
I fatti: Parolin alza i toni su Gaza, parla di civili massacrati, chiede il rilascio degli ostaggi e richiama alla proporzionalità. Tel Aviv reagisce piccata, il dibattito s’incendia e subito parte il ritornello: “Il Papa è in imbarazzo”. Comodo, fa titolo. In pubblico però il Santo Padre non ha sconfessato nessuno, anzi: ha detto che il Segretario di Stato ha espresso bene la linea della Santa Sede. In sintesi: nessuna crepa, stessa partitura, capacità d’espressione differente.
Cosa c’è davvero sotto? Non certo una spaccatura dottrinale, ma la fatica di tenere insieme tre esigenze che tirano in direzioni opposte. Primo: difendere le vite civili e denunciare la brutalità delle guerre moderne. Secondo: non regalare neanche mezzo centimetro di legittimità a Hamas e pretendere la liberazione degli ostaggi. Terzo: non bruciare i canali con Israele proprio mentre si prova a incidere su tregue, corridoi umanitari, regole d’ingaggio. Parolin spinge sull’urgenza umanitaria. Il Papa tiene il registro istituzionale, ricuce, non chiude porte. È coordinamento, non caos.
Israele, da parte sua, rifiuta qualsiasi simmetria morale con un gruppo jihadista: Stato democratico da una parte, milizia dall’altra. Il Vaticano ribatte che il diritto alla difesa non esonera dalla misura e dalla tutela dei non combattenti. Sono due linguaggi antichi che si urtano da decenni, oggi amplificati da social e telecamere sempre accese. Risultato: frizione pubblica, conversazioni private. È la diplomazia, non un reality.
Dove sarebbe quindi l’“imbarazzo”? L’imbarazzo resta nel difetto ideologico buonista del Vaticano, che non prende mai una posizione netta e, in nome del “volemose bene”, assume sempre quella posizione “zatterante” all’abbisogna che spesso obbliga gli astanti a precipitose revisioni per non andare a creare fastidiosi incidenti diplomatici.
La sostanza resta questa: condanna del massacro dei civili, richiesta di rilascio degli ostaggi, richiamo alla proporzionalità, preservazione di spazi di mediazione. La narrazione dell’“imbarazzo” è nient’altro. Certo, mettere sullo stesso piano un partito di tagliagole e uno Stato democratico legittimamente riconosciuto è un esercizio di retorica complicato…
Piero Terracina

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