Sempre più spesso ci accade di pensare che se certi personaggi di spicco della scena politica italiana dedicassero all’analisi impietosa della realtà, ed alla elaborazione di progetti concreti per migliorarla, lo stesso enorme impiego di tempo, parole ed energie che invece quotidianamente sprecano per la negazione della suddetta realtà e per lo scadente contrabbando di formule brumose spacciate per idee innovative, il nostro paese sarebbe il primo al mondo per qualità della classe politica. L’ennesima conferma di questa nostra convinzione l’abbiamo avuto leggendo l’intervista rilasciata da Bersani a Repubblica per illustrarci la sua ideona del giorno dopo – dopo il 14 dicembre, si intende – ovvero: niente più Nuovo Ulivo, troppo sfruttato ormai, e caduto in fretta nel dimenticatoio, ma una bella alleanza con Fini, Casini e Rutelli per riprendere in mano le sorti del paese e soprattutto “per mettere in sicurezza la democrazia”- il virgolettato è d’obbligo, non fosse mai che qualcuno ci prendesse per matti pensando che quest’ultima espressione sia la nostra. Ora, l’esagerato dispendio di parole che Bersani ha dedicato all’argomento, con contorno di fantasmagoriche giustificazioni all’ammucchiata che dovrebbe tentare di nuovo il ribaltone parlamentare altrimenti detto “piattaforma democratica” – non state a perder tempo su questa espressione, non significa nulla – in nome, è ovvio, del bene del paese e dell’abbattimento del tiranno, per poi procedere a riforme fondamentali e radicali prima di andare, se e quando sarà il caso, a nuove elezioni, farebbe pensare all’elaborazione ponderata e financo sofferta di un progetto politico innovativo di ampio raggio e soprattutto proiettato in avanti, proteso al cambiamento, all’evoluzione, alla crescita persino morale e culturale, oltre che materiale, di un paese affamato dalla tirannia berlusconiana e piegato sotto il giogo della dittatura populista. Sarebbe dunque ingeneroso e da malfidati, quali purtroppo noi siamo, chiedere lumi a Bersani su quali robusti pilastri possa poggiare questa nuova alleanza tra ciò che resta della sinistra e un coacervo assortito di ex democristiani, ex missini, ex radicali poi convertiti, con vario contorno di integralisti alla Binetti e laicisti alla Marino, se non sull’unico, obsoleto, scontato collante dell’antiberlusconismo a prescindere, l’unico che sembra ragionevolmente poter unire e tenere insieme una simile sciamannata ammucchiata. Con autentico sprezzo del ridicolo, Bersani elenca infatti una lista di temi politici sui quali, prove alla mano, non uno, dicasi uno, dei suoi vagheggiati prossimi alleati la pensa come gli altri, però noi, poveri idioti liberali che ancora crediamo che un progetto politico condiviso per dirsi tale debba anzitutto essere appunto con- diviso quanto meno da chi lo presenta, ma soprattutto gli elettori del Pd – cui mai come ora siamo vicini spiritualmente compiangendoli di cuore – dovremmo cogliere al volo tutta la portata rivoluzionaria di questa intuizione epocale ed aderirvi entusiasticamente come all’unica salvezza possibile. Ma in realtà, l’unica vera novità sta tutta in un passaggio, il solo che giustifica l’intera prolissa intervista, questo: “In nome di una strategia che chiede a ogni forza politica di non peccare di egoismo e di dare qualcosa, siamo pronti a mettere in discussione anche i nostri strumenti. Ci interessa l’obiettivo. Poi c’è un problema che riguarda soprattutto noi: le primarie per le amministrative. Possono inibire rapporti più aperti e più larghi non solo con i partiti ma con la società civile. E possono portare elementi di dissociazione dentro il Pd che non fanno bene a nessuno. Bisogna dunque riformarle”. Ecco l’obbiettivo primario di Bersani: tornare indietro nel tempo, rimettere tutto in mano al partito, abolire le primarie che al Pd sono sempre stati ferali laddove condotte nella maniera corretta, eliminando così ogni possibile forma di dissenso, ogni voce fuori dal coro, ogni anche più remota possibilità offerta agli elettori ed ai candidati di proporre e sostenere un cambiamento. Il farmacista della Bassa, ultimo epigono del Pci che fu, sbiadito liquidatore di un partito mai nato, tenta così la mossa a sorpresa, motivandola con un paradosso in termini: le primarie possono inibire rapporti più aperti e più larghi con la società civile – soprattutto quando questa ti sconfessa e va a votare un altro candidato invece di quello del partito. Dunque, tanto spreco di chiacchiere fumose, carta di giornale e tempo per leggere, solo per ripetere lo slogan di sempre: contrordine compagni, si torna indietro. Un bel programma, non c’è che dire.
ChiBo

Un percorso che costringe non solo la prole del ceto medio e degli operai ma anche i figli dei dirigenti e degli operai, a scendere la piramide sociale peggiorando lo stile di vita conosciuto nella famiglia d’origine. Un fenomeno che non si osservava dalla seconda guerra mondiale. Se negli ultimi tempi i sociologhi denunciavano la mancanza di mobilita’ sociale, e tutti i politici promettevano iniezioni di meritocrazia, dal 2000 la situazione è drasticamente peggiorata. L’ascensore sociale è in movimento, i giovani ci salgono sopra ma, invece di salire o almeno di restare fermi al livello della classe d’origine, spesso si ritrovano a scendere sui pianerottoli più bassi.
Ancora non sono finite le questioni sulla fiducia al Governo e la compravendita di designati ,sul terzo polo e sulle votazioni parlamentari , che il giornale di Tiscali evidenzia ( a parte la “fiducia” espressa da Fini sul prosieguo della legislatura ) le dichiarazioni di Barbara Berlusconi su Vanity Fair:”amarezza per gli scandali di mio padre”, e commenti poco lusinghieri sull’ espliot della Carfagna..
Dal momento che la vita privata ed il pettegolezzo (gossip,in italiano ) sono diventati l’argomento principe della vita politica nostrana , certo per far dimenticare al popolo italiano il peso economico e morale di centinaia di “onorevoli”,andiamo pure avanti con le dichiarazioni “umane” della Barbarella Berlusconi e di tutti i possibili parenti ! Evidentemente grati per esser stati messi in pista ( con quali meriti ,non è dato di sapere ) per la battaglia finale sull’ eredità. E visti i successi del famigerato capostipite ,avanti c’ è posto ! La canizza attende fiduciosa ! Ma per noi non c’ è speranza ,purtroppo…
Il “contrordine compagni” è la versione sovietica del noto “credere,obbedire,combattere”, che in termini comiziali suona anche “se avanzo,seguitemi”! Tutto un grosso apparato di formule democratiche che toglie la fatica del ragionamento ,e della scelta . I latini imperiali ammonivano affinchè fosse garantito il panem et circenses , quindi non c’è niente di nuovo sotto il sole . Ma nei tempi di vacche magre ci si diverte meno , e bisognerebbe non distogliere troppo il manovratore solo per soffiargli la poltrona : quando va male ,va male per tutti , e sarebbe opportuno remare insieme . Il pensiero di affidarsi a chi non capisce questo non lo concepisco proprio !
Spero che il cav rimanga fino a definitivo crollo di questa sinistra affaristica, imbrogliona e per il potere a tutti i costi. Ma temo si reggano l’un l’altro, come i precedenti contendenti storici; sempre con l’aiuto di laici altrimenti inconcludenti.