Con gli accordi della fine anni ’90 cosiddetti di Basilea uno, due e tre, è iniziato un “ritornello” a fronte del quale la banca nega anche piccoli prestiti, poche migliaia di euro, a persone che sono clienti da 30/40 anni.
Il criterio di concessione del credito è cambiato radicalmente negli ultimi anni. Dopo la graduale evoluzione da “sistema”, totalmente chiuso ai più, le banche avevano fatto dei notevoli passi in avanti negli anni ’60, evolvendosi nell’epoca del “miracolo economico”. A quel tempo, il requisito principale richiesto dal “prestatore di denaro”, per lo più rappresentato dalla banca, ma anche dalle finanziarie, era la moralità. Bisognava non essersi resi insolventi da impegni firmati (assegni e cambiali), essere presentati da un cliente dell’istituto di credito ed avere un immobile intestato. Da un po’ di tempo a questa parte non è più così… La banca non dà nulla a chi non possiede immobili, non conta la presentazione più o meno autorevole, quanto alla moralità chi deve concedere il cosiddetto fido non se ne fa nulla, qualora non abbiate pagato (oppure lo avete fatto in ritardo) la rata della macchina o dell’aspirapolvere. In buona sostanza, se siete segnalati alle banche date (il consorzio fra banche, la Crif) per voi è finita. Non avrete carte di credito e non riuscirete più a comprare a rate. Con gli accordi della fine anni ’90 cosiddetti di Basilea uno, due e tre, con gli stress test che dimostrerebbero che sono per prime le banche ad essere sottocapitalizzate, a patire la crisi, è iniziato un “ritornello” a fronte del quale la banca nega anche piccoli prestiti, poche migliaia di euro, a persone che sono clienti da 30/40 anni. Queste sono le ragioni che inducono giornalmente piccoli artigiani e commercianti a chiudere, tirare giù la saracinesca, per non riaprire più. Un tempo si poteva sopravvivere alla banche; si usavano le cambiali e gli assegni con innumerevoli girate sul retro, che consentivano altrettante transazioni commerciali. Era tutta ricchezza che veniva prodotta senza passare attraverso le banche, che ora guadagnano su tutto, sotto la voce spese e commissioni. C’è stato un tempo che l’imprenditore, andando in banca, chiedeva un prestito per poco tempo, per pagare gli stipendi e si vedeva sistematicamente accontentato. Non è più così; Basilea ha introdotto dei criteri così selettivi che, anche volendo, il funzionario di banca non può aiutarvi. E’ il computer (non il funzionario), che dopo aver interpellato la banca data, dice sì o no al finanziamento. E allora che dire? Al diavolo Basilea. Al diavolo le banche! Per chi vuole portar avanti un’attività, resta la sola strada dei mezzi propri e dell’autofinanziamento derivante dagli utili. Fatte le dovute premesse, di chi è la colpa di questo stato di cose? Negli Usa, dove è nata la crisi e da cui ne sono subito usciti; le autorità monetarie e il presidente Obama hanno attuato una politica di investimenti e si sono rifiutati di applicare Basilea tre. In Europa la colpa è degli Stati membri che hanno lasciato imporre alla Germania la politica del rigore e sacrifici agli altri, mentre loro se la passano molto bene (un operaio tedesco guadagna il doppio di un italiano). Morire di Basilea, soffocare nelle regole dell’Unione Europea, è questo il nostro destino? Speriamo di no, sarebbe una cosa assurda. Si può non essere d’accordo con il presidente Renzi su tante cose, ma può essere la persona giusta, con il piglio appropriato, per dire basta a questa congiura che, giorno dopo giorno, ci sta facendo scivolare a livello della Grecia. Ed è bene ricordare che neppure gli ellenici meritavano il trattamento distruttivo imposto dalla Merkel. Per concludere con il problema del credito, dei prestiti che non vengono più dati e in molti casi revocati (a clienti da anni affidati), l’Italia in materia bancaria è tornata indietro agli ’50.

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