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In ricordo di Salvatorino

di Oscar Bartoli | 26 Agosto 2012

Sul tappeto si presento’ un ragazzo di quattordici anni, alto e magro, un po’ intimidito. “Come ti chiami?” gli chiese il maestro Giraldi. “Salvatore Orlando.” Era il figlio primogenito di Luigi Orlando, il gran capo della SMI.

Tra le numerose follie che hanno caratterizzato la vita professionale di chi scrive c’e’ anche la creazione di una palestra di judo nello stabilimento SMI (Societa’ Metallurgica Italiana) di Fornaci di Barga in provincia di Lucca. Questa palestra autorizzata da Luigi Orlando, amministratore delegato della societa’, creo’ al sottoscritto ondate di animosita’ da parte della dirigenza dello stabilimento che non vedeva in quell’iniziativa niente di comprensibile in termini industriali. Avevano certamente ragione.
La palestra doveva diventare nel breve volgere di alcuni anni una delle piu’ importanti a livello nazionale per numero di cinture nere, maschili e femminili, e tornei vinti grazie al talento di chi per anni l’ha organizzata, il dottor Ivano Carlesi.
Durante la fase di avviamento uscivo dal Palazzo della Gherardesca (oggi trasformato in un hotel cinque stelle) sede della SMI in Firenze, prendevo la macchina, percorrevo gli oltre cento chilometri fino a Fornaci di Barga per controllare che le lezioni si svolgessero in maniera corretta ed efficace.
Una sera si avvicino’ al ‘tatami’ sul quale ci stavamo allenando sotto la guida del maestro Franco Giraldi, uno dei dirigenti dello stabilimento. Era visibilmente innervosito e chiese di parlarmi.
“Dottore, mi disse, sta per entrare in palestra un nuovo giovane allievo. Mi raccomando…” aggiunse senza dire altro e spari’.
Dopo poco sul tappeto si presento’ un ragazzo di quattordici anni, alto e magro, un po’ intimidito. “Come ti chiami?” gli chiese il maestro Giraldi. “Salvatore Orlando.” Era il figlio primogenito di Luigi Orlando, il gran capo della SMI.
Salvatore si assesto’ il judogi e si mise in ginocchio sul tappeto insieme agli altri allievi (operai e impiegati) a seguire la lezione del maestro e poi comincio’ a praticare i colpi e le tecniche.
Ho perso di vista Salvatorino, come lo chiamavano per distinguerlo dallo zio. I nomi nella famiglia Orlando si ripetevano attraverso le generazioni: Salvatore, Luigi, Paolo, Rosolino, Giuseppe.
Dopo qualche anno ci siamo incontrati di nuovo a Firenze nella nuova sede della SMI, rinominata KME dopo varie fusioni e traversie gestionali. Ne era diventato il presidente, anche se controvoglia. Nota dominante del carattere di Salvatore era un atteggiamento autoironico e disincantato. Quando ci vedevamo in queste rare visite parlavamo dell’America dove vivevo e che lui conosceva molto bene  per averla percorsa per migliaia di chilometri con la moto.
Adesso se n’e’ andato nel sonno a 55 anni a raggiungere il padre Luigi.
Si estingue con lui una delle famiglie piu’ importanti della storica industria italiana. Alla SMI si conservava una cambiale di 500 lire firmata da Garibaldi per l’acquisto di fucili e munizioni. Ovviamente mai onorata.
La spedizione dei Mille parti’ dal cantiere Orlando di Quarto (de’ Mille). A bordo due Orlando al comando.
Durante la Seconda Guerra Mondiale i tedeschi in ritirata decisero di distruggere lo stabilimento di Fornaci di Barga e deportare gli operai. L’allora presidente Salvatore, il padre di Luigi,  si offri’ in ostaggio purche’ fossero salvati i suoi collaboratori.
Altri tempi, altri italiani. Un ultimo forte abbraccio, caro e giovane Salvatorino, nel ricordo lontano dei combattimenti fatti sul ‘tatami’ dello stabilimento SMI di Fornaci Barga.

Pubblicato in : Primo piano

Info Oscar Bartoli

Oscar Bartoli, Avvocato, giornalista pubblicista, collabora con molti media italiani. Risiede negli Stati Uniti dal 1994 e vive tra Washington D.C. e Los Angeles. Ha lavorato per molti anni nel gruppo SMI,leader europeo nel settore metalli non ferrosi, successivamente nell’IRI come responsabile dei contatti con i media e in seguito direttore IRI USA. Ha insegnato per dieci anni alla scuola di giornalismo della Luiss e per due anni alla Catholic University di Washington DC. Tiene un corso sulla comunicazione nel Master di Relazioni Internazionali dello IULM di Milano. Da giovane, per pagarsi gli studi ma, soprattutto, perche’ gli piaceva, ha lavorato come chitarrista – cantante suonando nelle case del popolo, circoli cattolici, night clubs, radio e televisione. Gli articoli per la rubrica Pillole d’Oltreatlantico sono pubblicati dal blog Letter from Washington DC

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