Si riprende la battaglia sul feticcio delle regole, bandiera sempre sventolata dalla sinistra dura e pura, a significare la rigidità e la immodificabilità di un sistema, buono o pessimo che sia.

È partita dunque l’offensiva di primavera, con grande spolvero di tromboni sfiatati e di dichiarazioni roboanti, chè se c’è una cosa – l’unica, in definitiva – che tiene insieme queste anime belle e pure è l’innata e strepitosa capacità di spararle grosse, in omaggio al loro ormai secolare principio per cui vengono da lontano e non sanno ancora dove andare, ma per arrivarci sbagliano sempre strada. Qualcuno si diverte a cambiargli in corsa la segnaletica, e loro, così ingenui ed in buona fede, ci cascano sempre ed infilano ogni volta nell’ennesimo vicolo cieco. Proprio come i mitici Fantozzi e Filini dell’Ufficio sinistri, solo che questi son più pericolosi perchè, pur riuscendo al pari dei loro colleghi a farci ridere parecchio, hanno velleità di governo, non solo nazionale ma, rullo di tamburi, addirittura europeo.
Quindi, si son divisi i compiti, e negli ultimi giorni hanno rialzato la voce su entrambi i fronti con risultati, a dire il vero, poco esaltanti per loro, anche se esilaranti per noi. Abbiamo scoperto, per esempio, che l’ineffabile Miguel Gotor, con quel nome da personaggio sudamericano in bilico tra il cartone animato e la revolucion, indimenticato spin doctor di Bersani nella più brutta, triste, grigia e devastante campagna elettorale che si sia mai vista in questo paese – che pure ne ha viste tante – è salito di nuovo sulla barricata per metterci in guardia nientepopodimenochè dal “peronismo dolce” che vede avanzare in Italia, mascherato da riforme istituzionali.
Ora, si potrebbe obiettare, con qualche ragione, che un soggetto che era disposto a vedere tacchini sui tetti forse ha qualche problema non di visione, ma di visioni, ma quello che più ci diverte di questo personaggio, e di quelli che in questi ultimi giorni hanno ripreso a suonare la frusta canzoncina della difesa della democrazia “a rischio”, è che non si scomodano mai a ricordare che tutte le democrazie nostre vicine, e quelle con cui siamo relazionati in Europa e nel più vasto mondo, sono da tempo immemorabile basate su meccanismi di elezione diretta e di poteri conferiti al Premier, o al Presidente, a seconda del modello che si sono dati, senza aver perso un grammo di libertà, anzi avendola ben rappresentata con una dinamica di partecipazione aperta e dal basso saldamente nelle mani dei cittadini.
E che l’unico recente esempio di pseudodemocrazia referendaria esercitata con i carrarmati in prossimità dei seggi, l’abbiamo visto messo in atto da quel Putin, degno figlio del KGB e della Grande Madre Russia con cui Gotor ed i suoi coetanei ebbero molto a che fare e poco, in seguito, a farci i conti, ad esempio prendendo atto di qualche solenne abbaglio ideologico tuttora duro a morire. Non a caso, si butta lì il peronismo, modello di destra, come se una dittatura avesse colore politico a renderla migliore, peggiore o giustificabile rispetto ad un’altra, ma intanto si muove aria e si spreca fiato, per dimostrare che la sinistra, quella vera, c’è e veglia per fortuna nostra sulle sorti pericolosamente in bilico della nostra democrazia.
Dunque, si riprende la battaglia sul feticcio delle regole, bandiera sempre sventolata dalla sinistra dura e pura, a significare la rigidità e la immodificabilità di un sistema, buono o pessimo che sia, o semplicemente risultato inadeguato alla prova dell’efficacia dell’azione di governo, in nome di una concezione della democrazia disumanata, ritenuta superiore, prevalente e dunque prevaricante sulle necessità e sulle variabili condizioni delle persone che, in questo quadro teorico, risultano del tutto ininfluenti.
