Prevale una forma di autismo, per cui ciascuno ripete ossessivamente solo la sua filastrocca, da cui la sensazione dell’inutilità di una istituzione come il parlamento, dove non si parla, ma si ripete ciascuno lo stesso ritornello.
Non è il mio mestiere, e quindi mi limito a gettare il sasso. Perchè ho l’impressione che dalla seconda metà del secolo scorso si sia accentuata l’incomunicabilità tra gli operatori politici, siano essi pensatori, propugnatori di riforme o di ordine sociale, attenti al passato o al futuro. Ci sono i teorici della costruzione di una sinistra che sia davvero sinistra: si rendono conto (non tutti, abbiamo anche dei residuati bellici) che di marxismo leninismo non è più il caso di parlare, ma rimangono bene attenti a tracciare una demarcazione tra il socialismo di sinistra, cui restano attaccati al di là di quel che insegna la storia e la sociologia e la socialdemocrazia, che resta per loro un perfido tradimento. Abbiamo gli operaisti, che vanno a caccia dell’operaio che non c’è più e ignorano i precari e gli immigrati che ci sono. Abbiamo i liberisti tenaci, convinti che la soluzione di tutto ,,sia più mercato e meno stato, impavidi nell’ignorare che con la loro ricetta il servizio sanitario più costoso e burocratico è quello degli USA. Abbiamo i nostalgici dei partiti defunti, convinti che quelli che si sono stufati di sentirli e di andare a votare siano in verità in ansiosa attesa della resurrezione del parto della loro giovinezza.Abbiamo i giustizialisti, profondamente convinti che il posto dei politici, burocrati e giornalisti sia solo la galera, che invocano per tutti meno che per sè stessi quando incappano in un guaio prima di ottenere quel che cercano, il potere assoluto da soli.
Non ci sarebbe niente di male, se tra queste diverse scuole di pensiero ci fosse un dialogo sulle cose da fare, magari distinguendo tra quelle possibili e quelle sognate. Ma prevale una forma di autismo, per cui ciascuno ripete ossessivamente solo la sua filastrocca, da cui la sensazione dell’inutilità di una istituzione come il parlamento, dove non si parla, ma si ripete ciascuno lo stesso ritornello: la manifestazione più macroscopica sono gli inutili incontri in streaming coi grillini, che si limitano a urlare sempre le stesse cose e non lasciar parlare gli altri.

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