
Il sonno della ragione genera mostri e mai come in questi tempi i mostri sono sotto i
nostri occchi.
Ed è un periodo di sonno questo, infestato da piattaforme social sempre più semplificate e
semplificanti che propongono contenuti di ogni tipo, per ogni testa, per ogni voce.
E’ un tempo in cui chiunque può strillare la propria verità e migliaia, milioni di persone nel giro di
un giorno possono leggerla, e crederci.
Sono tempi, questi, in cui non vedi ormai più nessuno con un giornale in mano, tempi in cui ogni
curiosità viene soddisfatta in modo confuso e semplificato dall’onnipresente mezzo telematico.
Tutto questo, fratelli, ha portato appunto un grande sonno della ragione, del pensiero critico, della
voglia di approfondimento, della memoria storica e della cultura.
E da tutto ciò ha ripreso forza, moltiplicata per mille, un mostro che da sempre ha funestato la
società umana da che è diventata collettività: la folla.
Sono tanti, gli aforismi sulla folla, ne ho scelti due che la descrivono perfettamente: “La folla:
quella mostruosità molteplice che, presa un pezzo alla volta, sembra uomini, ragionevoli creature di
Dio; ma, confusa insieme, fa una sola grande belva, un mostro più tremendo dell’Idra.” aforisma di
di Thomas Browne.
“È una battaglia vecchia come il tempo – il ruggito della folla da un lato e la voce della tua
coscienza dall’altro.” aforisma di Douglas Macarthur.
La folla è da sempre stato quel gruppo di persone che finiscono per fondersi negli intenti e nel
sentire dietro un’idea per la sola forza che essa stessa ha guadagnato solo in quanto ripetuta di
bocca in bocca.
Che fosse la condanna a morte per un Nazareno o un nobile francese, la pace a tutti i costi o la
guerra, a tutti i costi, o che fosse la voce dell’ignoranza contro quella della ragione per cacciare un
Galileo o bruciare una strega.
Da sempre la folla è stata un mostro cieco e volubile.
Ma i nostri sono i tempi in cui ormai la società stessa è divenuta folla, grazie ai social media, a
internet, alla velocità dell’informazione, che sacrificano approfondimento e verità alla sensazione e
alla novità.
E così, ciò che una volta accadeva solo in alcune condizioni, pare divenuto adesso il modo di
apprendere dei più, fatto di superficialità e di emotività, assolutamente volubile, assolutamente
condizionabile.
Basta una notizia, anche se falsa, anche incompleta o addirittura errata, per incendiare un bosco
umano pasciuto di noia e ignoranza e creare grandi movimenti di persone sulla base del solo fatto di
di ”essere virale”.
Vediamo gli eventi di questi giorni, eventi gravi, complessi, spesso affondanti le proprie radici
storiche lontano nel tempo, vissuti dalla folla in modo semplificato, acritico, totalmente emotivo.
Accade che la causa della pace possa venir gridata con tanta forza da divenire violenza, così tanto
da volersi imporre con l’odio e l’aggressione verso chi, apparentemente, non è parte di tale folla.
Non più un’idea diversa, o semplicemente l’interesse verso altro, ma un nemico da abbattere e da
travolgere, perché nulla si frapponga all’onda di questa folla schiumante in nome di quella che si
vorrebbe essere tolleranza, pace, rispetto dell’altro e che spesso diviene, tristemente, l’opposto.
Talchè, nella folla, qualcuno può giungere a far proprie le voci sguaiate di chi vede nel portatore di
un’idea diversa non un contraddittore con cui confrontarsi ma un nemico da abbattere e allora il
sangue di nuovi martiri può tornare a bagnare strade e piazze.
La politica trasformata dall’assenza di cultura e informazione, dalla mancanza del dubbio, non più
nel confronto costruttivo fra concezioni diverse di buon governo, ma anche in questo caso di
scontro fra folle, dove solo prevalere conta e perfino il senso del conflitto finisce per andare
perduto.
Ed accade così che anche antichi orrori possano tornare ad affacciarsi dai corridoi più bui della
storia, facendoci ripetere passi che credevamo per sempre dimenticati.
In nome di questi la folla, cieca ad ogni ragione, obnubilata da un sentimento che non nasce dalla
ragionata visione dei fatti ma dall’emotività più bruta, può arrivare in alcuni casi, purtroppo, a
considerare nemici tutti gli appartenenti ad un popolo, ritenuti singolarmente responsabili di ciò che
non hanno mai commesso.
E questi stessi sentimenti, questi stessi modi di colpevolizzare un popolo assomigliano a quelli di
altri tempi, quando anche allora la folla decideva ed era pronta ad acclamare un singolo uomo e a
credere ciecamente a ciò che comandava, senza che nessuno si ponesse il dubbio, senza che vi fosse
il grido della coscienza del singolo a impedire quello che sarebbe stato uno dei più terribili orrori
del 900.
Tutto questo ci riguarda, perché viviamo anche il tempo presente e viviamo
il mondo profano e non possiamo far finta di non vedere cosa sta accadendo ora, oggi, intorno a noi.
Siamo uomini della storia, viviamo in essa e non pochi di noi hanno contribuito a forgiarla.
Le voci diffuse senza fondamento, le fake news, le informazioni manipolate, l’isteria collettiva sono
ormai all’ordine del giorno.
Pensare, in fondo, è faticoso, meglio galleggiare sul mare confortante del sentire comune.
Tanto che perfino professori universitari si spingono a proporre iniziative volte ad escludere gli uni
o gli altri in ragione delle loro idee o dell’appartenenza al popolo “sbagliato”.
Ciò accade perfino in questi luoghi, che del pensiero critico e informato dovrebbero essere la culla.
Non vedete anche voi questa isteria diffusa, la polarizzazione dell’odio privo di notizie, di basi, di
conoscenza, che si moltiplica solo perché passa di social in social?
Penserete che stia esagerando, ma vi invito a riflettere.
Io credo che in questo momento di incertezza, in cui il clima si sgretola, la società è “fluida” perché
ormai priva di qualsiasi ossatura morale, con gli equilibri mondiali che vanno a pezzi, servano alle
folle sicurezze che la società, la chiesa o la scienza non sanno dare, e così allora nuovamente si
cerca un colpevole, un capo espiatorio.
Gli ebrei, o i ricchi, o le grandi corporazioni, o i fascisti, i comunisti, i massoni, a seconda
dell’isteria del momento possono prestarsi all’uopo.
E dunque, io penso, a noi spetta di farci, come e dove possibile sentinelle inflessibili, educatori,
divulgatori per riportare la luce della ragione nella testa dei molti, ricordare i valori che ci hanno
accompagnato nei tempi, la fratellanza umana, l’uguaglianza, la libertà.
Se in questi tempi di mostri ancora la massoneria ha un ruolo, credo debba essere questo.
Spero sinceramente che questo mio richiamo vi giunga forte.
Ho detto.
S.G.
Redazione

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