
E’ una vicenda che ha colto di sorpresa gli ambienti politici e culturali delle due città. Una vicenda dai contorni oscuri, anch’essa, apparentemente contrassegnata da un pareggio.
Sabato 22 agosto le cronache riportavano, oltre agli ultimi dubbi sulle formazioni dei viola e dei rossoblu che si sarebbero affrontate nel tardo pomeriggio, una notizia che lasciava di sasso.
Improvviso, repentino e inatteso, era annunciato lo scambio dei due soprintendenti ai beni architettonici, ambientali e paesaggistici. Due donne note per la loro capacità e competenza: qualcuno dice anche per il loro carattere tosto, di donne aduse a non piegare la testa e poco inclini ai compromessi, quantomeno a quelli mediocri.
Dunque, senza fornire spiegazioni, il Ministero per i Beni Culturali aveva deciso che la soprintendente Paola Grifoni, che soltanto a primavera scorsa aveva firmato il contratto dirigenziale, da Firenze fosse trasferita a Bologna. Da quest’ultima città, invece, Alessandra Marino, insediatasi appena tre mesi prima, dovrà spostarsi a Firenze.
Punto e basta. Sulle motivazioni silenzio assoluto.
Naturalmente è proprio la mancanza di spiegazioni plausibili ad alimentare ipotesi e congetture non propriamente benevole nei confronti del ministero.
Sulle capacità delle due dirigenti, nessun dubbio. E allora, perché spostarle entrambe a pochi mesi dai rispettivi insediamenti?
L’attenzione di tutti si è concentrata sulla soprintendente Paola Grifoni. Come sopra detto, solo da pochi mesi aveva firmato il contratto dirigenziale essendo risultata vincitrice del relativo concorso. Ma che in realtà aveva retto per cinque anni la soprintendenza in qualità di funzionario più anziano. E lo aveva fatto con grande determinazione. Gentile e piacevole nell’aspetto, Paola Grifoni non aveva esitato a sfoderare il più deciso dei dinieghi ogni volta che le sembrasse indispensabile a tutelare i beni ai quali era preposta: la discussa loggia Isozaki a protezione del nuovo ingresso degli Uffizi, i pali della tramvia alle Cascine e a Porta a Prato, le statue di Ningbo nel parco delle Cascine, i concerti estivi alla Fortezza.
Di recente aveva pronunciato un altro no ed ingaggiato un durissimo braccio di ferro riguardo ai lavori per i Nuovi Uffizi in corso da anni. La ditta vincitrice dell’appalto, il Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna (vedi caso), chiedeva un forte aumento dei prezzi ed aveva interrotto i lavori. La signora Grifoni non solo ha detto il suo no. Ha intimato al colosso bolognese di riprendere i lavori minacciando, altrimenti, di procedere ad una nuova assegnazione. Ed è stato così che il Consorzio ha dovuto sottoscrivere la capitolazione e riprendere i lavori.
Era il 30 di luglio. Dopo pochi giorni la soprintendente è partita per una breve vacanza in Grecia, con la certezza (leggi assicurazione) di essere confermata al suo posto. Invece aveva pronunciato, almeno a Firenze, il suo ultimo no.

Sagace!
Che sia l’ennesima dimostrazione che ,in Italia, la Mafia non esiste ? Da quando ci sono i “consorzi cooperative” ,gli appalti si sa chi li vince , e le regole sono solo ad usum delphini…sembra che la nuova musica venga suonata dagli stessi orchestrali ,con nomi diversi ,ma su gli stessi spartiti…
A proposito ,saranno spartiti o spartizioni ?