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I primi dati sul mercato del lavoro, usciti ieri, e in particolar modo gli Adp, ovvero le assunzioni delle imprese private, hanno evidenziato un calo rispetto alle previsioni, ovvero 177 mila lavoratori assunti in agosto, il minimo degli ultimi 5 mesi. Le attese erano per un incremento di 195 mila unità mentre il dato precedente era stato eclatante, ovvero 371 mila nuovi assunti. Il capo economista di Adp Nela Richardson ha affermato che i numeri di questo mese sono coerenti con il ritmo di creazione di posti di lavori che si aveva prima della pandemia, dopo due anni di guadagni eccezionali dovuti alla ripresa sostenuta anche dallo Stato. Evidentemente cominciano però a farsi sentire, gli effetti dei tassi alti alle imprese. Ma oltre ai dati sul mercato del lavoro, ieri è stata pubblicata anche la seconda rilevazione del Pil americano, relativa al secondo trimestre, con un +2.1% che ha deluso le aspettative, in ragion del fatto che la prima rilevazione aveva mostrato una crescita del 2.4%. Sono scese le spese per i consumi, privati e pubblici, e in aggiunta vi è stato un calo significativo dell’export (-10.6%), insieme ad un ribasso del mercato immobiliare (investimenti fissi residenziali in discesa del 3.6%, calo del nono mese consecutivo). Gli effetti e le reazioni dei diversi asset non si sono fatti attendere, con Wall Street che ha chiuso in positivo per il quarto giorno consecutivo (Dj +0.11%, S&P +0.38%, Nasdaq +0.54%). Come già ribadito spesso, dati americani inferiori alle attese generano una ondata di ottimismo, nella speranza che la Fed metta finalmente uno stop al rialzo del costo del denaro. Forse però non sono sufficienti questi primi dati inferiori alle attese, per decretare la fine della politica monetaria restrittiva e la Fed avrà probabilmente bisogno di conferme in tal senso prima di stabilizzarla. E la settimana ci riserva ancora dati questa settimana con i numeri sull’inflazione di Eurozona, unitamente al tasso di disoccupazione, mentre nel pomeriggio sono attesi, negli Usa, i dati sui price consumer expenditure, una misura significativa dell’inflazione, insieme ai dati sugli occupati settimanali, i jobless claims. E domani, ciliegina sulla torta con i Non Farm Payrolls. Infine, segnaliamo che il Pmi manifatturiero cinese, è uscito migliore delle attese a 49.7, sempre in zona recessiva, ma comunque meglio del consensus di 49.4. Uno spiraglio in un periodo difficile per il gigante asiatico, con lo Yuan sempre a ridosso dei minimi contro usd in area 7.3000.
VALUTE.
Sul mercato dei cambi, si segnala la rinnovata debolezza di dollaro che però non ha ancora rotto i supporti, con un UsdJpy tornato sotto 146.00 e in fase distributiva, che però necessita di conferme in relazione a possibili interventi della Boj che per ora però non ha rilasciato dichiarazioni in merito. Ieri si vociferava di un possibile intervento solo sopra quota 150, e per tale ragione avevamo visto i prezzi correre fino a 147.50, poi corretti violentemente dopo l’uscita dei dati Usa peggiori del consensus. Unitamente allo Jpy segnaliamo la risalita dell’EurUsd sopra quota 1.0900, anche se per ora le resistenze chiave a 1..0970 80 sembrano lontane. Il Cable è tornato sopra 1.2700 e appare sostenuto anche se i livelli chiave sono ancora lontani, intorno a 1.2840. Insomma ancora una fase che potremmo definire laterale anche se abbastanza volatile e interessante, secondo noi da lavorare contrarian sugli eccessi, almeno fino a quando non vedremo un cambiamento nelle politiche monetarie o comunque un riaggiustamento a rispetto all’attuale assetto dei tassi in relazione alla congiuntura e inflazione attuali. Interessante anche l’andamento dei cross EurAud ed EurNzd che sono arrivati su livelli in cui qualche posizione short sembrerebbe interessante, sempre ovviamente con stop al di sopra delle resistenze chiave, così come NzdChf, che rimane vicino ai minimi di sempre a 0.5195, ma offre opportunità legate a divergenze importanti nel medio e lungo termine. UsdCad che ha corretto dopo i test sopra 1.3600, per via anche della tenuta del petrolio sopra quota 80, dovuta alla volontà dell’Opec+ di persistere nella riduzione della produzione per sostenerne i prezzi. Oggi attenzione ai jobless claims, che se negativi, potrebbero rappresentare il viatico per ulteriori movimenti ribassisti del biglietto verde.
Saverio Berlinzani

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