Nonostante le sceneggiate di Di Pietro, il mutismo di Mastella e le fibrillazioni della maggioranza, La Camera ha approvato il provvedimento di indulto, superando la prevista maggioranza di due terzi. E’ la prima volta, dopo 16 anni che viene approvato un provvedimento di clemenza. In passato l’indulto si accompagnava quasi sempre all’amnistia ed è auspicabile che ciò avvenga anche questa volta alla ripresa dei lavori parlamentari, dopo la pausa estiva. Intanto c’è da superare il voto del Senato, ma non sono previste sorprese.
Il dibattito, intanto, ha confermato quello che scriviamo in altra parte: l’ampia maggioranza necessaria a far passare l’indulto è stata anche un banco di prova per coloro che auspicano un periodo di “larghe intese” e, per coloro che si oppongono a questa ipotesi (degli uni e degli altri ce ne sono in entrambi gli schieramenti.
Ma lo stesso dibattito ha anche messo a nudo tutta l’inadeguatezza dell’attuale classe dirigente a fronteggiare problemi complessi. In qualche caso, come quello che riguarda il ministro Di Pietro, siamo ben oltre l’inadeguatezza. Significvativi la lettera che pubblichiamo e, in risposta, lo scritto di Domenico Civitano.

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