Era certamente dai tempi dell’arrivo di Cleopatra con il suo stupefacente corteo, che Roma non viveva un evento tanto eccitante e scenografico quanto la visita di Gheddafi con tutto l’ambaradan del suo seguito. Questo incrocio fra Totò sceicco e Moira Orfei – che di sicuro gli ha fornito la tintura per capelli a presa rapida – ci ha offerto tre giorni di spettacolo ad altissimo livello, dalla tenda piantata nel parco fino alle legionarie della sua guardia speciale, con contorno di anelli col teschio e fotografie sul petto, del tutto degne del miglior avanspettacolo che, diciamolo, in questi tempi languenti di Franceschini crepuscolari e Noemi dozzinali, ci ha ricordato chi siamo e da dove veniamo. Perché, ammettiamolo, Gheddafi in realtà è lo specchio della nostra pochezza, dei nostri difetti, delle nostre effimere vanità che lui è riuscito ad elevare all’ennesima potenza rappresentativa mentre noi, ormai, ne abbiamo fatto l’epitome della banalità del luogo comune. Sfiatati ed anestetizzati da una democrazia che in realtà è omologazione verso il basso di un modello culturale che non sappiamo più riempire di contenuti alti, ci siamo lasciati dominare ed ipnotizzare da un desertico beduino che, con furbizia levantina, ci ha sputato in faccia facendo da padrone in casa nostra con il nostro riverito consenso. Non staremo qui a fare le mammolette che ignorano le regole basiche della cosiddetta Realpolitik, e che non ricordano che furono proprio i nostri antichi padri romani a sancire che “pecunia non olet”, dunque non ci perderemo in oziosi interrogativi su governi che rifiutano di ricevere il Dalai Lama, subendo le pressioni indebite della Cina, e fanno invece ponti d’oro a Gheddafi, accogliendolo con tutti gli onori; no, in realtà siamo qui a riconoscere un dato di fatto, ovvero che la nostra politica estera è ormai da tempo immemorabile condotta sul filo della subalternità, un gioco di ruolo che ci vede recitare la parte dell’ospite generoso ed un po’ beota –secondo gli stereotipi della commedia plautina – che finge di non accorgersi di quanto accade alle proprie spalle, del riso che suscita con le proprie vanità, della pochezza del proprio agire, pur di portare un risultato a casa. Il One man show di Gheddafi è perfettamente riuscito per assoluta mancanza di contraddittorio; il colonnello ha potuto fare e dire quello che ha voluto senza che qualcuno, apertamente, gli ricordasse di essere ospite in casa nostra, e non il padrone venuto a riscuotere l’affitto. Così le accuse di terrorismo agli Usa, smentite a mezza bocca da Frattini giammai sul momento ma in separata sede con la stampa amica, così la lezione invero esilarante sulla democrazia e sull’inutilità del ruolo dei partiti, con riferimenti alle dittature come la sua che funzionano tranquillamente senza l’ausilio di strumenti democratici che hanno toccato vertici inusitati da commedia dell’arte, che pure inventammo noi. Così il preteso incontro con le donne rappresentative di questo paese – e tutte sono accorse, per carità, guai a mancare – che ci ha reso edotte sul ruolo che ci spetta in questa società, rose da custodire nella propria diversità di genere e non, orrore, schiave costrette dalla necessità ad assumersi ruoli ritenuti maschili, senza che nemmeno una di quelle gentildonne si alzasse a ridere in faccia a cotanto libero pensatore. Questa la summa di una visita che resterà negli annali del nostro paese come uno dei punti più bassi – o più alti, a seconda dei punti di vista – mai toccati dalla nostra istituzionale incapacità di mantenere un profilo di dignità delle nostre scelte. Abbiamo ormai da tempo imboccato la strada – temiamo irreversibile – dell’operetta, dunque è logico che i campioni di questo genere scelgano di misurarsi con noi e batterci sul nostro stesso terreno. Se poi tutto questo ha fruttato accordi commerciali, meglio così. Noi pensiamo alle mura di Roma, che in tempi ormai lontanissimi – e quel che è peggio dimenticati da tutti – risuonavano di una orgogliosa affermazione: Civis Romanus sum. Ovvero: il diritto, la legge, la regola, la civiltà risiedono qui. O tempora, o mores….
ChiBo

In realtà, io non sostengo l’antipolitica, quanto la possibilità di una politica diversa, con contenuti, modi ed aperture diversi da quelli che si stanno praticando adesso. E questo vale anche per la politica estera. Riguardo alla democrazia, francamente anch’io credo che non si possa esportare con le bombe, ma d’altronde penso che neanche la dittatura sia esportabile con un discorso di Gheddafi fatto a casa nostra. Mi sono limitata a sottolineare l’esilarante faccia tosta di quest’uomo, che è venuto a darci lezioni di democrazia da dittatore senza che nessuno aprisse bocca. Se poi gli accordi comemrciali si fanno così, che ti devo dire?!
Perfetto ,questa è la politica. Almeno “certa “politica …ma stai attenta a non meritarti l’accusa di “antipolitica”,è un colpo che brucia,come quella dell’ “antieuropeismo”.
E considera ,parlando di democrazia, come tanti si straccino le vesti con alti lai ,ammonendo che la democrazia “non si può esportare “, nè tantomeno imporre. Allora perchè non ci si può inorgoglire per la lezione su l’ “sull’inutilità del ruolo dei partiti” ? Tutto il mondo ,in fondo ,è paese…