A quegli amici, riformisti e liberali, che ritengono non si possa rispondere al populismo con la moderazione dico: attenzione. Qui si e’ abbassata la soglia. L’Italia e’ in preda ad una vero epidemia di immoderazione. Non e’ solo l’odio- contro gli stranieri, contro i migranti, contro la polizia, contro i partiti, contro quasi tutto- che dilaga. E’ un certo qualunquismo estremista che, su ogni questione, trasforma discussioni di politica civile- opere pubbliche ma anche le tasse o la sicurezza- in battaglie campali, all’ultimo sangue, di vita o di morte. Questo e’ il virus che ci sta iniettando il populismo. Occorre reagire. Occorre immettere nella politica italiana, una forte, esplicita, responsabile dose di moderazione. E’ il momento di riscoprire il valore civile del termine anglosassone “bipartisan”, di tornare alla civile espressione italiana “solidarieta’ nazionale” e “unita’ nazionale”, di riscattare il termine” repubblicano”. Inteso come sottofondo che unisce la politica su valori fondativi comuni, oltre le distinzioni tra i partiti. Noi, in Italia soprattutto, abbiamo rovesciato le gerarchie della democrazia liberale. In essa i partiti, uniti sui valori, si distinguono sui programmi e sulle politiche. Qui il rapporto si e’ rovesciato: ci si divide sui valori. E questo incrina il patto democratico, rende precaria la convivenza. Quando uno come Franceschini, fa appello a valori comuni con una parte del sistema ( i 5 Stelle), contro un’altra parte estranea e “fascista”, il dado e’ tratto: siamo fuori delle regole elementari della democrazia parlamentare. Con i fascisti non ci si misura in Parlamento ma sulle montagne. E non e’ proprio il caso. La destra e la sinistra dovrebbero ritrovare un linguaggio nazionale, uscire dalla grammatica della guerra civile e ritrovare un dizionario di parole pacifiche. La ginnastica gladiatoria ha stancato. Per questo io rivaluto il termine “moderato”: e’ quello che ci serve, per non finire nel baratro.
Umberto Minopoli (pubblicato su Facebook)

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