Ecco dunque che i campioni italiani di regole e regolamenti, quelli con i calli alle mani dovuti alle migliaia di manifesti “in difesa di” che hanno firmato negli ultimi decenni, si sono riuniti nella Lista Tsipras, salvo spaccarsi subito dopo per l’incapacità di tenere insieme i loro enormi ego entro lo stesso perimetro, purtroppo per loro assai ristretto. Ma su una cosa si son trovati d’accordo, una volta preso atto che, pur allenatissimi a firmare, non riuscivano a raccogliere adesioni sufficienti a presentare la Lista alle europee: chiedere di cambiare le regole, in vigore dal lontano 1979, per la raccolta delle firme. A dimostrazione che la bandiera del rigore e del rispetto delle regole “senza se e senza ma” è bella finchè la si sventola contro qualcuno, ma è da ammainare subito appena rischia di tornarti contro come un boomerang elettorale, destinato a schiacciare vanità e velleità buone solo a cavalcare ribalte mediatiche compiacenti.
Va da sè che, in questo quadro di sinistrati in lotta per non scomparire dalle mappe di politica interna, cade come un’ultima pennellata vigorosa lo sdegno di Fassina che dichiara di non voler accettare “una umiliazione intellettuale” – sono indietro su tutto, ma anche quest’anno son riusciti con ammirevole tempismo ad anticipare il Pesce d’aprile.

Eh, Paolo, ti toccherà emigrare di nuovo, visto che il neo premier Valls ha dichiarato che adotterà “il modello Renzi”. Pronto a fare la valigia?!
Al di là delle ribollite e delle accuse recipriche da terza media, bisogna notare serenamente che questo delirio di azione renziana (mi pare la storia della mosca e del cocchiere…) stia producendo dei risultati cosi brutti (qualunque cosa tocca, peggiora), che c’è, con onestà, da rimpiangere l’inazione e l’inerzia.
Ma intanto la colla attack che lo cementerà a qualche incarico e la posizione che gli assicurerà una pensione dorata, quelle sono incontestabili, con in piu’ in omaggio la visita al Papa e la benedizione di tutta la famiglia!
Chiamalo scemo!
Vedo che sei ghiotta di ribollita e mi fa piacere, io ne sono pazzo e ne terrei una gavetta sotto il cuscino per sorbirmela appena sveglio. Però due cose, prima di tutto ribollirla sempre in padella perché la ribollita è una minestra asciutta non liquida ed è al top quando diventa uno sformato, e poi mi raccomando, dosare bene il pepolino che lega il tutto, troppo la uccide e troppo poco ne fa un semplice minestrone.
Quanto hai scritto ti qualifica per ciò che sei. E non aggiungo altro perchè, a differenza di te, non ho alcun bisogno di insultare e sminuire gli altri per far risaltare me stessa.
Se la maggior parte dei paesi ha adottato un modello standard di democrazia con tanto di kit per l’assemblaggio non significa proprio nulla, quel modello richiede di essere adattato alle singole storie e culture, ma questo è troppo difficile e capisco che ci si rinunci. I discorsi di Battista non fanno grande presa, come di altri, anche se capisco il tuo entusiasmo per l’attacco ai “professoroni”, visto che hai sempre disprezzato la figura dell’intellettuale, spesso untuosa e clericale è vero, ma indispensabile. Al proposito, se questo è l’insegnamento che ne hai ricavato, forse sarebbe bene che tu ripensassi il tuo pedigree antifascista, come tutti un po’ ripensano prima o dopo i creduti eroismi familiari. Poi tra un bicchiere e l’altro ecco quel tuo gargarismo: ” Sciacquati la bocca prima di attribuire a chi non conosci scelte vigliacche che non ha mai fatto “. Vedo che anche a te piace avvinazzarti, e volare di fantasie gratuite in fantasie gratuite. Io sto parlando a te Chiara, cosa vuoi che mi interessi il tuo pedigree antifascista o gli eroismi dei tuoi antenati. Non capisci che ti rendi ridicola? Potrei tirarti fuori il mio pedigree ma si finirebbe in tempi lontani, nel patriarcato di Costantinopoli, oppure alla battaglia di Magenta, con tanto di cimeli. E allora? Non è un buffone chi cerca aiuto nell’albero di famiglia? Chiara, oggi sei davvero scaduta. E’ brutto scendere dal piedistallo, ma prima o poi sarà inevitabile anche per te, che nella nicchietta della liberale ti sentivi superiore.
