Simboli di partito in una scuola pubblica: neppure nella prima Repubblica avevamo assistito a tanto. Così il sole verde della ‘Padania’ fiorisce e mette il marchio sulla scuola di Adro. Sembra pasticciona e sprovveduta ma in fondo ha capito una cosa molto importante, la Lega: che i segni, i simboli, i riti, non sono soltanto apparenza, rivestimento o procedura. A lungo andare diventano sostanza, sostanza di peso. Proprio per questo l’episodio è rivelatore di un progetto o quanto meno di una idea da non sottovalutare.
Agli esordi la Lega Nord propugnava una riforma radicale del Paese, agitando i temi del federalismo (se non della secessione) e del liberismo. Slogans d’effetto (a volte anche un po’ deliranti) comprensibili a tutti e una presenza capillare, quotidiana, nei luoghi della gente comune piuttosto che nelle stanze dei bottoni sono stati gli ingredienti del successo della Lega. Una lenta e continua ascesa ha portato questa forza ad essere l’azionista di riferimento politico del Governo. Presumibilmente con qualche merito, non ne dubitiamo. Ma anche con mille contraddizioni.
Nel corso di questi 15 anni la Lega è stata capace di rimangiarsi molte delle idee che l’avevano inizialmente contraddistinta. Possiamo dire che abbia sepolto il liberismo, ovvero la linea politica tesa a diminuire il perimetro della politica e del settore pubblico in favore dei cittadini e del privato in genere. Essa ha ‘scoperto’ il fascino di quel potere che verrebbe drammaticamente assottigliato da una diminuzione delle aree di intervento dello Stato e delle istituzioni locali. La Lega ha smesso i panni del partito anti-sistema, pur continuando a urlare parole d’ordine, a strascicare bandiere e a mettere in scena le pagliacciate che fanno parte del suo retrobottega. ‘Roma ladrona’ è solcata quotidianamente da centinaia di piedi ‘leghisti’: piedi di ministri, sottosegretari, portaborse e responsabili di partito. C’han messo le tende e chi li schioda? Contemporaneamente, ci prosperano e ci sputano. Quanto al federalismo, è lecito dubitare che la riforma voluta fortemente da Bossi sarà a costo zero. A giudicare da come hanno performato le Regioni in questi 40 anni e da come in Italia si gestiscono le istituzioni, si dovrebbe azzardare che superfeteranno le spese, mentre l’autonomia non avanzerà d’un millimetro.
La Lega è ancora e sempre di più in marcia. Ma in marcia per arrivare dove? Magari per arrivare a prendere tutto il potere di cui è capace, in quel Nord (e forse non solo) che ha deciso di plasmare gradualmente a propria immagine e somiglianza. Ripetendo nel tempo parole d’ordine, gesti e riti come dei mantra rischia di dar vita per davvero a qualcosa che non c’era e non c’è mai stato: un popolo, una identità padana. A radicare nella gente recinti e steccati, immagini e certezze fuori dalla realtà, ma che nella grancassa della propaganda finiscono per prendere anima e vita. Plasmare e conquistare le coscienze in nome di un potere che deve essere acquistato, mantenuto e accresciuto. Sempre di più. Non il potere per cambiare le cose. Ma cambiare le cose per il potere. L’episodio di Adro, nel suo piccolo, si presta e rivelare – a mio avviso – tutto questo.
A distanza di anni il canestro della Lega Nord – come altri hanno recentemente affermato – è povero di risultati per il Paese ancorché pieno di voti e di seggi. Nell’Italia di inizio millennio la Lega ha stampato molto poco o molto male. Eppure è sulla cresta dell’onda. E nella attuale situazione di crisi strisciante freme per andare alle elezioni, dove conterebbe di incassare un più ricco bottino elettorale.
Il suo appetito e il costante fumo negli occhi degli elettori rischiano però di confonderle i sensi, di annebbiarle la vista, di impedirle di cogliere i sintomi di una crisi che forse l’ha già contagiata nel momento in cui sembra volere strafare, stravincere…, stra-tutto!
Nel suo successo, nel suo gongolante narcisismo, nel suo proporsi spaccona e smargiassa, nel suo essere (falsamente) riverita e (sostanzialmente) temuta da destra e anche da sinistra (sob!), è già iscritta la storia del suo declino.
