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Immigrazione: da lavoro minorile a realpolitik

Giovani migranti senza genitori non sono rari in America ma se dieci anni fa i numeri si aggiravano sui 6 mila, negli ultimi tempi sono aumentati a più di 150 mila all’anno. L’amministrazione di Biden ha ereditato il problema dei migranti, aggravato dalla politica del suo predecessore alla Casa Bianca. Se Biden sta cercando nel migliore dei modi di metterci una pezza, la destra non si interessa.

di Domenico Maceri | 8 Marzo 2023

“Credo di avere scoperto uno scandalo di lavoro minorile in questo Paese”. Così la giornalista Hannah Dreier in un’intervista al programma televisivo Democracy Now. La Dreier aveva pochi giorni prima pubblicato un articolo investigativo nel New York Times in cui ha dettagliato lo sfruttamento di migranti al di sotto di 18 anni venuti in America senza genitori i quali lavorano illegalmente per alcune compagnie americane note a tutti. Si è trattato di un articolo che ha messo a nudo il lavoro minorile illegale causando l’amministrazione di Joe Biden di reagire immediatamente e correre ai ripari per migliorare la situazione.

Giovani migranti senza genitori non sono rari in America ma se dieci anni fa i numeri si aggiravano sui 6 mila, negli ultimi tempi sono aumentati a più di 150 mila all’anno. Arrivano negli Usa principalmente dall’America Centrale e una volta fermati dalle autorità vengono detenuti e poi affidati a degli sponsor, tipicamente parenti, ma in alcuni casi estranei che promettono di prendersene cura. Devono andare a scuola ma spesso sono anche costretti a lavorare in parte per pagare i debiti a quelli che gli hanno prestato i soldi per il viaggio. Allo stesso tempo devono mandare rimesse alle loro famiglie.

La loro situazione è così tragica che anche quando le scuole si accorgono che questi giovani lavorano tante ore e poi si addormentano in classe tendono a non informare le autorità. Una volta perso il lavoro i giovani si troverebbero in situazioni peggiori a causa di minacce dei loro sponsor e per la loro incapacità di aiutare le loro famiglie. In effetti, questi giovani migranti, bambini in realtà, sono dovuti crescere in fretta, costretti dalla loro tragica situazione, senza ottenere assistenza appropriata da nessuno.

L’amministrazione di Biden ha ereditato il problema dei migranti, aggravato dalla politica del suo predecessore alla Casa Bianca. Si ricordano facilmente le gabbie in cui venivano tenuti i minori arrivati in America, separati dai loro genitori messi in carcere dai funzionari di Donald Trump. L’amministrazione attuale ha cercato di migliorare la situazione sistemando al più presto possibile questi minori con famiglie. Lo hanno fatto in troppa fretta senza prendere tutte le precauzioni necessarie. Alcuni di questi minori sono stati affidati a individui che hanno sfruttato la tragica situazione. La Dreier ci informa che un individuo aveva fatto da sponsor a 20 minori, usandoli per guadagnare soldi con il loro lavoro.

Le leggi sul lavoro minorile in America ci sono. È possibile lavorare in agricoltura sin dall’età di 12 anni con il permesso dei genitori ma nella maggioranza dei casi bisogna avere 14 anni per potere lavorare. I giovani possono abbandonare la scuola d’obbligo a 14 anni in alcuni Stati anche se nella maggioranza dei casi la pubblica istruzione è gratis fino a 18 anni. Per i giovani migranti queste regole non vengono applicate perché sono visti come risorse economiche. I loro lavori contribuiscono anche alla scarsezza del personale considerando anche la bassissima disoccupazione del 3,4 %, numeri che non si vedevano da più di 50 anni. Quindi le agenzie di personale che forniscono lavoratori alle aziende chiudono non uno ma ambedue gli occhi in tanti lavori manuali spesso rifiutati dagli americani. Si tratta di aziende notissime a tutti e includono Target, Walmart, General Motors, Ford, e tante altre. Le aziende sostengono di non sapere nulla ma ovviamente non fanno verifiche accurate. Questi giovani lavorano nella riparazione di tetti, pulizia di mattatoi, consegna pasti, pulizia negli hotel e tanti altri.

Se Biden sta cercando nel migliore dei modi di metterci una pezza, la destra non si interessa. La retorica dei repubblicani consiste nello strillare sull’invasione al confine. Due governatori di Stati molto importanti, Greg Abbott (Texas) e Ron DeSantis (Florida) hanno sfruttato la situazione per fare trasportare gruppi di migranti a grossi centri urbani come New York e Chicago. Il loro messaggio si focalizza su queste grandi metropoli come città santuario per migranti e vogliono dunque “punirle” scaricando gente che ha bisogno di assistenza. Allo stesso tempo si presentano come “duri”, specialmente DeSantis che sta scaldando i motori per sfidare Trump alle primarie per la nomination del Partito Repubblicano in preparazione alle presidenziali del 2024.

Altri governatori però la vedono diversamente. Il governatore Eric Holcomb (Indiana) e Spencer Cox (Utah) vorrebbero più migranti perché le aziende dei loro Stati non riescono a trovare abbastanza personale. Questi due leader di “red states”, ossia conservatori, hanno scritto nelle pagine del Washington Post chiedendo al Congresso di delegare agli Stati la responsabilità dell’immigrazione come avviene nel caso delle università. Secondo loro ogni Stato farebbe le proprie decisioni per trovare immigrati che possano mantenere l’economia viva alla luce del calo delle natalità e delle necessità delle loro aziende. Holcomb e Cox riconoscono i contributi degli immigrati scrivendo che il 50 percento delle grosse aziende americane sono state fondate da immigrati o dai loro figli. Un riconoscimento atipico del Partito Repubblicano che vede solo la presenza dei migranti come problema. Per quanto riguarda il lavoro dei minori, però, silenzio completo. Non è il loro problema.

Domenico Maceri

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

Pubblicato in : EditorialeTag: agricoltura, amministrazione, anni, casa bianca, genitori, giovani, immigrazione, intervista, lavoro, new york times, primarie, scuola, soldi, usa

Info Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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