Ahahahahhahahaha! I professoroni! Eh, come si gira intorno alle cose pur di non dire come stanno. C’è un ottimo pezzo di Pigi Battista sul Corriere di oggi che lo spiega benissimo. Anche a te, che fai finta di non sapere che siamo l’unico paese al mondo ad avere il bicameralismo perfetto, e che ci stiamo semplicente avvicinando al modello che la maggior parte delle democrazie ha adottato da tempi immemorabili, come ho scritto nel mio pezzo. Ma, al solito, gli argomenti veri non interessano, bisogna solo lanciare insulti a caso, è più comodo, più facile, senza dubbio meno gravoso che spiegarsi.
E ti sbagli anche sui tiranni, io non sceglierei nessuno nè sosterrei che uno sia migliore di un altro – e al confino, ci siamo stati, caro, in casa mia. Quindi sciacquati la bocca prima di attribuire a chi non conosci scelte vigliacche che non ha mai fatto. Chi ha pagato la tirannia sulla propria pelle, senza rinnegare le proprie idee, non si piegherebbe mai a nessuno. Sei un conformista, e della peggiore specie.
Ahahahahhahahaha! I professoroni! Eh, come si gira intorno alle cose pur di non dire come stanno. C’è un ottimo pezzo di Pigi Battista sul Corriere di oggi che lo spiega benissimo. Anche a te, che fai finta di non sapere che siamo l’unico paese al mondo ad avere il bicameralismo perfetto, e che ci stiamo semplicente avvicinando al modello che la maggior parte delle democrazie ha adottato da tempi immemorabili, come ho scritto nel mio pezzo. Ma, al solito, gli argomenti veri non interessano, bisogna solo lanciare insulti a caso, è più comodo, più facile, senza dubbio meno gravoso che spiegarsi.
E ti sbagli anche sui tiranni, io non sceglierei nessuno nè sosterrei che uno sia migliore di un altro – e al confino, ci siamo stati, caro, in casa mia. Quindi sciacquati la bocca prima di attribuire a chi non conosci scelte vigliacche che non ha mai fatto. Punto.
No Marzio, non mi toccare la Coca Cola, please, non lanciare idee strampalate, che rischio di trovarmi il faccione neoso sulle lattine!
Io purtroppo sono impegnato, ma felice di constatare che dialogate. Bravi.
” Se la riforma del Senato non passa me ne vado. Che ci sta a fare uno come me “. Sì, abbiamo letto bene. I sintomi ci sono tutti, del bimbetto caratteriale e viziato in famiglia, all’oratorio, a scuola, sempre riconfermato nella convinzione d’essere uno superiore, esempio perfetto degli esiti della scolarizzazione di massa sposata con l’indulgenza cattofamilistica. Ma che se ne vada, nessuno lo tirerà per la giacca. Se ne vada, se ne vada. e se bleffa come è scontato, troviamo il modo almeno di fargli ripetere l’anno, assumerlo al PD come uscere e poi pian piano chissà…oppure un bel salto di qualità: proporlo come top manager planetario della Coca Cola, ossia organizzatore di “primavere” yankee. Che ne dici Chiara: uno che sfotte i “professoroni” per blandire il popolo ignorante e ciuco, non è populista molto più di Grillo?
E sulle dittature aggiungo che la prossima volta tra Mussolini o Fidel Castro da una parte e Pol Pot o Bokassa dall’altra, io scelgo i primi, tu i secondi tanto sono lo stesso. Però t’assicuro che dal confino di Ventotene sarei molto solidale con te mentre bolli in pentola. Amen.
Beata te Chiara che ti senti libera, io nemmeno liberato.
Che non tutti i dittatori fossero uguali era la tesi sostenuta dagli estremisti di destra e di sinistra negli anni Settanta – rinsentirla oggi, la dice lunga sul cammino che non abbiamo ancora percorso. Quanto alla presunta dittatura del mercato, ed alla altrettanto presunta dittatura della uniformità democratica, preferisco di gran lunga una forma che garantisce tutte le mie libertà e non viola in alcun modo i miei diritti, garantendomi anche quello di battermi contro ciò che non mi piace senza finire in galera o in un campo di “rieducazione”.
