La ricetta di Barca…
Non bisogna essere degli economisti per capire dove andare a prendere il grosso dei 400miliardi di cui parla Barca: anzitutto dal 10% dei ricchissimi. Solo che i paperoni, di destra e di sinistra, difendono i loro privilegi.

Ma l’affermazione più importante ha riguardato il fatto che da ministro del Tesoro avrebbe dovuto varare una “tassa patrimoniale da 400miliardi” per aggiustare i conti pubblici. Nel discorso, Barca esprimeva il convincimento che una simile manovra finanziaria non avrebbe trovato sostenitori nella nuova maggioranza governativa.
Fabrizio Barca evidenziava la perplessità che il governo di Matteo Renzi si sarebbe avviato –come i precedenti- verso un cammino stentato, fatto di manovrine finanziarie non decisive.
Senza volerlo, convinto di non essere ascoltato, l’ex ministro ha detto (la verità) quello che molti uomini politici, economisti e comuni cittadini, pensano. Per finanziare la ripresa in termini d’investimenti, per dare più soldi in busta paga (gli 80 euro che arriveranno sono pur sempre qualcosa di apprezzabile, ma non sono sufficienti a ridare ossigeno alla famiglie) e per abbattere il debito pubblico.
Occorre ricordare che l’Italia si è impegnata con l’Europa all’abbassamento del debito pubblico al ritmo di 45miliardi all’anno, per 20 anni.
Fatta questa utile premessa, come dare torto a Fabrizio Barca? Il nostro Paese vive una strana contraddizione; lo Stato è super indebitato con oltre 2.100 miliardi, mentre i cittadini dispongono di una ricchezza di 9.000 miliardi.
Solo il 10% per cento dei nostri concittadini possiede il 50% della ricchezza globale (vale a dire 4.500miliardi).
Non bisogna essere degli economisti per capire dove andare a prendere il grosso dei 400miliardi di cui parla Barca: anzitutto dal 10% dei ricchissimi. Ma anche da coloro che hanno patrimoni e redditi consistenti, lasciando una larga fascia di esenzione fino a qualche milione di euro di patrimonio, spesso frutto del lavoro di una vita.
In altre occasioni, abbiamo evidenziato che un tributo risolutivo potrebbe essere pensato sul modello dell’imposta di famiglia, che i comuni facevano pagare negli ani ’70, non solo sulla base del patrimonio, ma anche del reddito.
E’ questo un aspetto importante, alla luce del fatto che vi sono molte famiglie che hanno ereditato dei grossi patrimoni immobiliari, che non danno reddito e producono solo spese dovute alle manutenzioni (è il caso attuale di chi possiede capannoni e immobili sfitti per la crisi, ma non ha i soldi per pagare l’Imu).
Dopo questa analisi, il lettore si chiederà perché una ricetta così semplice non trova applicazione? Si può comprendere facilmente, facendo un esempio con un soggetto di destra e uno di sinistra; Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti. Entrambi fanno parte di quel famoso 10%. Insieme agli altri ricchissimi, non ci pensano neppure –loro ricchi- ad aiutare lo Stato povero.
I grandi “paperoni” difendono i loro privilegi, e conseguentemente, si continuerà a tirare a campare; questo Fabrizio Barca, che è direttore generale di un ministero, lo sa bene ed è per questa ragione che, coerentemente, ha voluto rimanere fuori dal governo.

L’economia ingessata italiana condiziona la programmazione economica che dovrebbero fare i politici e allora, invece di dare fiato ai settori che producono reddito, si cerca di rendere convenienti quelli decotti, abbassando il costo del lavoro a spese dei lavoratori. Allora: RIQUALIFICAZIONE DEL COSTRUITO, MESSA IN SICUREZZA DEL TERRITORIO, RILANCIO DELL’INDUSTRIA DELL’ACCOGLIENZA. Made in Italy, Manifattura ad Alto Valore Aggiunto, Edilizia di Riqualificazione e Turismo possono dare occupazione e benessere a tutti gli italiani senza bisogno di degradare il lavoro e di rubare il futuro ai giovani.
RIQUALIFICAZIONE DEL COSTRUITO, MESSA IN SICUREZZA DEL TERRITORIO, RILANCIO DELL’INDUSTRIA DELL’ACCOGLIENZA. Perché il nostro paese si riprenda economicamente servono due o trecento miliardi e c’è poco da fare: o si stampano o si prendono da chi ce li ha o non si pagano i debiti fino a data da destinarsi, oppure si fa un mix di queste cose. Per questo gli interventi da fare subito in economia sono:
1) Congelamento del debito pubblico fino a data da destinarsi.
2) Tassa Patrimoniale sui grandi patrimoni (Banche, Assicurazioni, Grandi Imprese, Malavita Organizzata e non, Famiglie storicamente ricche).
3) Sostituire ai due settori trainanti dell’economia italiana del secondo dopoguerra, che erano l’industria edilizia di nuova edificazione di alloggi e l’industria dell’automobile, l’edilizia di riqualificazione del costruito, delle infrastrutture e di messa in sicurezza del territorio e l’industria dell’accoglienza (turismo in senso lato).
4) Dirottare su detti nuovi settori trainanti massicci investimenti pubblici e privati.
5) Impegno in ogni ambito competente affinché in entrambi i settori, turismo ed edilizia, trovino spazio grandi, medie e piccole aziende nei rispettivi ruoli ma con pari dignità.
6) Investimenti pubblici nei trasporti e nella rete.
7) Agevolare l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro sia da dipendenti che da imprenditori.
Non c’è nessun altro paese al mondo che ha il nostro patrimonio artistico archeologico e paesaggistico. Allora trasformiamo l’Italia in un giardino accogliente. Smettiamo di costruire case e realizziamo infrastrutture. Riqualifichiamo il costruito e mettiamo in sicurezza il territorio. Facciamo una politica di investimenti nei trasporti pubblici e disimpegniamo lo Stato dal sostegno all’industria con produzioni a basso valore aggiunto. Investiamo soldi pubblici e privati nell’edilizia di riqualificazione e nel turismo. Non c’è da meravigliarsi del fatto che nessun economista affronta il problema dell’economia italiana in questi termini. Nessun paese ha la nostra arte, la nostra architettura, la nostra storia, i nostri luoghi e in nessun paese quindi si può considerare l’accoglienza risorsa inestimabile come potrebbe essere da noi e non ci può essere esperienza di altri paesi da prendere a modello. Abbiamo una materia prima che non ha nessuno e invece di impegnare tutte le nostre forze per farla fruttare diamo retta agli stranieri che vogliono costringerci a diventare competitivi coi cinesi nella produzione industriale.