La vicenda di Adro è un importante passo falso, sottovalutato dalla Lega stessa.
I cittadini italiani – e segnatamente quelli del Nord – cominciano a disporre di una discreta mole di informazioni circa le intenzioni e l’affidabilità di questo ‘fenomeno’.
Quanto tarderanno a tradurre tutto questo in qualche esemplare punizione elettorale?
Ci sarà tempo per riscontrare queste parole. Nel frattempo sia detto che il sole è giallo e non verde e che la razza padana non esiste! Se i leghisti vogliono il potere, se lo prendano, anche questa in fondo è democrazia. Finché terremo desto il cervello, tuttavia, non potranno impunemente stravolgere la nostra storia, la lingua e il vocabolario, le scienze e la geografia e –soprattutto – le nostre coscienze.
Paolo Marini

Caro Luigi,
è curiosa la tua chiosa: mi dai del “Lei” quando tutti i giorni ci diamo del tu, mi accusi addirittura di “razzismo politico” e poi mi saluti “con rispetto”, assegni inconsistenza alle mie opinioni (e così affermi di non accettare il contraddittorio), poi in qualche modo mi rispondi, ma con affermazioni generiche o strumentali. E’ questo il “sano dibattito politico” che vagheggi? Se in questo tempo spesso e volentieri si trasformano le opinioni altrui in “pregiudizi” e si dà dell’ignorante a chi non la pensa (e la dice) come noi, mi pare un tempo destinato a lasciar ben poca traccia di se.
Gent.mo Paolo Marini
Iniziando a leggerLa credevo che avrei dovuto risponderLe paragrafo per paragrafo, magari con una serie di considerazioni opinabili o meno, giuste o sbagliate….comunque suscettibili di stimolare un dibattito costruttivo e chissà…..magari mettendomi un po’ in difficoltà. Purtroppo devo constatare che gli appunti da Lei apposti non hanno consistenza tale da proporre qualcosa, di provocare dubbi e riflessioni all’altezza di un sano dibattito politico. Per carità…..! Tutto il rispetto per considerazioni(?) e idee differenti, ma in questo caso dove sono le idee e le considerazioni? Se la Sua lettera voleva essere uno sfogo ben venga, ne ha tutti i diritti, ma se aveva qualche pretesa di ricevere un contraddittorio, mi spiace deluderLa in quanto da parte mia ho riscontrato solo luoghi comuni, banalità e pregiudizi.
Lei parla di inesistenti popoli padani, ma non conosce la storia e non si ricorda quando nel passato, nei secoli, è successo più volte di parlare di una regione padana e di un popolo padano. I simboli, senza scomodare l’Antropologia Culturale o la Psicanalisi Junghiana e i suoi archetipi, hanno un valore solo quando gliene viene riconosciuto. Se di questi valori ne vengono investiti già Lei starebbe peccando di scarso senso liberale.
Molti dei simboli utilizzati dalla Lega sono presenti anche in alcune chiese anche toscane ed hanno un retaggio non indifferente.
Migliaia di persone appoggiano la Lega Nord per i motivi opposti a quello che Lei denuncia. In realtà la Lega non è un partito bensì un movimento e come tale ha valore in un tempo limitato. Come ben sa dalla storia, ogni movimento nasce in coincidenza con un cambiamento sociale o con un desiderio di attuarne uno; ottenuto l’obiettivo, il movimento si scioglie o si ripropone assimilando nuove lotte e propugnando altre rivoluzioni e cambiamenti. Molti italiani sono stufi proprio di quello che Lei descrive e siccome ormai siamo già stati vittime spesso di una mala partitocrazia, non pensi che la gente creda più ad occhi chiusi alle persone o a programmi a lungo termine.
Se poi la Lega, dal momento della sua nascita ha mutato alcune posizioni o moderato alcuni atteggiamenti o addirittura ha accettato di combattere sul terreno di battaglia avverso, ciò non significa essere in preda a contraddizioni. Quello di cui Lei accusa la Lega, al momento, è solo una sorta di prevenzione e di razzismo politico.
Aspetto con piacere un contraddittorio più ricco e più credibile. Con rispetto.
Luigi Ciampolini