La peggiore delle democrazie è sempre preferibile alla “migliore” delle dittature.
Appunto, caro Puccio, aspirare a far parte della “famiglia” dell’oste la dice lunga sulla qualità delle passioni messe in gioco. Un oste che da mane a sera vorrebbe comprarci dicendo che si gioca il suo futuro politico, come un babbino che minaccia di piantare baracca e burattini, è un oste convinto d’essere insostituibile, e in politica tanto basta per togliergli all’istante la patria potestà. Quanto alle dittature fossero tutte uguali vorrebbe dire che pure le democrazie devono aspirare ad essere tutte uguali, si qualificano tali solo se realizzano un modello standard, ovviamente quello atlantista e occidentale. Ora una volta questa era un’idea, oggi è un’opinione di gomma la cui unica giustificazione è il mercato, ma bisogna rassegnarsi a questo macerare delle convinzioni.
“… masse ondivaghe e senza idee, ma ubriache di opinioni…” .Bella immagine della nostra realtà. Realtà per la quale non si capisce se ci sia definita una cura ,una modifica possibile ,oppure si preferisca una asettica accettazione. come quella sui termini ” destra” e “sinistra” ; portati a giustificazione alternativa di determinazioni politiche , senza preoccuparsi minimamente della spiegazione in termini del loro significato. Che infatti viene spesso equivocato, tanto che l’attribuzione ad una dittatura non la qualifica ,ma addolcisce la realtà per i tifosi dell’una o l’altra sponda. Ragionamenti di gomma ,appunto. Come le polemiche pro o contro qualcuno , in questa democrazia pilotata ed orgogliosamente distinta da quella espressa da ” masse ondivaghe e senza idee, ma ubriache di opinioni”. C’ è speranza ,quindi , per questo paese ,seguendo il Siracusa…Renzi avrà fatto i conti senza l’ oste ( infatti Grasso si è giustamente -per parte sua-risentito ) , ma se l’oste condiziona pesantemente la soddisfazione degli avventori , come non parteggiare per Renzi ? Bisogna proprio far parte della famiglia dell’ oste !
Dunque, ha senso ricostruire le ragioni storiche di una dittatura perché non si ripeta, invece non a senso distinguere tra varie dittature perché sono tutte uguali. Non ho mai visto spendere tanto senso per un discorso così insensato. Se le dittature fossero tutte uguali temo che lo storico impegnato a ricostruirne la genesi non sia molto affidabile, perché la premessa gli impedisce l’indagine. In realtà che le dittature siano tutte uguali è il classico approccio imperialista degli “states” per liberare il mondo, leggasi mercati. No, che le dittature siano tutte uguali è una semplificazione grossolana, e ancor più grossolano è accreditarmi l’idea che mi piacerebbe vivere in una dittatura al limone, o magari sotto Putin. Tu hai un concetto ottocentesco di dittatura, da parte mia soffro a pieno titolo di vivere sotto la dittatura del mercato, e il fatto che possa dirlo mi umilia ancora di più. Un giorno scoprirai che se affidata a determinati meccanismi anche la libertà è una dittatura, perché è formale e vuota, risolta nell’inutilità del libero dibattito e delle altrettanto inutili libere elezioni, tutti meccanismi comunque pilotati. Lo dimostra il tuo Renzi non eletto, che sfrutta un Parlamento sputtanato e intimorito per costruire le basi di una democrazia pilotata, e che avvenga da una finestra della Casa Rosada con vecchi altoparlanti, o dagli squallidi talk shaw poco importa, è sempre democrazia pilotata per masse ondivaghe e senza idee, ma ubriache di opinioni. E questa per te è libertà. Ma via, via!
