
È un fine settimana denso di avvenimenti politici nazionali e internazionali, che si intrecciano tra loro, e di cui è bene scrivere qualche appunto, della cui lunghezza subito mi scuso.
La prima novità in Italia sono le importanti manifestazioni contro il genocidio dei palestinesi che si sono svolte a Venezia e a Genova.
Al Lido di Venezia, un corteo pro-Palestina con la partecipazione 5000 persone, promosso da centri sociali e dal circolo ANPI 7 Martiri, ha attraversato le strade attorno alla Mostra del Cinema con striscioni come “Stop genocide – Palestina libera dal fiume fino al mare” Fra i partecipanti, anche diverse personalità del mondo artistico.
Ieri sera, Genova ha ospitato una grande fiaccolata pro-Gaza per salutare la missione umanitaria Global Sumud Flotilla diretta a Gaza per portare cibo ai palestinesi.
Il corteo ha visto la partecipazione di decine di migliaia di persone (tra 40.000 e 50.000 secondo gli organizzatori), molte con fiaccole, bandiere palestinesi e candele, accompagnando la raccolta di oltre 300 tonnellate di aiuti umanitari destinate a Gaza.
La sindaca di Genova, Silvia Salis -sempre più brava- ha partecipato con la fascia tricolore, definendo la mobilitazione “commovente” e rappresentativa dell’anima solidale della città.
Dunque, le persone pronte a scendere in piazza ci sono e sono tante.
Aspettiamo che associazioni, sindacati e partiti di sinistra facciano sentire insieme la loro voce e sviluppino un’iniziativa nazionale.
Resto ancora convinto dell’opportunità di un presidio democratico e pacifico davanti all’ambasciata di Israele.
A Gaza la pulizia etnica si intensifica con massicci bombardamenti e scarsità di cibo. La crisi umanitaria è gravissima e sotto i nostri occhi si sta svolgendo una delle più gravi azioni di terrorismo pianificato da parte di uno Stato contro un popolo, con tale crudeltà da ricordare gli interventi dei nazisti nei ghetti ebraici europei durante la seconda guerra mondiale.
Gli attacchi israeliani su Gaza City, Nuseirat e Karama hanno provocato decine di morti (tra cui donne e bimbi) distrutto un panificio e costringono circa 1 milione di palestinesi ad una fuga disperata verso la trappola dei campi di concentramento.
In Ucraina continuano i raid russi su larghissima scala.
Durante la notte, la Russia ha lanciato centinaia di droni e missili balistici e missili di ogni tipo, colpendo diverse regioni ucraine. A Zaporizhzhia si contano un morto e 28 feriti, tra cui tre bambini.
A Copenaghen, la riunione dei ministri degli Esteri dei paesi della Unione Europea si conclude con un altro fallimento. Sull’Ucraina anziché spingere verso il cessate il fuoco e verso un compromesso territoriale, si prepara il 19simo pacchetto di sanzioni per continuare la guerra, già persa, “fino alla vittoria”. Su Gaza invece nulla, non si prepara contro Israele nessuna restrizione, nessuna sanzione, nessun embargo sulle armi, perché -è questa la ragione ufficiale che viene avanzata- non ci sarebbe stata l’intesa tra gli europei. Viene spontaneo chiedersi quanto pesi su questa posizione di immobilismo il pieno sostegno di Trump a Netanyahu.
Si resta senza parole di fronte a tanta cecità e viltà del Vdcchio Continente in politica estera.
Mentre l’Europa non ha una politica estera degna di questo nome, e si limita ad ubbidire a Trump su Israele, sui dazi, sulla corsa al riarmo con le relative spese, a Oriente avvengono cose di portata mondiale di cui si parla poco, anche se riguardano la maggioranza dell’umanità e quindi indirettamente tutti noi.
In Cina si tiene il 25esimo summit della Shanghai Cooperation Organization (SCO). Xi Jinping ospita un vertice a Tianjin con leader come Putin, Modi e il presidente iraniano Pezeshkian. Obiettivo: plasmare un modello alternativo di governance globale, distaccato dall’ordine occidentale.
Nonostante le tensioni (es. tra India-Pakistan, e Cina-India), la Cina vuole dimostrare che può guidare un nuovo assetto globale sotto la sua presidenza SCO. Previsti incontri bilaterali e una dichiarazione comune. Anche se i risultati concreti potrebbero essere modesti il segnale che viene inviato all’Occidente è forte e chiaro e risponde ai dazi e alle logiche di chiusura e di rivincita che vengono dagli USA di Trump.
Si sta andando verso la formazione di un polo alternativo all’ordine mondiale che finora è stato sotto la guida statunitense.
Non solo: Putin parteciperà, il 3 settembre, con Xi alla Parata del Giorno della Vittoria e ci saranno incontri bilaterali. Pechino, dopo la rottura delle relazioni tra Europa e Russia, è diventata il principale acquirente di petrolio, carbone e gas russi, e presto lo sarà anche del gas. Ovviamente i colloqui tra i capi dei due grandi Paedi affronteranno anche i temi di cooperazione militare e della guerra in Ucraina, con l’obiettivo, da parte di Putin, di integrare Pechino nei negoziati internazionali sul conflitto.
È evidente che nel mondo avvengono più cose di quanto il racconto dei giornali e degli opinionisti occidentali voglia far credere.
Le guerre sono l’espressione di fattori economici e geopolitici di portata globale.
Il mondo sta vivendo una fase di transizione dalla crisi del vecchio ordine ad egemonia americana ad un nuovo ordine, non ancora nato, in cui altre potenze economiche e militari intendono svolgere un ruolo autonomo.
La domanda che si pone per l’Europa e per le forze politiche italiane, in particolare quelle di sinistra, è se contribuire alla creazione di un nuovo equilibrio multipolare, basato su rapporti economici e politici più equi, sulla collaborazione e sulla convivenza pacifica oppure se dirigersi verso la contrapposizione, e quindi verso una scellerata corsa al riarmo anche nucleare accrescendo le ragioni dello scontro con quei paesi che, essendo ormai sviluppati, non stanno più ai diktat dell’Occidente a guida americana.
L’opzione del multipolarismo è quella che ripudia la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti fra le nazioni.
La scelta è chiara: o un’Europa che partecipa alla costruzione di un mondo multipolare fondato sulla pace e la cooperazione, oppure un’Europa che si condanna a un ruolo subalterno, irrilevante, complice di guerre infinite e di un riarmo suicida.
Enrico Rossi

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