
In Portogallo un socialista moderato António José Seguro ha vinto le elezioni presidenziali, con oltre il 60 per cento al secondo turno, contro Ventura del partito Chega, un estremista di destra razzista, tradizionalista e reazionario.
Si può certo tirare un sospiro di sollievo, ma sarebbe un errore leggere questo risultato come una smentita della crescita dell’onda nera che attraversa l’Europa.
Al contrario, è una vittoria difensiva, non espansiva. Le elezioni portoghesi confermano infatti l’ulteriore consolidamento dell’estrema destra che con Chega continua a strutturarsi come forza di massa, radicata, un attore stabile del sistema politico portoghese.
Ventura ha fatto propria una canzone razzista rilanciandola più volte sui social e trasformandola di fatto in una sorta di colonna sonora della sua campagna elettorale.
Il brano, diventato rapidamente virale, riassume in forma musicale i punti chiave del programma di Chega con slogan espliciti: il rifiuto dell’aborto, l’esaltazione della patria, la centralità della famiglia “tradizionale”, fino a messaggi apertamente discriminatori contro i bambini con la pelle scura. Proprio per questi contenuti la canzone è stata duramente criticata, ma questo non ha impedito a Ventura di continuare a usarla come strumento di mobilitazione identitaria.
Lo stesso schema del Portogallo si ripete in Spagna, in modo ancora più netto. In Aragona la destra tradizionale vince, ma il dato politicamente più rilevante è un altro: l’avanzata impetuosa di Vox, che cresce, raddoppia e diventa decisiva nella politica della regione. Anche qui non siamo davanti a un voto di protesta passeggero, ma a un rafforzamento strutturale dell’estrema destra dentro le istituzioni.
Messi insieme, Portogallo e Aragona dicono la stessa cosa: cambiano i rapporti di forza, ma la direzione è comune. La destra estrema e neofascista cresce come forza di sistema, condiziona le agende, sposta il baricentro del dibattito pubblico su sicurezza, identità, autoritarismo, razzismo contro i migranti e regressione dei diritti.
La destra estrema intercetta rabbia, paura, senso di declino, frustrazione sociale. Offre risposte semplici, identitarie, autoritarie. Ha costruito una vera egemonia culturale e politica nella società.
Vincere questa destra non è un’impresa facile né realizzabile in tempi brevi. Bisogna esserne coscienti. Ci aspetta un cammino lungo e all’alba di questa notte manca ancora molto tempo.
La sinistra, dopo una fase neoliberista che l’ha condotta ad una pesante perdita di consenso tra i ceti popolari, spesso continua a rifugiarsi nella gestione e nella difesa dell’esistente. Cade nella trappola di pensare di poter vincere con politiche moderate di centro.
Non esprime ancora un orizzonte alternativo, un progetto di società basato e sulla redistribuzione della ricchezza e sulla libertà.
Alcuni segni interessanti di reazione alla destra estremista e neofascista, arrivano dagli USA, il paese dove con Trump le politiche neofasciste e reazionarie si sono espresse al massimo delle loro potenzialità e che ancora rappresenta il punto forza dell’internazionale nera nel mondo occidentale.
Le ultime elezioni in America, infatti, hanno visto spesso vincere, nelle città e negli Stati, candidati democratici alternativi al solito establishment liberale, outsider provenienti dal mondo sindacale, come in Texas, o apertamente socialisti come a New York e a Seattle, con programmi radicali e innovativi sul piano sociale.
Ed è proprio su questo punto che anche in Italia si deve lavorare. Abbiamo bisogno di persone nuove e di un nuovo programma che parli ai lavoratori, alle forze del ceto medio, ai giovani, alle donne, e a tutti coloro che stanno soffrendo e si trovano in condizioni di difficoltà.
C’è bisogno di una visione del futuro, di un progetto in grado di suscitare attese positive e speranze ragionevoli.
Elly Schlein sta muovendosi su alcuni fronti chiave, provando a tracciare una linea politica chiara e alternativa al governo di destra, ma deve consolidare il suo ruolo interno nel Partito Democratico e più in generale nel campo progressista.
Un campo dove proposte interessanti arrivano anche dal M5stelle e da Alleanza Verdi e Sinistra.
A mio avviso, sono più che maturi i tempi per superare la sciocca competizione interna allo schieramento progressista, che frena la sua capacità di espansione, e sottoscrivere un programma di cambiamento chiaro e semplice, articolato in pochi punti da confrontare con i cittadini e gli elettori.
La forza della sinistra è grande nella società italiana, e unita ad altre forze democratiche, è in grado di fermare e sconfiggere la destra estrema, ma ha bisogno di essere mobilitata e di riconoscersi in un progetto serio e credibile di giustizia e di democrazia.
Enrico Rossi

Lascia un commento