L’idea che sia il Presidente della Repubblica a scegliere i ministri non ha avuto mai in Italia alcun riscontro reale. Ha sempre prevalso il “Manuale Cencelli” ovvero un sistema — lo riassumo per i più giovani — dove l’accurato bilanciamento tra partiti, e loro correnti interne, di una maggioranza è stato sempre rispettato, il che non vuol dire nient’altro che il Presidente della Repubblica si è sempre limitato a sottoscrivere quel gli veniva presentato. Il non farlo avrebbe significato far saltare gli accordi di governo.“Manuale Cencelli” ha però una valenza molto negativa, nel linguaggio giornalistico lo si usa per denunciare una pratica spartitoria, ovviamente a danno della meritocrazia.Nel caso del prof. Paolo Savona il “Manuale Cencelli” è tuttavia applicabile fino ad un certo punto. Il Movimento 5stelle e Lega lo appoggiano entrambi, del resto il professore non è certo catalogabile come militante né dell’una né dell’altra componente della maggioranza di governo.
E allora?
Forse il personaggio ha un curriculum inadeguato?
Per chi volesse dargli un’occhiata le sorprese non sono poche. Intanto è un curriculum dove gli aspetti accademici sono ben bilanciati dall’esperienza reale, mentre gli abbellimenti, per non dire di peggio, per darsi un tono non sono necessari. In Banca d’Italia si occupò, diventandone direttore, del Servizio studi e ricerche, e deve averlo fatto in maniera egregia se l’allora governatore Carli, accettando la carica di Presidente di Confindustria, se lo portò dietro, affidandogli l’incarico di Direttore generale. Anche qui lasciò il segno con l’alto livello raggiunto dall’ufficio studi e ricerche dell’associazione. In un esecutivo dove spicca al vertice la vocazione cattolica, un vecchio economista, ai tempi vicino al Pri, potrebbe sembrare una concessione eccessiva all’area “laica”, ma crediamo che neppure questo sia un argomento di una qualche sostenibilità — ammesso che qualcuno lo pensi e che abbia un senso usare questo termine — perché a ricorrere ai consigli di Savona fu Cossiga, un altro Presidente della Repubblica, democristiano come l’attuale. E che dire di Ciampi che, da presidente del Consiglio (ed ex governatore di Bankitalia), lo sceglie come ministro dell’industria? O l’incarico di presidente del Fondo di garanzia interbancario?
Se poi si vuol dare un’occhiata al suo curriculum per la parte della docenza universitaria si scopre che ha insegnato a Perugia e a Roma Tor Vergata. Nei suoi studi a livello finanziario si è occupato di sistema monetario internazionale, di tassi e investimenti, e di contratti derivati, mentre ha dedicato ricerche, facendo tesoro dell’esperienza in Confindustria, al divario di produttività tra Centro-Nord e Mezzogiorno d’Italia. Si è occupato anche della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione e dell’Università telematica Guglielmo Marconi (dove ha fondato il dottorato in Geopolitica).
Sembrerebbe tutto a posto, ma … sì c’è un ma. Il professore ha due peculiarità che potrebbero far arricciare il naso a più d’uno, intanto è un keynesiano e poi, soprattutto, le cronache ci dicono che sembra proprio si sia opposto alla firma del trattato di Mastricht, sostenendo che per l’Italia sarebbe stato pericoloso farlo nei termini proposti, a causa della mancanza dei requisiti per entrare fin da subito nella moneta unica. Propose perciò a Carli, che doveva firmarlo, in alternativa di far aggiungere delle clausole di salvaguardia, un po’ come richiesto dall’Inghilterra, accorgimento del tutto inutile, perché poi nessuno pensò più ad esse.
Arricciare il naso perché un keynesiano vecchia maniera, di questi tempi, sembra fuori del tempo. Ma sentiamo Vincenzo Visco, ex ministro delle finanze, intervistato dal Corsera: «… ha condiviso l’impostazione della moneta unica. Poi, come La Malfa e altri keynesiani non di sinistra ha cominciato a contestare il modo con cui l’Europa gestiva l’euro». Intanto, lo abbiamo appena visto, ha lavorato alla moneta unica ma ha contestato la sottoscrizione immediata dei parametri di Mastricht da parte italiana, ma la sua colpa vera sembrerebbe sia consista nell’essere keynesiano, e per di più di destra. E la destra nel caso specifico sarebbe rappresentata da La Malfa! Ma soprattutto il nostro ha un difetto: «E poi c’è un altro rischio. Le posizioni di Savona sono, in modo radicale e suicida, antitedesche. Questo può creargli e crearci dei problemi». Questo è punto cruciale. Il giornalista che l’intervista gli chiede se anche la Germania abbia delle responsabilità, e lui risponde: «Qui nessuno ha fatto il suo dovere. Non lo abbiamo fatto noi, che ci eravamo impegnati a ridurre il debito e non l’abbiamo fatto. Né la Germania, attuando una politica nazionalistica, mercantilista, usando l’euro come un marco “svalutato” per esportare».
Risposta sorprendente perché in realtà Visco sta dando ragione a Savona sia sulla questione dell’affrettata sottoscrizione dei parametri di Mastricht (la vera ragione dell’impossibilità successiva di rientrare nei parametri generali di ammissione) che sulla Germania. Condanna anche lui infatti la Germania, ma su un giornale, mentre non si deve farlo evidentemente stando al governo, perché questo ci creerà dei problemi. Quindi Savona non deve diventare ministro dell’Economia. L’opposizione, più che dall’Europa, sembrerebbe venire dunque da un’area ben precisa della politica italiana, che ha fatto il bello e il cattivo tempo negli ultimi due decenni.
Se il Presidente della Repubblica dà ascolto a queste sirene e traccheggia, non farà che dare spazio all’incertezza e quindi alla crescita dello spread. Conosciamo già la storia.
Le elezioni ci sono state, una maggioranza c’è, si proceda dunque rapidamente, e si metta alla prova questa formula di governo, Savona compreso. Ogni altra strada è, questa sì, suicida.
LPF


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L’economista e deputato PD Francesco Boccia oggi in un’intervista alla Stampa difende Paolo Savona.
«Da ministro dell’Economia non sarebbe un pericolo, anzi: sarebbe un argine a Salvini».
Lo difende lei del Pd? Il nome di Savona è al centro della trattativa ed è fortemente voluto dalla Lega…
«Io farò opposizione netta a un governo che tende a destra, ma la critica a Savona in maniera preventiva è scorretta. Non mi adeguo alla vulgata che vuole criticarlo per ammaccare il governo: ha dimostrato nella sua vita di essere bravo».