Unione Europea è minacciata e indebolita dall’interno, e così i partiti europei popolare, liberale, verde e socialista. Eppure, il nuovo populismo si configura senza dubbio come un disegno delle classi dominanti, attorno a precisi interessi protezionistici, finanziari, petroliferi, incartato nel solito nazionalismo truffatore e nell’inganno demagogico a spese dei più poveri e dei meno istruiti, e conferma quindi le più classiche analisi socialiste sulla natura del capitalismo e della sua frizione fisiologica con la democrazia. E comunque, la partita è aperta: nel vasto mondo, ognuno con la sua agenda e la sua specificità, c’è la Chiesa cattolica; la Cina, con il suo progetto di sviluppo attraverso l’apertura al mondo; le forze democratiche arabe e anche alcune guide religiose illuminate, spesso sciite; la sinistra democratica e socialista Usa che difende oggi i veri valori americani, e l’ebraismo che non sia disposto a farsi sequestrare il sionismo democratico da coloni e fanatici religiosi e che riconosce nella corrente arabofobìa il vecchio volto dell’antisemitismo. E poi ci siamo noi, i laici e democratici europei. Aux armes, citoyens.
Luca Cefisi

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