
Steen Heidemann ci mostra in queste pagine una carrellata di ritratti e rappresentazioni pittoriche del ministero sacerdotale per cercare di raccontare, grazie anche ai contributi di eminenti personalità ecclesiastiche, l’evoluzione dell’immagine storica e sacra a un tempo del sacerdote cattolico.
Ma chi è davvero il sacerdote, quali la sua realtà spirituale e la sua missione, dove inizia il suo percorso formativo? L’arte ha da sempre colto e drammatizzato i gesti, lo sguardo degli uomini di Dio, segni di una relazione soprannaturale in cui umano e divino si toccano, ma è la loro vita quotidiana il più grande dei misteri, quel sacrificio continuo offerto a Dio per la salvezza del popolo che è stato loro affidato. Povertà, obbedienza, castità sono le virtù di cui il sacerdote è chiamato a vestirsi per assolvere il suo compito e le tentazioni della vanità, dell’orgoglio, del riconoscimento mondano sono sempre in agguato.
Tutto questo ben si evidenzia nelle opere d’arte che ritraggono i sacerdoti nel loro ministero, nell’apparente solitudine della preghiera o dello studio delle scritture, all’altare con il Santissimo Sacramento tra le mani o nell’opera di evangelizzazione e di carità, in estasi mistica o in lotta contro le tentazioni del maligno e i suoi demoni.
La scelta di Heidemann non dimentica naturalmente quel particolare ministro di Dio che è il Pontefice, con i suoi Cardinali e Vescovi. La gerarchia ecclesiastica nell’arte, come nella teologia, è specchio dell’ordine di Dio, espressione imperfetta su scala umana dell’armonia universale della creazione. Il pennello dell’artista ne coglie però anche il lato umano, la sua fragilità, la sua debolezza di uomo investito di una responsabilità grandissima.
Nel libro, come nella vita di ogni sacerdote, un posto particolare è dedicato a Maria. La Vergine è madre e confidente di ogni sacerdote, lo protegge con il suo mantello o gli porge il Bambino invitandolo ad adorarlo e lo guida nel suo cammino di fede fino ai piedi della croce.
Infine vengono osservate attraverso i dipinti anche le tappe estreme della vita sacerdotale: il martirio e al santità. L’accettazione del martirio e l’aspirazione alla santità sono ulteriori segni dell’identificazione ideale del sacerdote con Cristo.
“Il sacerdozio – scrive a conclusione il card. Burke – è di per sé immagine vivente del Sommo Sacerdote Gesù Cristo […] il sacerdote, che vive dell’unione essenziale con il Salvatore, somiglia con la persona e nell’operato a un pittore che comincia la sua pera con i colori […] Più si accorge che il suo talento è la grazia, che la sua ispirazione giunge da Dio e che la sua tecnica viene trasmessa dalla tradizione apostolica, più trasformerà il proprio ritratto nel vedo volto di Cristo”.

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