Egregio Maestro, le faccio umilmente notare che ha senso ricostruire le ragioni storiche, politiche e sociali che hanno determinato l’insediamemto di una dittatura, perchè servono a comprendere un fenomeno e, possibilmente, ad evitare che si ripeta. Non ha invece alcun senso esercitarei in capziose distinzioni volte a dimostrare che, no, i dittatori non sono tutti uguali. Perchè invece lo sono. Nella negazione dei diritti, nella negazione di ogni libertà, nell’uso degli strumenti repressivi, nella propaganda, nella negazione della libertà di stampa, nella persecuzione fino alla soppressione dei dissidenti.
Detto questo, che non è un principio da puzza sotto il naso liberale, ma proprio quel principio di realtà cui Ella dice di anelare intanto che con le sue stesse affermazioni lo rinnega, se Renzi è peronista – teoria che richiede un supremo sprezzo del ridicolo solo ad essere enunciata – perchè prova ad attuare riforme in vigore da tempi immemorabili nella altre democrazie europee, e non solo, allora non Le resta che rivolgersi a Putin e chiede gli asilo politico che, ne sono certa, Le verrà prontamente concesso affinchè Ella possa finalmente studiare da vicino e sul campo un vero dittatore, e sperimentare sulla sua pelle la mancanza di qualche diritto elementare, primo fra tutti quello di espressione di cui invece, in questo spazio presunto “peronista”, lei abusa largamente,
Il peronismo sarebbe di destra perché Peron era un ex generale? E i sindacati e le masse operaie di sinistra che lo appoggiarono fino al fanatismo erano di destra? La vulgata che il peronismo sia di destra è stata messa su proprio dalla sinistra dei sinistrati che proprio in questo articolo critichi, solo pro domo Renzi, ma capendoci poco. E poi la tua solita puzza sotto il naso in nome del liberalismo inflessibile che non fa sconti alle dittature è molto salottiera, ma inutile. Secondo la tua impostazione Pol Pot era come Fidel Castro, Mussolini come Videla, o Tito come Bokassa. No, povera, Chiara, scendi dal tuo piedistallo di carta e sporcati a giudicare la realtà. Renzi sta facendo le prove di un peronismo sui generis, ma credo abbia fatto i conti senza l’oste. E non un problema, ma il pentimento di quanto blateri a destra e a manca dovrebbe essere tuo, ma purtroppo le persone come te vivono di ragionamenti di gomma e tirano avanti benino.
Il pressappochismo deve essere parecchio diffuso, a quanto pare, visto che il peronismo è ritenuto di destra – ma, vedi, l’ho scritto nel pezzo come la penso, a me non interessa affatto attribuire un colore ad una dittatura, una vale l’altra, sono uguali e poggiano sugli stessi presupposti. Ma se tu ti impanchi sulla distinzione ideologica del dittatore, destro o sinistro che sia, sei a buon diritto compagno di strada dei sinistrati di cui parlo in questo pezzo. Ed il problema è dunque tuo, non mio.
Al solito Chiara, non hai da offrire che vuoto sarcasmo. Ma definire il peronismo “modello di destra” la dice lunga sulla tua impreparazione e il tuo pressappochismo. Poi dalla pure a bere ai bischeri come fa il tuo eroe.
Chiara, se nessuno puo’ piu’ fiatare, a che servono gli altri?!? Diventi lui, capo indiscusso, duce che conduce, prenda tutti i ministeri, chiuda le camere (una o due, anzi meglio ancora).
Caro Marzio, se io son peronista – e muoio dal ridere solo a pensarlo, figurati a scriverlo – tu sei liberale. Il che non è. Quanto ai bottoni, l’ultima volta che ho visto Renzi aveva la camicia chiusa e la cravatta, ma è noto ormai da tempo che anche tu, come Gotor e compagnia di viri, hai visioni di mondi paralleli.
Cara Chiara, che il peronismo sia “modello di destra”, è il discorso più peronista che potevi fare, frutto di un mix tra esaltazione e malafede. Ti farebbe comodo vero, blindare così il tuo Matteo? Trava pure un vaccino contro i rischi alla Doriot. Intanto si può notare che l’ometto mentre conciona è già arrivato ad aprirsi il terzo bottone della camicia, tra breve ci mostrerà l’ombelico nell’entusiasmo del nuovo che avanza.