• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Il saggista assoluto

di Claudio Giunta | 5 Agosto 2012

Gore Vidal si è occupato soprattutto di letteratura, storia e politica contemporanea. Ma quelli che resteranno, che meritano assolutamente di restare, sono soprattutto i saggi.

Ho l’impressione che in Italia Gore Vidal sia noto o semi-noto per le ragioni sbagliate. «Lo sceneggiatore di Ben Hur!». E allora? Tanto varrebbe commemorare le sue comparsate in Gattaca, o in b-movies terribili come 110 e lode, al fianco di Joe Pesci. Erano divertimenti, nient’altro; o, le sceneggiature, un modo per fare soldi. Che cosa, allora? I romanzi? In realtà, neanche quelli. Vidal era un romanziere eccellente, ma ha avuto la sfortuna di appartenere alla generazione di Updike, Roth, Bellow, Mailer, e, nel confronto, Vidal soccombe. Inoltre, ha avuto l’ambizione di riportare in vita il romanzo storico, un genere che, per quanto gestito con maestria (e Vidal era un maestro del genere), ha poche chances di produrre il Grande Romanzo o il Grande Romanziere: il mondo di oggi è troppo più interessante di qualsiasi passato. Di fatto, più di Giuliano (tarda antichità) o dell’Età dell’oro (USA tra seconda guerra e dopoguerra), a restare sarà probabilmente un geniale ‘romanzo di costumi contemporanei’ come Myra Breckinridge: sesso e glamour nella Hollywood degli anni Sessanta.

Ma quelli che resteranno, che meritano assolutamente di restare, sono soprattutto i saggi. La grandezza del Vidal saggista può sfuggire al lettore italiano perché le traduzioni sono vecchie (Bompiani, negli anni Settanta) e, se non vecchie, parziali e disperse: un piccolo editore, Fazi, ha tradotto dopo il 2000 una scelta dei saggi di Vidal separando quelli letterari (Il canarino e la miniera) da quelli politici (Trilogia dell’Impero). Ma la misura dell’ampiezza degli interessi di Vidal, e del suo valore, la si può avere soltanto leggendo le milletrecento pagine di United States 1952-1992, e poi le trecento di The Last Empire. Essays 1992-2000. Se un grande editore italiano trovasse il coraggio di varare una Biblioteca Americana (non sarebbe una cattiva idea), questi sarebbero i primi volumi da tradurre integralmente, perché sul tema America non esiste niente di paragonabile né per estensione né per profondità. Nel frattempo, chi legge l’inglese non dovrebbe privarsi del piacere di una prosa di eleganza e di chiarezza supreme, quel genere di prosa argomentativa che ammiriamo in critici come Edmund Wilson o come Lionel Trilling. Vidal sta alla loro altezza, se non più in alto, ma in aggiunta possiede un dono rarissimo, e cioè la capacità, scrivendo, non solo di far sorridere ma di far proprio ridere: pochi, come lui, riescono ad essere divertenti parlando di cose serie, pochi hanno i suoi tempi comici. Recensendolo qualche anno fa sulla «New York Review of Books», Jonathan Raban ha scritto che l’argomento dei saggi di Vidal alla fine diventa quasi irrilevante: quelli che restano memorabili sono gli obiter dicta con cui rimbecca un avversario, o prende in giro una moda culturale. Verissimo (per esempio, due in uno: «La prosa di Pynchon sferraglia su e giù, interrotta qua e là da canzoni interminabili che, dal punto di vista lirico, sono brutte tanto quanto quelle di Bob Dylan»: l’anno è il 1974). Ma è anche vero che molti dei saggi di Vidal sono da cima a fondo delle prese in giro, e che Vidal ha provato il suo coraggio e il suo talento non solo contro bersagli facili (Nixon, il prediletto, o la cricca di Cheney & Co., o qualsiasi altro politico destrorso) ma anche contro pezzi dell’establishment culturale europeo e americano: difficile trovare qualcuno o qualcosa di cui non abbia detto male, e per esempio le venticinque pagine di Rabbit’s Own Burrow, la (ingiusta) stroncatura di John Updike, basterebbero a meritargli un posto tra i grandi scrittori satirici di ogni tempo. Del resto, può darsi che proprio questa straordinaria verve comica (che non è mai fatuità) abbia, anche in Italia, nuociuto alla considerazione del saggista: questa, e la fama di romanziere leggero, spesso sconcio, in anni in cui la cosa non era pacificamente accettata, e per di più omosessuale, in anni in cui la cosa non era accettata affatto.

Vidal si è occupato soprattutto di letteratura, storia e politica contemporanea. La voce che parla da questi saggi non è la voce di un uomo-contro per principio (gli uomini-contro per principio sono spesso degli idioti). Rileggendolo, non mi pare nemmeno che sia la voce di un provocatore, come spesso si è detto. Su un’infinità di argomenti – dal sesso alla religione, dalla droga alle libertà civili, dai diritti degli omosessuali alla politica estera americana – Vidal ha difeso con passione e intelligenza posizioni che dovevano sembrare provocatorie soltanto a dei filistei. Oggi, a distanza di trenta o di cinquant’anni, sono posizioni largamente condivise, persino ovvie: Vidal è stato un precursore, e dei più intrepidi. Anche per questo, la voce che parla dai saggi è la voce di un uomo solo. Vidal non era un accademico, non era affiliato a questa o quest’altra rivista, era un Democratico che correva da solo (anche come candidato alle elezioni), anche in urto con i dirigenti del partito; la sua stessa decisione di vivere gran parte dell’anno in Italia, a Ravello, lo ha in certo modo allontanato dai suoi compatrioti. E non erano molti quelli disposti ad ascoltare con mente serena le sue critiche agli Stati Uniti anche dopo l’11 settembre. «Il signor Vidal non ama il suo paese», gli rimprovera la neocon Midge Decter, guadagnandosi questa risposta: «Povera Midge. Ma certo che amo il mio paese. Dopotutto, sono il suo attuale biografo. Ma dato che ci stiamo dicendo le cose come stanno, devo comunicarti che non amo molto il tuo paese, che è Israele». Non un carattere facile, non una posizione facile; ma è a questa e a quello che si deve quel senso di straordinaria libertà che si avverte leggendolo: le sue opinioni non erano mai scontate perché non erano mai il riflesso né di un’ideologia né di un’appartenenza.

