
La RAI è riuscita nell’impresa di non trasmettere una sola partita rilevante di Wimbledon, neanche per sbaglio. Agli ottavi c’erano quattro italiani. Ai quarti erano rimasti in tre. In semifinale Jannik Sinner ha battuto Djokovic, uno dei momenti sportivi più importanti dell’anno. Risultato? Niente. Silenzio. Come se Wimbledon si fosse disputato su Marte e non sull’erba più famosa del tennis. Figurarsi la finale. Sinner contro Alcaraz, roba da alzarsi in piedi sul divano quando all’England Lawn Tennis and Croquet Club ha alzato la coppa. Ma la RAI, coerente con la sua missione di servizio pubblico immaginario, ha preferito occuparsi d’altro. Tipo l’ennesima conferenza stampa sul nulla o una replica del Commissario Montalbano vista già dodici volte, tredici con questa. Per fortuna c’è stata TV8, che senza grandi proclami ha fatto il suo: ha trasmesso la finale in chiaro. Gratis. Senza abbonamenti, decoder, app da scaricare o riti propiziatori col telecomando. Così, semplicemente, ha fatto quello che una volta faceva la televisione pubblica: informare e far sognare. Spero che gli appassionati di tennis, nel 2027, lo ricordino quando entreranno in cabina elettorale. Un promemoria con scritto “Sinner non l’ho visto grazie alla RAI” potrebbe tornare utile. Quando il Centrosinistra dice che il Centrodestra non ha una classe dirigente all’altezza, non sempre ha ragione. Ma almeno stavolta non sta mentendo. La RAI, ridotta a megafono istituzionale e parcheggio di fedelissimi, ne è la prova. Non che prima fosse Disneyland, eh. Ma almeno i croupier sapevano dove stavano le fiches. Oggi nemmeno il tavolo. C’è ancora un barlume di speranza: che la RAI si ricordi di trasmettere le partite degli italiani nei prossimi Slam. Lo farà? Ma dai. Sono troppo impegnati a commentare Trump e Netanyahu, a parlare di dazi e dell’Ucraina, con uno slancio emotivo ed un fiuto degni di un Setter da caccia. Dei palestinesi si parla solo se serve per un titolo ad effetto, possibilmente in fondo al telegiornale. Intanto ci raccontano di un mercato del lavoro che cresce, sì, ma a 300 euro al mese. Naturalmente senza dire la cifra, che fa brutto in prima serata. Ma torniamo al tennis, ultima ferita fresca, ancora sanguinante. Speriamo faccia male abbastanza da restare aperta fino al 2027. Potrebbe aiutare la memoria collettiva. Alla Presidente Meloni auguriamo il successo che merita. A livello internazionale ci sono segnali positivi. Ma speriamo si accorga dei guai che le stanno combinando i suoi. La gestione RAI degli ultimi due Grandi Slam, Parigi e Londra, è solo la punta dell’iceberg. E sotto non c’è il Titanic, ma proprio l’Italia che affonda. Letta e Conte, certo, non erano dei fuoriclasse. Ma almeno avevano il buonsenso di affidarsi a qualche “lupo di mare”. Anche se Giuseppi, di lupi, ne aveva pochi. Toninelli e Di Maio, a essere generosi. E il resto dell’equipaggio sembrava uscito da una gita scolastica. Però Di Maio, con l’aiuto del suo amico “Ping”, forse avrebbe convinto Sky a mostrarci gli spogliatoi di Wimbledon. Con sottotitoli in mandarino. Alla fine, la lezione ce l’ha data TV8: ha acceso la TV, ha fatto parlare il tennis e ci ha ricordato che il servizio pubblico, a volte, lo fanno i privati.
E Sinner? Campione della Val Pusteria. Alto, glaciale, vincente anche sull’erba. Lui sì, all’altezza del Paese che vorremmo.
Angelo Santoro

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