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MA DI PIETRO SI E’ AUTOSOSPESO DALLO STIPENDIO?

Un lettore ci scrive a proposito della “sceneggiata” dipietresca. Pone una domanda retorica, la risposta alla quale ci pare efficacemente data dalle considerazioni di Domenico Civitano.

di Domenico Civitano | 27 Luglio 2006


Caro Direttore

Come ha avuto modo di scrivere Tuttocchiali nel vostro giornale on line, sicuramente di cose nella vostra vita ne avrete viste di cotte e di crude. Dunque non vi avrà sorpreso neppure un Ministro della Repubblica che si auto-sospende, o congela che dir si voglia.

Ecco, io nella mia minore esperienza non mi sono mai trovato a vedere qualcosa del genere e mi domando: cosa comporta l’autosospendersi? Perché a mio dire dovrebbe comportare almeno la sospensione automatica anche dello stipendio…

Se vorrà togliermi questo dubbio le sarò grato

Cordiali saluti
Michele Baldi

IL NARCISISMO DI DI PIETRO
L’on. Di Pietro rappresenta un grosso problema per l’Unione e, in particolar modo, per i DS, che fecero, dell’allora PM, il loro simbolo di moralità. Non potrebbero nemmeno isolarlo per timore che questi tiri fuori qualche scheletro.

Il Dottor Di Pietro grida, minaccia, si raduna con i suoi fedeli in piazza per manifestare contro il Governo di cui è membro, lancia strali contro Prodi con una baldanza da far tremare le gambe ai suoi colleghi ministri e a tutta la maggioranza di centrosinistra.
L’on. Di Pietro non riesce a convincersi che non è più nel Palazzo di Giustizia di Milano, dove gli era consentito calpestare la democrazia e la giustizia giusta, senza un minimo richiamo da parte dei suoi superiori e applaudito dai cittadini, che vedevano in lui il grande moralizzatore della società inquinata dai politici democristiani e socialisti.
L’immagine d’oggi del Dottor Di Pietro è completamente diversa da quella degli anni Novanta. Tutti conoscono i suoi nei e la sua sfrenata ambizione di diventare quello che non potrà essere per le sue deboli qualità intellettuali e professionali.
Ciò malgrado, l’on. Di Pietro rappresenta un grosso problema per l’Unione e, in particolar modo, per i DS, che fecero, dell’allora PM, il loro simbolo di moralità. Non potrebbero nemmeno isolarlo per timore che questi tiri fuori qualche istantanea di scheletro a suo tempo fotografato e inserito nella collezione personale di fatti anomali.
La cosa miserevole di quest’uomo è il sadismo, che lo ha reso più simile ad una bestia che ad un uomo civile. Per apparire come il coerente, il duro, l’incorruttibile, se ne frega che nelle fatiscenti e sovraffollate carceri italiane si trasformano gli uomini in bestie.
Il Dottor Di Pietro non si è accanito contro i mandanti e i sicari di Giovanni Falcone, di Borsellino e degli indifesi uomini delle scorte, quanto contro l’on. Cesare Previti, perché amico di Berlusconi, che avrebbe voluto vedere ad Hammamet fare la stessa disumana fine dello statista Bettino Craxi.
Al Dottor Di Pietro non fanno pena i tanti bambini innocenti costretti a vivere accanto alle madri detenute, non certo per terrorismo.
Nasce il dubbio che l’0n. Di Pietro non abbia studiato bene la Costituzione, per non tenere presente la funzione educativa della detenzione.
Il Dottor Di Pietro, per non continuare in tali comportamenti da sceneggiate napoletane farebbe bene ad impegnarsi nei compiti lui spettanti quale Ministro della Repubblica.
Il Dottor Di Pietro farebbe bene a convincersi che non rappresenta più nulla per i poteri forti e nemmeno per la tanta brava gente che ha scoperto tutte le sue debolezze umane.

Domenico Civitano

Pubblicato in : Primo piano

Info Domenico Civitano

Nato a Bitetto (Bari) nel 1932. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Bari. Socialista del PSI da giovanissima età a seguito lettura della triste fine di Giuseppe DÌ VAGNO. Sempre Nenniano e Craxiano. Vice Segretario Provinciale PSI. Dal 1957 Segretario della Sez. PSI di Bitetto. Anticomunista. Membro di Commissioni Amministrative provinciali, Vice Sindaco nel Comune di Bitetto.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Galvano

    20 Settembre 2006 alle 23:35

    Di sicuro ci sono tipi che preferiscono il tintinnar di manette alla ragione.
    Andare in galera è una disgrazia, anche se si è colpevoli: ma augurare sempre e comunque la galera agli altri è semplicemente una carognata.

    Rispondi
  2. Giampaolo Mercanzin

    1 Agosto 2006 alle 12:40

    Caro Mimì, la classe non è acqua e dal tuo ragionamento puilito si vede quanta ne hai. Gli uomini alla Di Pietro (per questione grammaticali devo scriverlo con lettere maiuscole!), queste cose non le conoscono, né tantomeno le sentono.
    Ma la colpa non è loro ma di chi utilizza personaggi come lui e li propone al popolo quali angeli vendicatori e purificatori, secondo la plurimillenaria tradizione del circo romano.
    Il popolo italiano, che nonostante questa luminosa storia, ha ancora capito poco, continua ad osannare, come la plebe di Roma, chi crocifigge i suoi rappresentanti democratici, cedendo alla pratica demagogica del Segni e dei Di Pietro.
    Quando il Popolo capirà finalmente che i propri rappresentanti vengono distrutti dai poteri forti ogni qualvolta questi ultimi temono per la loro perdita del potere, potremmo pensare di costruire quella societa libera, democratica e socialista cui agognamo. Io in questo contavo sull’ Europa, ma vedo che oltralpe la considerazione per l’Italia è molto vicina allo zero. nonostante le esaltanti vittorie sportive.
    Grazie per il tuo coraggio.

    Rispondi

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