In politica estera, più ancora che in quella interna vale una regola inesorabile e banale. Occorre presentarsi sempre con due bisacce: una per chiedere e un’altra per dare.
Provate a proporre questo indovinello ai vostri amici: “quale Paese guidava il semestre europeo prima dell’Italia e quale Paese lo guiderà dopo?”. La maggior parte degli interpellati non saprà rispondere. E questo la dice lunga sulla vuota retorica che ha accompagnato l’insediamento di Renzi in questo incarico, così come la accompagnò, dodici anni fa quando toccò al governo presieduto da Berlusconi.
Gonfiare ruoli di assoluta routine, così come le visite nelle capitali importanti (Washington, Mosca, Londra, Berlino, Parigi) è il segnale infallibile della pochezza della nostra politica estera. Accompagnata da un inguaribile vizio, la pretesa, cioè, di rendersi necessariamente simpatici. La “politica della simpatia”è una costante. Berlusconi ha forse primeggiato per averne reso una interpretazione più sguaiata, ma è lungi dall’averne detenuto l’esclusiva.
In politica estera, più ancora che in quella interna vale una regola inesorabile e banale. Occorre presentarsi sempre con due bisacce: una per chiedere e un’altra per dare. Se è il caso o non si ha niente da offrire, dalla seconda bisaccia è possibile tirare fuori buoni e fondati argomenti per rimettere in discussione situazioni che avevamo tollerato e che andavano a nostro danno.
Il nostro presidente del consiglio ha certamente interpretato un diffuso sentimento italiano quando, nel suo discorso di insediamento alla guida del semestre ha rivendicato rispetto per il nostro Paese. Ed ha pienamente ragione a contestare l’incongruenza di regole che non aiutano a risollevare la nostra economia. Ma ora deve dimostrare di avere ben calcolato alleanze e mezzi per fare valere le sue e le nostre ragioni. Altrimenti si ritroverà presto a constatare non solo di non avere “cambiato verso” all’Europa ma nemmeno alla nostra politica estera, sempre episodica, spesso contraddittoria e, quel che è peggio, priva di una visione complessiva del nostro ruolo.
E’ un handicap, questo, che richiederebbe ben altro respiro che la rivendicazione di questo o quell’incarico per un nostro rappresentante nella Commissione.
E, per fare un esempio, c’è oggi un tema cruciale che potrebbe offrire all’Italia una grande occasione. E’ la tragedia della gente che parte dalle coste meridionali del Mediterraneo per raggiungere tramite il nostro Paese il continente europeo. Chiedere all’Europa di farsi carico al pari nostro del problema è sacrosanto. Ma invece di farlo con stucchevoli e quotidiane lamentazioni, sarebbe più opportuno riprendere iniziative che pure c’erano state in passato per una politica concordata con i Paesi africani. Se non lo fa l’Italia, anche battendo i pugni sul tavolo, chi deve proporre e coordinare un grande disegno per affrontare alle radici le cause e le regole di migrazioni che rappresentano quotidiane e intollerabili tragedie?

Il Parlamento è occupato da camorristi e mafiosi, sarebbe bene fare pulizia in casa propria invece di andare a dare lezioni in Europa agli altri, e fare profilo basso, anzi bassissimo.
Sì, la politica esetra italiana è contraddittoria. Direi di più è cessata nel 476 d.c. e il Mediterraneo non è da altrettanto tempo ” Mare nostrum”. La candidatura della Mogherini come ministro eseto europeo è assolutaente fuori luogo. Le simpatie del ministro per Putin sono risapute e se Renzi sarà accorto ritirerà la proposta oggettivamente respinta da molti membri dell’unione. Dobbiamo imparare a fare i “Compiti a Casa” in politca estera. Soprattutto a fare politica energetica per ottenere la libertà necessaria in quella internazionale.