Il suo caso è emblematico delle distorsioni di un sistema, mediatico-giudiziario, che, dopo lustri di polemiche, proposte e controproposte, non si smuove di un millimetro.
E’ certo difficile muovere a simpatia per il senatore Antonio Azzollini, dopo che sono state rese note le poche urbane espressioni nei confronti di due suore (peraltro sementite dallo stesso Azzollini). E, però, il suo caso è emblematico delle distorsioni di un sistema, mediatico-giudiziario, che, dopo lustri di polemiche, proposte e controproposte, non si smuove di un millimetro. Fra i tanti aspetti, ne cito solo quattro.
In primo luogo: pensate se quelle parole, davvero, non le avesse mai pronunciate. Azzollini resterà sempre e comunque quello che dice a due “sorelle”, forse candide, forse no, visto che sono state arrestate, “mettetevi in testa che qui comando io, altrimenti vi piscio in bocca”.
In secondo luogo: se le avesse pronunciate, per la risonanza delle sue parole non da gentleman, il senatore si troverebbe sottoposto in una corsa ad handicap, per affermare come suo diritto la propria innocenza.
In terzo luogo: quanto sopra è dimostrato plasticamente dalle sciagurate dichiarazioni del presidente del PD, Matteo Orfini e non solo. Prima ancora che si potesse prendere visione delle carte dei magistrati, Orfini aveva dichiarato il voto favorevole all’arresto di Azzolini.
Infine: il paradosso della situazione italiana ancora una volta emerge in tutta la sua gravità. Il voto del Senato per autorizzare l’arresto di un suo membro rappresenta una antica e giusta garanzia a favore di un rappresentante del popolo. Ma anni di rapporti malati tra magistratura e politica, il richiamo dell’opportunismo, gli scandali e, non da meno, la cattiva coscienza ne hanno stravolto il significato. E, così, i nostri bravi senatori hanno già “condannato” all’arresto il senatore Azzolini. Non per esigenze di giustizia che certamente non possono individuare prima di conoscere le carte; essenzialmente si tratta di fare a gara per dimostrarsi estranei alla casta. I senatori del PD per scrollarsi di dosso il sospetto di avere due pesi e due misure, visto che l’arresto di Azzollini, obbiettivamente, indebolisce la maggioranza di governo. I grillini perché, comunque, si deve votare sempre si. I leghisti perché il senatore è del partito di Alfano. Tutti gli altri si sparpaglieranno al loro interno condividendo l’una o l’altra di queste motivazioni con un filo di residua amicizia e comprensione per il senatore.
Un misto di giudizi corretti, pregiudizi, riflessi condizionati e suggestioni mediatiche. Come sempre, in Italia, quando si tratta di giustizia.

Il guaio dei garantisti a senso unico( garantisti con i grandi ladri ma forcaioli con i ladri di polli) è che per loro “la giustizia è un’altra cosa” ma non spiegano mai cos’è quest’altra cosa! Cos’è la giustizia se non punire i malfattori? Ce lo spieghino i signori ” garantisti” ( che vorrebbero tenere fuori gli amici ma bruciare la rom che gli rubato il portafogli), ci spighino perchè un deputato può rubare a man bassa i miliardi di tutti noi, ci spieghino perchè un deputato( o un politico) possono rimanere fuori prigione fino al grado di Cassazione ( tra l’altro con pene bassissime in rapporto ai reati commessi) e magari continuare a rubare perchè le dimissioni si danno solo ” se si pensa di aver commesso qualcosa di male” mica se lo si fa qualcosa di male.