
L’estate porta il suo stress da vacanza. Tanto che per molti ci vorrebbe una vacanza dopo le ferie, un periodo di riposo dopo le settimane di mare o di montagna, con il loro rituale di code e sabbia, secchielli e creme, scarponcini e scalate, regatine e pausa strudel. Il lago? Una via di mezzo. Dipende dai litorali e dai fondali. Periodo di imbottigliamenti facili, sulle litoranee non nelle cantine, giornate che cominciano con il sole e finiscono con la grandine e pezzi di rami sulle strade o sulle auto. Non bello! C’è uno stress da estate, da partenze e ripartenze, da imbarchi e da caselli, da treni e da aerei. Non so, ma è sempre stato così? Beh forse un po’ sì, beh anche no, quando le auto erano la metà della metà e gli aerei e i treni erano la metà della metà e quindi anche un po’ più puntuali. Quando andare alla stazione per prendere il treno per Viareggio, o per Calalzo-Pieve di Cadore-Cortina, era anche una festa e non una rincorsa con gimcana tra trolley e zaini, quando andare in aeroporto era un’ esperienza di stile e non una scarpinata tra cancelli e transenne, al profumo di panini al formaggio bruciacchiati e al rimbombo di annunci di ritardi: evviva l’estate moderna, quella con l’intelligenza artificiale e il governo degli algoritmi. Calma e gesso, respiro profondo, non stressiamo anche l’estate. Il problema è da dove parti o vuoi partire e dove vuoi arrivare. Qui mi sembra di essere come Totò a Milano, nella famosa scena col vigile -tipo “dove dobbiamo andare per andare dove dobbiamo andare”, “al manicomio vi ci accompagno io, risponde il ghisa- ma anche per le vacanze e le ferie c’è chi parte più fortunato di altri.
Allora, al netto delle code che puoi incontrare sulle direttrici storiche est-ovest e nord-sud, è indubbio che partire da Firenze per andare al Forte o a Viareggio o partire da Bologna per andare a Riccione è più facile e comodo che partire da Stia, da Sesto San Giovanni o da Castel Goffredo. Esempi di pura fantasia. Ma credo calzanti. Perché tipo per quelli che vengono da Nord e voglio putacaso andare a Firenze o a Vallombrosa incontrano un problema sull’A22, appena dopo Carpi. Diuturno, oserei dire. Che sarà mai una coda di sei chilometri per immettersi dalla Brennero sull’Autosole, basta organizzarsi e decidere di contare i capannoni limitrofi a Campogalliano o imbastire una discussione in auto sulla transizione climatica o sulle nuove borse da spiaggia. Sperando che prima o poi il problema dell’imbuto che fa perennemente ingorgo tra Carpi e l’Autosole venga affrontato e superato. Che sarà mi arrivare in aeroporto e poi scoprire che il tuo aereo per Ibiza o per Karpathos ha solo un’ora di ritardo: in cuor tuoi ringrazi la provvidenza, guardando gli schermi e vedendo che altre destinazioni hanno due o tre ore di ritardo. Chi si rifugia in crociera non ha questi problemi si butta nel gruppo e per quelle settimane sarà quel che sarà tra ristorante sempre aperto, casinò, spettacoli a teatro e le maxi piscine sul tetto che fanno molto love boat. C’era chi teorizzava ancora fino a vent’anni fa la vacanza intelligente da fare a giugno e luglio o a settembre, ma è stato superato dai fatti: con la globalizzazione delle ferie e la riduzione dell’impatto del comparto meccanico sul periodo di vacanza, ormai dal 2 giugno al al 4 ottobre è tutto un po’ periodo di ferie. Ti trovi code e zero posti liberi al ristorante durante week end in cui una volta c’era quasi il deserto. “E’ la liberalizzazione del tempo libero, bellezza”, mi dice una guida di Ravenna che, tra celebrazioni di Dante e visita dei Reali inglesi, sta avendo un successo clamoroso. Un tempo era rilassante anche fare tappa nelle aree di servizio, parcheggiare l’auto anche piena di bauli e valigie senza la paura di essere svaligiato, e passeggiare quasi beatamente tra le corsie dei grandi manufatti che hanno fatto la bella storia dell’architettura autostradale. Che belli quelli che scavalcavano l’autostrada e volevi già stare lassù tra i carrelli di bolliti e le vasche piene di tagliatelle. Aria svanita. Ressa ovunque, panini carissimi, telecamere messe ovunque dai gestori per la diffusa e concreta paura di furti, rapine e danneggiamenti mezzi. “Nonna attenta alla borsa”, sento dire da un premuroso nipote, che scorta la signora verso i bagni. Accipicchia neanche fossimo nel Far West con i pistoleri. Ho visto un’area di servizio sull’Adriatica che ha gli stalli per il parcheggio delle auto numerati corrispondenti alla telecamera puntata su quella zona. Tipo zona blindata. Ci sta. Precauzione prima di tutto. Ma viene anche da dire: accipicchia, una vita proprio spensierata. Dentro sembra un alveare. Fatichi a concentrarti e alla domanda della cassiera rischi di fare la parte di Totò sul chilo di sale e sigarette. “Che panino volevi, Valeria”, urla un signore colto da dimenticanza. E la moglie, credo, si sbraccia indicando un targhetta del panino, perché anche a urlare non sentirebbe nulla. Al banco è una giostra di caffè e bicchieri, piattini, cucchiaini e gomiti che si sgomitano per allungare lo scontrino. Tutto sembra dissolversi quando una energica signora, con tanto di gradi sul bavero, sgombera l’intero banco lasciando risuonare, in un unico concerto, tazzine e cucchiaini, bicchieri e piattini giù nel lavandino e compare un enorme strofinaccione giallo che cancella tutte le impronte, le cartine lasciate e le passate consumazioni. Un nuovo turno, nuovi zuccheri. Che vita rilassante. Forza, è ora di ripartire. Stress a parte.
Fabrizio Binacchi

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