Dopo il fallimento della Thomas Cook
britannica forse qualcuno e qualcosa cominceranno a far mente locale che di
rendita è sempre più difficile campare. Questo vale per tutti gli attori
dell’offerta, dalle agenzie ai vettori fino ai singoli servizi di alloggio e di
mobilità.
E non è solo una questione dell’affermazione
delle prenotazioni online che in tanti fanno direttamente a chi offre loro un
volo o un albergo o un tour. Già di per sé la prenotazione online ha un costo minore
rispetto a quella “tradizionale”: il banco dei vari offerenti è oggi non solo
quello di un ufficio ma anche quello digitale che già in tanti, aziende o
utenti, si sono resi conto della sua valenza. Ma nonostante questo le agenzie
continuano ad esistere, alcune operando al di là del classico bancone, altre
dietro il bancone virtuale. La Cook britannica sembra che abbia fatto crack
proprio per non aver colto appieno questa situazione (vedremo, ché le realtà in
questi contesti vengono sempre un po’ dopo).
Per chi oggi si appresta a fare un viaggio, il
primo approccio è quasi sempre online. Da qui, poi, in molti usano i servizi di
agenzie che sono anche online, altri invece saltano questa mediazione. La
differenza? Dipende dalle conoscenze del singolo viaggiatore rispetto a dove
vorrebbe andare e dalle capacità dei singoli offerenti di rendere interessanti
le proprie offerte. Mentre per i viaggiatori molto dipende dai singoli
interessi e dalle mode e dalla pubblicità, per chi offre c’è un elemento di base
che deve caratterizzarli: professionalità; sia che ti venga offerto un volo o
un albergo, sia che si tratti di una itinerario articolato o della costruzione
dello stesso intorno ai desiderata del viaggiatore.
Ed è su questa professionalità che ci concentriamo.
La sua accuratezza dovrebbe crescere in modo esponenziale rispetto
all’articolazione delle domanda: una cosa è vendere un volo per Parigi o New
York o Londra, magari con annesso albergo, altro è vendere un tour nei castelli
della Loira o nel deserto australiano o nelle foreste del Congo o nelle Pampas
argentine o nei luoghi “santi” di Israele. La tendenza di diverse agenzie è
quella di “consigliare” pacchetti già confezionati, per cui la loro funzione si
limita ad essere rivenditori di prodotti confezionati da altri tendenzialmente
esperti in quello specifico territorio. Ma, per l’appunto, rivenditori. Ed è
qui, secondo noi, il problema: i rivenditori di viaggi stanno subendo le stesse
sorti dei rivenditori di pentole, o sei fortemente specializzato, e quindi va
bene anche se stai dietro ad un bancone tradizionale, oppure devi darti da fare
per affrontare la concorrenza degli “Amazon” del settore, con
l’aggiunta di fornitori di, per esempio,
alberghi e voli e trasporti, che operano anche direttamente col cliente.
Ovviamente noi, in questo ambito, non abbiamo le
formule da indicare perché i vari mediatori siano all’altezza della situazione,
ma proprio perché abbiamo l’occhio del consumatore e dell’utente siamo in grado
di sostenere che i nostri occhi oggi sono molto attenti e selettivi.
Qui un nostro recente articolo su Cook/Alitalia:
https://www.aduc.it/comunicato/thomas+cook+alitalia+due+modi+due+mondi+diversi_30036.php
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
Il turismo non è in crisi di domanda, ma l’offerta talvolta traballa
Mentre per i viaggiatori molto dipende dai singoli interessi e dalle mode e dalla pubblicità, per chi offre c’è un elemento di base che deve caratterizzarli: professionalità.

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