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Dazi USA-UE: negoziato sul filo del rasoio

Di fronte ai dazi del 30% annunciati da Trump l’UE punta su una strategia duplice: porta aperta ai negoziati fino al 1° agosto, ma contromisure pronte all’uso. Nonostante tutto, è ancora il momento dei negoziati. Questa, in estrema sintesi, è la posizione dell’UE di fronte alla notizia di dazi al 30% a partire dal 1° agosto, annunciati da Donald Trump nel fine settimana. La misura, che nella stessa percentuale colpisce anche il Messico, è arrivata dopo settimane di trattative con i principali partner commerciali degli Stati Uniti, in particolare quelli che non hanno ancora trovato a un accordo commerciale con Washington.

di Istituto Ispi | 15 Luglio 2025

Nonostante tutto, è ancora il momento dei negoziati. Questa, in estrema sintesi, è la posizione dell’UE di fronte alla notizia di dazi al 30% a partire dal 1° agosto, annunciati da Donald Trump nel fine settimana. La misura, che nella stessa percentuale colpisce anche il Messico, è arrivata dopo settimane di trattative con i principali partner commerciali degli Stati Uniti, in particolare quelli che non hanno ancora trovato a un accordo commerciale con Washington. Tuttavia, stando alle reazioni arrivate da Bruxelles, per quanto la minaccia resti estremamente concreta ci sono ancora margini per trovare un accomodamento con l’inquilino della Casa Bianca. La strategia, dunque, resta quella di sfruttare ogni finestra d’opportunità per arrivare a un’intesa ma, nel frattempo, preparare le contromisure per l’eventuale fallimento negoziale. Trump, in ogni caso, alza già la coppa della vittoria, dichiarando che le sue politiche protezionistiche, inaugurate durante il “Liberation Day” del 2 aprile scorso, stanno portando “un sacco di soldi” nelle casse degli Stati Uniti, tentando di minimizzare i timori per le previsioni sul deficit, legate alla super-manovra “Big, Beautiful Bill” incassata a inizio mese. “Gli Stati Uniti d’America sono stati derubati su commercio (e difesa) da amici e nemici, allo stesso modo, per decenni“, ha scritto oggi il presidente americano sul social Truth.

Minacciare per negoziare?

A delineare la strategia di risposta dell’UE è la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che domenica al Palazzo Berlaymont ha ricevuto il presidente indonesiano, Prabowo Subianto, per siglare l’intesa di accordo di libero scambio. In sostanza, si parla ancora di una fase interlocutoria, evitando misure che potrebbero generare una spirale di ritorsioni. “Gli Stati Uniti – ha dichiarato la presidente – ci hanno inviato una lettera con misure che entreranno in vigore in assenza di una soluzione negoziata. Pertanto, noi estenderemo anche la sospensione delle nostre contromisure fino all’inizio di agosto e, allo stesso tempo, continueremo a preparare ulteriori contromisure per essere pienamente preparati”. Via libera, dunque, alla sospensione del primo pacchetto di contro-dazi da 21 miliardi di euro, che sarebbe entrato in vigore alla mezzanotte di martedì (domani). In queste ore, inoltre, gli Stati membri stanno esaminando un secondo pacchetto, che vale circa 72 miliardi di euro. Qual è dunque la strategia? Spiega una fonte diplomatica UE all’Agi: “Nessuna ritorsione immediata, ma entrambi i pacchetti saranno pronti per essere utilizzati all’inizio di agosto, se i negoziati non produrranno un risultato accettabile”.

Massima pressione?

Trattare, diversificare o reagire frontalmente. Su queste ipotesi e sulla loro praticabilità ruota il dibattito in seno all’UE, dove le posizioni tra i 27 non sono perfettamente sovrapponibili. Ad esempio, non è ancora stato incluso tra le contromisure lo strumento anticoercizione, definito da alcuni media come ‘il bazooka commerciale’ dell’UE, nonostante le richieste di alcuni Paesi e in particolare della Francia (i produttori di formaggi e vini vedono come un potenziale sisma economico l’imposizione di un dazio al 30%). Questo dispositivo è progettato per rispondere a pressioni economiche o commerciali straordinarie da parte di Paesi terzi, consentendo contromisure per proteggere gli interessi europei. Secondo i suoi sostenitori, lo strumento – il più potente a disposizione di Bruxelles – avrebbe certamente dei costi nel breve-medio termine, innescando sicuramente controreazioni – ma pagherebbe nel lungo periodo, rendendo chiaro che l’UE punta i piedi e che non è disposta a subire nuovamente. Von der Leyen, in ogni caso, ha chiarito che questo strumento è riservato a situazioni eccezionali e che il momento attuale non lo richiede. La presidente ha definito quello attuale come un “approccio a doppio binario”: “Siamo sempre stati molto chiari nel dire che preferiamo una soluzione negoziata. Utilizzeremo il tempo che abbiamo fino al 1° agosto. Sul secondo binario, fin dall’inizio, abbiamo lavorato e ora siamo pronti a rispondere con contromisure”.

Si fa sul serio?

Insomma, entrambe le sponde dell’Atlantico sembrano aver accettato le ‘regole del gioco’ da portare avanti questa fase: bastone e carota, con lo sguardo fisso sulla scadenza del 1° agosto. D’altronde l’ultima minaccia di Trump, un dazio addirittura al 50%, era persino peggiore di quella annunciata, ma allora i negoziati sembravano impantanati. Ad assicurare, però, che quello di Trump non è assolutamente un bluff ci ha pensato Kevin Hassett, consigliere economico della Casa Bianca, che in un’intervista all’emittente americana ABC News ha dichiarato: “Questi dazi saranno reali, se il presidente non ottiene un accordo che ritiene abbastanza buono”. Per parte sua, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato domenica che lavorerà intensamente con il presidente francese Emmanuel Macron e con la commissione UE per risolvere diplomaticamente la guerra commerciale con gli Stati Uniti. Intanto, come evidenzia Bloomberg, l’Unione e i singoli paesi che la compongono lavorano per diversificare ulteriormente il partenariato commerciale, specialmente con altri paesi colpiti dai dazi di Trump come Canada, Giappone, India e stati dell’Asia Pacifico, in modo da ridurre la dipendenza dalle esportazioni verso un interlocutore sempre più erratico e imprevedibile come gli USA dell’era Trump.  

Il commento

di Antonio Villafranca, Vice Presidente per la Ricerca, ISPI

“Di fronte alle minacce di Trump l’UE dovrebbe fare tre cose. Primo: serrare i ranghi e restare unita; ogni cedimento di questo o quel paese UE creerebbe crepe di cui solo Trump beneficerebbe. Secondo: negoziare fino all’ultimo momento per strappare un compromesso dignitoso (dazi al 10% con eccezioni ed esenzioni per alcuni settori). Terzo: essere pronta e credibile sulle eventuali contromisure nella consapevolezza che nessun accordo è meglio di un cattivo accordo. Senza un accordo ci sarebbe infatti spazio per una ulteriore negoziazione e de-escalation (complici le inevitabili pressioni dei mercati). Un cattivo accordo invece rimarrebbe lì e sarebbe poi difficile convincere Trump a riprire il negoziato”.

Istituto Ispi

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

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