“Impronta Verde” (“Green Deal”) è uno dei motivi
conduttori sia del programma del governo italiano guidato da Giuseppe Conte che
della Commissione Ue guidata da Barbara von der Leyen e, in linea di massima,
di tutti i governi che oggi si propongono nei vari angoli del mondo. E’ di
moda? Sì, come lo sviluppo, le riforme, l’interesse verso il popolo, etc.. Chi
non conosce una qualche entità governativa che non abbia avuto o abbia in
programma simili obiettivi… destra, sinistra, centro, democrazia liberale o
reale che sia… oggi è il momento del “green”. Per noi (europei ed italiani)
c’è da capire se, oltre a slogan e buoni propositi, ci sono fatti concreti. E
nel momento stesso in cui cerchiamo di avere le idee un po’ più chiare, c’e’ da
capire anche e soprattutto il contesto planetario: i ghiacciai dell’Artico che
si sciolgono, le foreste dell’Amazzonia e del centro Africa che bruciano ci
riguardano, e molto. Il
contesto è questo: per gli eventi planetari le
iniziative sono in corso in modo inefficace da diverso tempo, e altrettanto
sembra che si possa dire per Europa e Italia. Per cui, prestare attenzione
all’oggi ci serve a capire se continueremo a farci male o ci sarà un’inversione
di tendenza.
Per gli eventi planetari ci affidiamo ai
prossimi e numerosi incontri in corso e prossimi, grazie anche ai nuovi,
incisivi e potenti stimoli di movimenti come quello della svedese Greta
Thunberg, sempre più internazionale e presente.
Il presupposto da cui noi partiamo è che non ci
può essere ecologia senza democrazia liberale, giustizia e rispetto dei diritti
umani ed individuali, ovunque. Questo in virtù del fatto, per esempio che,
commisurato a quel periodo, i nazisti erano anch’essi ecologisti. La strada,
quindi, è lunga, articolata e difficile, ma non impossibile: come a suo tempo
si riuscì (seconda guerra mondiale) a trovare un’unione (di tanti diversi tra
loro) contro il nazismo, non è detto che oggi non si possa fare altrettanto in
nome di questi nostri presupposti per vivere meglio il Pianeta (senza una
guerra mondiale, ovviamente); magari non aspettando, come accadde nella prima
metà del secolo scorso, che ci si rendesse decisamente tardi di quel che
stavano facendo i nazisti per affermare la loro visione ecologica del mondo.
Nel contesto “territorialmente più nostro” è
prematuro, sia per Conte che per von der Leyen, fare dei resoconti, per cui ci
limitiamo a capire le tendenze.
1 – “Il Green Deal europeo deve diventare
l’elemento distintivo dell’Europa – ha detto la presidente della
Commissione Ue-. Il suo fulcro è il nostro impegno a diventare il primo
continente al mondo a impatto climatico zero. Si tratta anche di un imperativo
economico a lungo termine: chi saprà agire per primo e più rapidamente sarà in
grado di cogliere le opportunità offerte dalla transizione ecologica. Voglio
che l’Europa sia all’avanguardia. Voglio un’Europa esportatrice di conoscenze,
tecnologie e buone pratiche”.
2 – “Nella prospettiva di un’azione riformatrice
coraggiosa e innovativa, obiettivo primario del Governo – ha detto il
presidente Giuseppe Conte – sarà la realizzazione di un Green New Deal,
che promuova la rigenerazione urbana, la riconversione energetica verso un
progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione
della biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti climatici”.
E’ fatta, almeno per noi europei ed italiani?
Addirittura con gli europei che dovrebbero diventare avanguardia mondiale…
Vediamo. Alcune piccole cose che, al momento,
possono fare tendenza.
Ue. Il nuovo nome del portafoglio del
commissario all’immigrazione Margarítis Schinás, incaricato di “proteggere
il nostro stile di vita europeo” (1), una formula che dovrebbe riferisi
sostanzialemtne alla gestione dell’immigrazione, non ci torna (si dice che
fonte della “anomalia” siano le concessioni del presidente ai suoi alleati
sovranisti di alcuni Paesi dell’est). E se rileggiamo le dichiarazioni di cui
sopra del Presidente, la cosa ci preoccupa. Ma il “governo” Ue non è ancora
insediato, per cui è doveroso aspettare.
Italia. Le buone intenzioni del governo Conte arrivano
mentre nel secondo trimestre del 2019 la stima tendenziale delle emissioni dei
gas serra prevede un incremento rispetto all’anno precedente, pari allo 0,8% a
fronte di una diminuzione del PIL pari a -0,1% rispetto all’anno precedente.
Sono i dati resi noti nei giorni scorsi dall’ISPRA, che aggiunge: si verifica
un disaccoppiamento tra l’andamento delle emissioni e la tendenza dell’indice
economico, non troppo confortante perchè a un decremento del PIL è associato un
incremento delle emissioni di gas serra (2).
Tra i primi annunci del governo, diversi sono per
nuove tasse (3). Una logica che non cambia nulla rispetto alle politiche messe
in atto fino ad oggi, coi risultati che l’ISPRA ci ha documentato. Non crediamo
di essere estremisti se crediamo che sia da ridisegnare tutto il nostro modello
nazionale di servizi e produzione (per quanto sia possibile a livello di
nazione). Ridisegnare significa tasse ulteriori in un Paese con livelli di
evasione da incubo, dove anche le amministrazioni preposte non contribuiscono
ad evitarlo (4)? Nuove tasse in un Paese il cui ritorno ai cittadini in servizi
e burocrazia è sempre deficitario e foriero di sfiducia e nuove evasioni
fiscali? Nuove tasse in un Paese – uno dei tanti esempi, ma molto significativo
– che si sta apprestando a rinnovare quel pozzo senza fine chiamato Alitalia?
Il governo Conte è appena insediato, per cui
anche qui crediamo sia doveroso aspettare.
1 – https://avvertenze.aduc.it/statiunitideuropa/nuova+commissione+ue+anomalie+dei+nomi+dei_29983.php
2 – http://www.isprambiente.gov.it/files2019/area-stampa/comunicati-stampa/ComunicatostampaEMISSIONItrimestrale2019.pdf
3 – registriamo oggi quello del ministro
all’Istruzione e Università, Lorenzo Fioramonti, che per finanziare la scuola
vuole tassare ulteriormente il trasporto aereo.
4 – i Comuni che hanno diminuito al lumicino le
loro iniziative di recupero: https://www.aduc.it/comunicato/evasione+fiscale+chi+semina+vento+raccoglie_29998.php
Vincenzo
Donvito, presidente Aduc
Impronta Verde in Italia, in Europa e nel Pianeta. Tasse e meno democrazia?
Il presupposto da cui noi partiamo è che non ci può essere ecologia senza democrazia liberale, giustizia e rispetto dei diritti umani ed individuali, ovunque.

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