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Il simpatico Poletti e il nuovo farmacista per “trucchi e belletti”

di Fabrizio Binacchi | 29 Marzo 2014

Gli da forza quella sua parlata romagnola e quel suo fare da buon padre di famiglia che dice cose di buon senso e mai scontate. E poi tra tanti neo arrivati lui è uno che della materia se ne intende.

polettiGiuliano Poletti è un ministro simpatico. Quando nel giuramento al Quirinale, davanti a Napolitano, il presidente Renzi lo accolse col pollice verso tutti pensarono a un segnale di sfida. In realtà era uno sfottò per significare che dopo quel momento tutta la partita del lavoro e della politica sociale avrebbe cambiato verso. Poletti dal ciuffo bianco e dalla barba curata a giardinetto. Gli da forza quella sua parlata romagnola e quel suo fare da buon padre di famiglia che dice cose di buon senso e mai scontate. E poi tra tanti neo arrivati lui è uno che della materia se ne intende: lavoro, occupazione e politiche sociali sono state la colonna vertebrale della sua vita di uomo delle cooperative, nella terra della cooperazione. Dopo l’algida e professorale Elsa Fornero, dopo il tecnico dei numeri e delle statistiche Enrico Giovannini, ecco il sanguigno e ciuffato white Poletti che appena arriva in trasmissione fa la differenza. Tutti lo vogliono, tutti lo cercano, lui non si risparmia. Renzi ha fatto bingo a mettere (e non solo accettare) Poletti al lavoro perché sa che potrà triangolare alla grande con sindacati e movimenti avendo di punta l’uomo che non si può accusare sicuramente di essere uno contrario al dialogo. Il pacchetto lavoro è stato uno dei primi provvedimenti puntando subito al problema centrale: numero e modalità di contratti a tempo determinato. C’è un problema di ingresso e di formazione all’ingresso ma anche dopo l’entrata e c’è un problema d’uscita e di ricambio. Poletti ha l’aria di uno che conosce le leve e gli angoli. Non solo gli danno credito ma gli riconoscono anche la giustezza e l’equilibrio di una posizione difficilmente discutibile. E cioè che uno dei drammi del nostro sistema lavoro e del mercato dell’occupazione sta proprio nella alta conflittualità giudiziaria tra datori di lavoro e lavoratori. A proposito di contratti a tempo, giustamente, Poletti spiega che bisogna togliere queste mine -pronte ad esplodere- delle sentenze di riassegnazione al posto di lavoro e di far tornare l’ingresso e l’uscita nel merito del bisogno e dell’utilità. “Scecondo lei come si scente un lavoratore che non è azzettato dal datore di lavoro ma zelà mandato il zudize?” Poche parole ma chiare per ristabilire una regola e non solo una filosofia. Il contratto deve tornare tra datore e lavoratore non imposto da altri. “E come sci deve scentire il datore di lavòro che gli arriva un lavoratore che non volèva”. Appunto. Ovvio che di mezzo ci sta una regola aurea che passa dalla contrattazione nazionale e locale, con articolati chiari e ben precisi. Perché è nelle pieghe dell’ambiguità che si annida la conflittualità. E a proposito di lavoro chissà se il ministro Poletti sa che in questi anni è cambiato anche il lavoro del farmacista. L’anno scorso ho dato una mano a rendere “graficamente snelle” le slide della tesi di un laureando in farmacia, presentazione 12 minuti, 12 slide,  il cui argomento era “Immunigenicità e sicurezza del vaccino antipapillomavirus umano”. (Là!) Presa la laurea, fatto l’esame professionale il neo farmacista si mette a cercare un posto da farmacista. Sono passati mesi e il posto da farmacista non c’è. Perché i farmacisti padri e le farmaciste madri prendono solo farmacisti figli, perché nelle comunali e pubbliche c’è più richiesta che offerta. Gli unici posti che offrono in farmacia ora ai neo farmacisti sono nel reparto cosmesi e bellezza. “Io ho studiato farmacia con tutto il rispetto non vado a fare le prove di trucchi e belletti”. Oppure qualche posto nelle aziende farmaceutiche ma lì è vita di laboratorio chimico non certo di farmacista. Cha strana Italia: si cerca di raddrizzare il mercato del lavoro dipendente, mentre anche  nelle cosiddette professioni liberali sembra tutto andare storto. Ma non si doveva liberalizzare?  #Gabrieleresisti

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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