Non c’è dubbio che gli atteggiamenti di coloro che pretendono di considerarsi socialisti stando nel PDL nonché gli ectoplasmatici come Nencini, finiscono per alimentare certe campagne denigratorie. Ma certo questo non basta a spiegare gli atteggiamenti che negano di fatto alla tradizione socialista il suo naturale diritto di cittadinanza nella sinistra italiana (e questa negazione è certo una delle cause della rovina della sinistra stessa).
Iniziamo con il dire che nel centro-destra non ci sono solo i Cicchitto, Brunetta, Sacconi, quali ex rappresentanti della sinistra che hanno saltato il fosso. Quanti di loro provengono dalla più generale area comunista? Tiziana Maiolo (ex Manifesto), Sandro Bondi (ex PCI), Gaetano Pecorella (ex Rifondazione), Giuliano Ferrara (ex PCI, ma anche ex PSI), ecc.
Perché allora prendersela con i socialisti? Ci sono tanti importanti esponenti del Psi che sono rimasti a sinistra (sia pur in una pessima sinistra): Spini, Ruffolo, Aniasi, Vittorelli, Arfè, Amato, Formica, Signorile, nonché i due ultimi segretari della CGIL: Guglielmo Epifani e Susanna Camusso.
Fatto è che la Seconda Repubblica, per rifare una verginità ai democristiani confluiti nella Margherita, doveva addossare a Craxi ed ai socialisti tutto il peso delle degenerazioni della Prima Repubblica. Ora, che Craxi avesse le sue responsabilità e le sue colpe, così come il gruppo dirigente socialista, è fuor di dubbio. Ma che queste responsabilità coinvolgessero largamente il gruppo dirigente della DC da Forlani a De Mita a Prodi è fuor di dubbio. Così come il consociativismo (che è durato per tutti gli anni 80) coinvolgeva anche il PCI.
Considerando che la Seconda Repubblica si è rivelata ben peggiore della peggior Prima Repubblica, bisogna di far sì che la tradizione del socialismo italiano (quella migliore) ritorni pienamente ad essere parte integrante e fondante della sinistra di domani.
Per fare questo occorre però combattere una seria battaglia politica e culturale, all’interno del centrosinistra, verso coloro che hanno sempre opposto una resistenza, sia pur surrettizia, alla piena rivalutazione della tradizione e della cultura socialista.
Gli ex Psi che hanno fatto una scelta di destra si commentano da soli. Ma non possono essere presi a pretesto per impedire alla sinistra di guarire dai suoi antichi mali.
Giuseppe Giudice

Caro Peppe il tuo pensiero non è completo, chi denigra il pasato non sono sono quelli che stanno da una parte ma tutti quelli che in un modo o in un altro stanno gestendo il contingente, quando parli di Epifani e della Camusso due socialisti contrapposti della Corrente Socialista degli anni della CGIL di Ottaviano Del Turco ti ricordo che uno era moderato e anticomunista e l’altra invece era appattita sulle linee di opposizione fine a se stessa sindacale da FIOM.
Pertanto non tutto il paventarsi socialisti di oggi è chiaro, non per niente la Camusso non ricorda le sue origini e nemmeno tutti quelli che hai citati dell’attuale PD ricordano o fanno o dicono qualcosa di socialista.
La mia preoccupazione è che non c’è nessuna proposta nè in quello che si chiama destra nè in quello che si chaiama sinistra di politica di sviluppo in una situazione di crisi internazionale in cui ci siamo fino al collo.
Nessuno sta costruendo una iniziativa di regressione ma con una politica di sviluppo a lungo raggio, Obama propone investimenti alle imprese che tirino fuori i soldi, ma quali quando tutte le imprese americane sono capitalizzate con la finanza e pertanto indeitate (vedi l’auto) e la stessa cosa in italia.
Quale è l’azienda che non è indebitate a breve ed a medio lungo termine.
Pertanto come si può investire se non ci sono i capitali ed i capitali sono solo cartacei.
Ci siamo dimenticati della crisi finanziaria del 2008 e dell’indebitamento cartaceo delle banche.
Pertanto speriamo che qualcuno, qualche economista di origine socialista, rispolveri qualche bella idea come hanno fatto a suo tempo i socilisti da Brodolini, Mancini, Forte, Nesi, De Michelis, Craxi che hanno saputo soppiantare le crisi con proposte di penalizzazione economica a tutti o a parte ma con proposte economiche di rilancio.
Ci vorrebbe un’altra conferenza di Rimini ma chi la fà Dalema ????
Ma sei davvero Peppe? Non ti conoscevo così determinato!