Mercoledì 9 marzo si è spento il Prof. Luigi Lotti. Nato a Trieste nel 1931, aveva trascorso la sua vita tra la Toscana e la Romagna, alle quali aveva dedicato le sue prime ricerche di storico. Allievo prima e poi assistente e collaboratore di Giovanni Spadolini presso la facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, ne era stato il preside per 18 anni dal 1974 al 1992. Di Lotti si ricordano l’attaccamento al dovere di docente, la precisione nella ricerca storica, la disponibilità costante per gli studenti e l’attenzione a quanto si produceva nel campo degli studi di storia moderna e contemporanea. Questo si è visto soprattutto negli anni – dal 1992 fino a pochi anni fa – come presidente dell’Istituto storico italiano per l’Età moderna e contemporanea. Questo incarico lo costrinse a trascorrere molto tempo a Roma e in questa veste fu membro della “Commissione per la ricostruzione delle vicende che hanno caratterizzato in Italia le attività di acquisizione dei beni di cittadini ebrei” istituita con DPC il 1 dicembre 1998. Partecipò ai lavori mettendo in evidenza, oltre alla sua conoscenza del periodo storico in esame, la sua profonda pietas per le vittime e il senso civico di chi documenta con dolore la meschinità di tanti connazionali. Nonostante questi impegni però il professore continuò a insegnare a Firenze e a partecipare a convegni, eventi, con interventi mai improvvisati. E così è stato fino agli ultimi convegni. Anche quando il suo compito era solo quello di presiedere e coordinare i lavori, Lotti non mancava di far sentire la sua profonda conoscenza degli argomenti trattati, commentando, sempre con rispetto per il relatore, così che tutti – relatore e ascoltatori – ne ricavavano un arricchimento delle argomentazioni esposte.
Negli ultimi anni oggetto dei suoi interessi erano stati ancora l’Ottocento e il Risorgimento in particolare, tanto che a Ravenna, la città dove aveva frequentato il liceo e dove era presidente della Fondazione Casa Oriani, aveva presieduto il comitato per il 150° anniversario dell’unità d’Italia. A Firenze il 29 e 30 ottobre 2015 aveva partecipato al convegno 1865. Questioni nazionali e questioni locali nell’anno di Firenze capitale organizzato dalla Società Toscana per la Storia del Risorgimento.Il rigore dello studioso non faceva velo al calore nei rapporti con gli altri: con gli studenti prima di tutto, con i colleghi e con quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo e frequentarlo. Aveva una gioia di vivere che, accompagnata al garbo del gentiluomo, gli procurava la simpatia e l’amicizia di tanti. Ed è così che noi membri del Comitato Fiorentino per il Risorgimento vogliamo ricordarlo insieme agli amici e ai lettori di Pensalibero.

Grazie ad Alessandra Campagnano per il nitido ricordo del grande Luigi Lotti.
Proprio un anno fa, il 14 marzo del 2015, Lotti aveva partecipato, con la sua passione di Maestro, al convegno “Niente fu più come prima. La Grande Guerra e l’Italia cento anni dopo”, curato da Francesco Perfetti e organizzato dalla Fondazione Biblioteche della Cassa di Risparmio a Firenze. Nell’occasione, dopo aver puntualmente spiegato le benemerenze della strategia giolittiana in quegli anni e le RAGIONI – di fronte alla politica , da anni, militarista, aggressiva dell’Austria – della iniziale scelta neutralista dell’Italia, aveva evidenziato anche le motivazioni storiche e ideali , insieme alla varia articolazione, dell’irredentismo e dell’interventismo.
Aveva poi rievocato a chiare note , il nostro grande Luigi Lotti , le varie fasi della partecipazione italiana a quella prima guerra mondiale. Fino alla “ritirata sul Piave. Una linea – aveva affermato – che diventò un’epopea perchè il nostro esercito dette il meglio di se stesso fermando le due offensive austriache della fine del ’17 e del giugno del ’18 ; e da dove mosse la grande offensiva vittoriosa dell’ottobre che si accompagnò alla dissoluzione dell’impero austriaco”, Fino alla “vittoria finale” , che suscitò “un tripudio entusiasta ” , prima
delle successive lacerazioni. Fino ai primi anni del tormentato dopoguerra. Fino alla rievocazione – chiara nelle parole di Lotti – delle conseguenze ultime, quelle della seconda guerra, “ultima guerra generale, che avrebbe concluso nella catastrofe globale il trentennale suicidio dell’Europa, sconsideratamente avviato dall’Austria nel 1914”.