Quanto alle sue opinioni, appunto – sono tutte criticabili. Il letterato aveva la tendenza a liquidare con troppa facilità scrittori autentici come Faulkner o Maugham, e non sapeva essere davvero giusto coi suoi contemporanei (Updike per primo): era straordinario nel trovare difetti, e nel descriverli, era meno bravo nel lodare (c’entrava, in questo, l’umanissimo sentimento dell’invidia – «Non basta vincere: gli altri devono fallire», era un suo motto – e l’idea di non essere apprezzato secondo i suoi meriti). Ciò detto, le sue ironie sul nouveau roman, o sul gergo in uso nei dipartimenti di Humanities, o sugli scrittori postmoderni americani, si leggono ancora con grande piacere e ammirazione a distanza di decenni: Vidal aveva l’indole conservatrice e i pregiudizi dell’umanista classico, ma ne possedeva anche il buon senso. Per chi studia o per chi insegna letteratura, leggerlo può avere un effetto tonificante, perché Vidal va dritto al punto che lo interessa, non si nasconde dietro le citazioni, si esprime con chiarezza: tre abitudini non troppo diffuse dentro le aule dell’Accademia.

Lo storico aveva una certa propensione a contaminare fantasia e realtà, e ad accordare più fiducia di quanto meritassero alle ipotesi di complotto (celebre fra tutte quella secondo cui Roosevelt sarebbe stato a conoscenza del prossimo attacco giapponese su Pearl Harbour: nella polemica, Vidal si trovò, direi giustamente, da solo); ma Vidal non ha mai creduto, come pure si legge ogni tanto, alla tesi del complotto neocon dietro l’attacco alle Twin Towers: «Li credo capaci di tutto, ma sono troppo stupidi per aver architettato una cosa del genere».

Infine, le sue opinioni, i suoi saggi sulla politica e la società contemporanea. Francamente, li trovo perfetti: un patchwork di intelligenza, erudizione, gossip, senso dell’umorismo e indipendenza di giudizio. E il tono è sempre quello deliziosamente blasé di chi ha condiviso la sala da pranzo, o il club, o la camera da letto, con buona parte dei personaggi famosi citati pagina dopo pagina. Vidal scriveva di Stati Uniti, ma non soltanto. Il suo saggio su L’Italia di Sciascia comincia così: «Dalla Seconda Guerra Mondiale, l’Italia è riuscita, con caratteristico talento, a creare una società che combina alcuni dei meno affascinanti aspetti del socialismo con, in pratica, tutti i vizi del capitalismo. Non è stata l’impresa di un giorno…». Non male, vero, per uno straniero di passaggio? Ed è solo il quarantaquattresimo dei centoquattordici saggi compresi in United States – ripeto: uno dei grandi libri del secondo Novecento.

Pubblicato in : Invito alla lettura

Info Claudio Giunta

Claudio Giunta (Torino, 1971) insegna Letteratura italiana all’Università di Trento, ed è uno specialista di letteratura medievale (La poesia italiana nell’età di Dante, Il Mulino 1998; Due saggi sulla tenzone, Antenore 2002; Versi a un destinatario, Il Mulino 2002; Codici. Saggi sulla poesia del Medioevo, Il Mulino 2005). Nel corso dell’ultimo decennio è stato visiting professor, tra l’altro, nelle università di Chicago, Tokyo (Todai), Sydney, Rabat, e ha insegnato come volontario alla Asian University for Women di Chittagong, nel sud del Bangladesh. È stato fellow dell’American Academy di Roma, dello Harvard Center for Renaissance Studies di Firenze e del Warburg Institute di Londra. Ha insegnato Didattica della letteratura nei corsi del TFA e del PAS organizzati all’Università di Trento; e insieme ad altri insegnanti del Trentino ha curato un seminario dal titolo Cosa insegnare a scuola. I suoi ultimi libri sono: un saggio sul mercato dell’arte e la retorica connessa (Come si diventa ‘Michelangelo’, Donzelli 2011); un commento alle Rime di Dante (Meridiani Mondadori 2011); una raccolta di saggi sull’Italia (Una sterminata domenica. Saggi sul paese che amo, Il Mulino 2013); un reportage sull’Islanda (Tutta la solitudine che meritate. Viaggio in Islanda, Quodlibet-Humboldt 2014), un libretto su Matteo Renzi (Essere #matteorenzi, Il Mulino 2015), un romanzo noir (Mar Bianco, Mondadori 2015), un manuale-antologia di letteratura per il triennio delle scuole superiori (Cuori intelligenti. Mille anni di letteratura, 4 volumi, Garzanti Scuola 2016). Collabora regolarmente al «Sole 24 ore» e a «Internazionale». Condirige la «Nuova rivista di letteratura italiana».

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti