Qualsiasi giornalista con i capelli grigi o sfoltiti dall’ avanzare dell’età, rammenta che ai tempi belli un cronista era considerato tanto più bravo quanto più sfacciato fosse nell’unire le proprie lacrime a quelle dei familiari delle vittime di eventi luttuosi e, così mimetizzato, riuscrisse a carpire qualche foto di colui o colei che fosse motivo di tanto dolore.
Le foto facevano vendere copie e lo stesso succede oggi con i particolari, tanto più se pruriginosi, resi noti tramite le intercettazioni.
A proposito delle quali confesso di non capire il clima da guerra civile che si è scatenato a proposito del disegno di legge attualmente in discussione al Senato che pone limiti alla disposizione, all’uso ed alla pubblicazione delle medesime.
Che sia indecente e barbaro l’uso che fino ad oggi se ne è fatto in Italia è fuori di dubbio. Quando è toccato a loro subirne le conseguenze, anche i più incalliti giustizialisti hanno mostrato di fremere di sdegno. I giornali hanno pubblicato di tutto e di più, cose attinenti alle indagini e cose che nemmeno pigiate ci stavano dentro. E i magistrati le hanno usate talvolta con grande professionalità e sobrietà, altre volte con faciloneria e spreco insopportabili, tanto che in Italia, per le intercettazioni telefoniche e di altro tipo, si spende assai più che negli altri Paesi: si parla di multipli, non di zero virgola.
Dunque, regole più pregnanti ci vogliono perché abusi ce ne sono stati e di tutti i tipi. E se non tutti siamo uguali di fronte alla legge, a maggior ragione non tutti siamo uguali di fronte agli abusi.
Lo stesso giornalista con i capelli grigi o resi più radi dagli anni, frugando nella memoria, può rinvenire altri fatti ricorrenti del mestiere che pur nel loro piccolo possono aiutare a capire.
La puntigliosa pubblicazione del nome dell’autore di un furto, di uno spaccio, o di altre cosette rubricabili nelle cronache tra le “brevi di nera”, quando era in uso prima che si passasse alle sole iniziali, talvolta veniva omessa. Scagli la prima pietra, soprattutto in provincia, chi non ha dovuto piegarsi alle lacrime di una madre, di un padre o al bonario invito di un collega o di un caporedattore.
Credo che anche per quanto riguarda la “ piena inarrestabile “ di intercettazioni che giorno dopo giorno saturano le pagine della stampa non siamo tutti uguali: né al momento in cui vengono passate ai giornali, né quando vengono pubblicate.
Per cui, tornando al disegno di legge in discussione al Senato, si possono avere idee le più disparate.
Ma è fuori di dubbio che debbano affermarsi alcune regole oggi palesemente violate.
Per quanto riguarda le indagini, cioè i magistrati, la prima è che le intercettazioni non possono continuare a dilagare in maniera così incontrollata: devono essere strumento di indagini e non fonte delle medesime. Cioè non se ne può fare uso a strascico per scoprire i reati ma per trovare, nei casi consentiti e limitati previsti, le prove.
Per quanto riguarda la pubblicazione delle intercettazioni, cioè i giornalisti, la regola è che il sacrosanto diritto di cronaca non è una prateria senza confini. I confini sono i diritti degli altri. Perché non sempre “gli altri” sono politici o personaggi potenti e anche se lo fossero, non tutto per questo è lecito: nei modi, nei contenuti e nei tempi.
Altrimenti si continuerebbe ad attribuire alla stampa, non la funzione di cane da guardia della democrazia, sulla quale tutti concordiamo, ma quella meno nobile di detentrice di un incontrollasto potere di killeraggio a discrezione del quale si è fatto e si continua a fare abbondante uso. In un Paese dove non il solo Berlusconi ma tutti gli editori fanno uso dei loro giornali per affermare i propri interessi e contrastare gli interessi dei loro avversari e concorrenti.
Quanto di tutto ciò venga affermato o negato dalle norme in discussione non lo vogliamo dire noi.
Ci limitiamo a pubblicare il testo. La lettura è complessa per i continui rimandi ad altre norme: ma consente a tutti di farsi un’idea. E di capire che i roboanti appelli alla lotta per difendere la libertà contro la tirannia in agguato sono ridicoli. Soprattutto da parte di chi continua a difendere un istituto anacronisctico come l’ordine dei giornalisti, esso si un ostacolo ( pur senza esagerare ) alla libertà di espressione per tutti, con tutti i mezzi.
Nicola Cariglia
– Legislatura 16º – Disegno di legge N. 1611
Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali.

Che in Italia si spenda molto più che negli altri paesi è indubbio ma questo dipende da due fattori e cioè che negli altri paesi è un obbligo di legge per i gestori telefonici fornire gratuitamente i tabulati telefonici laddove da noi è oggetto di trattative tra i gestori e le singole procure. Va considerato poi che noi abbiamo la mafia che si è impadronita di 4 grandi regioni e si sta impadronendo delle restanti ed una corruzione sicuramente non paragonabile alle altre nazioni europpe ( tranne forse la Grecia che ha fatto la fine che ha fatto). Detto questo va detto che la nuova legge presenta delle stranezze incredibili come ad es. che per ordinare l’intercettazione stessa il giudice deve avere” seri indizi di colpevolezza”senza spiegare cosa siano questi “seri indizi” e senza chiarire che se sai già il colpevole a che servirebbe l’intercettazione. il tutto senza considerare che l’intercettazione serve appunto a cercare i ” seri indizi di colpevolezza”.Una legge fatta quindi apposta per legulei da ricchi e potenti che faranno annullare le prove dei processi.
Beh ,caro Nicola ,sarai anche serio ,ma commentando così non marci certo allineato e coperto con le schiere dei difensori della democrazia ,della libertà ,dell’informazione,della giustizia…e chi più ne ha più ne metta .
Cerchiamo di consolarci,comunque.Se non potremo più ( come si lamenta ) venire a conoscenza che due imprenditori si congratulano al telefono per i danni del terremoto ( che rappresenta speranza di commesse di lavoro per loro ),potremo consolarci con i “bravi giornalisti” che per diritto di cronaca e libertà di informazione chiedono a chi ha subito lutti o gravi emozioni : che cosa ha provato…?
Sfuggendo alla curiosità popolare i primi due avvoltoi ,ce ne restano ancora ,come vedi : non tutto è perduto!
Ma io o ho il sospetto che oramai in Italia ,a parte i dialetti …..parliamo lingue diverse !