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Il ritorno del grande centro

Le grandi manovre riprendono in vista di un bilancio che occorre approvare, un piano di finanziamento di 209 miliardi e un enorme debito pubblico. Se ne può uscire solo con un nuovo compromesso di governo e una maggioranza solida.

di Angelo Giubileo | 16 Novembre 2020
Berlusconi al vertice del Partito Popolare Europeo del 2019 European People’s Party, CC BY 2.0 , via Wikimedia Commons

Nel campo della politica, proseguono con sempre maggiore attivismo le grandi manovre tese a occupare il centro dell’agone. La vittoria di Biden, come considerato e da più parti auspicato, finisce infatti con il togliere spazio di manovra alle ali estreme degli opposti schieramenti e proietta di nuovo i partiti al centro dell’azione politica.

Qui in Italia il centro si affolla di nuovo, metafora anche dei centro-città che, a breve, grazie ai vaccini contro la pandemia, dovrebbero riprendere la vita normale. Ciò che tutti ci auguriamo, a parte alcuni virologi che pubblicano libri, continuano incessantemente a presenziare gli spazi televisivi e preannunciano una nuova ondata del virus. Quasi una sorta di “eterno ritorno” nietzscheano.

Le grandi manovre riprendono, ma in vista di: un bilancio di fine anno che occorre approvare; un piano di finanziamento che prevede l’impiego d’ingenti risorse pari – si dice unanimemente – a 209 miliardi (Recovery Fund); un debito pubblico che necessita risanare. Ritengo al più presto: considerato che già dall’estate circolano voci insistenti sulla necessità d’introdurre una patrimoniale che gravi sulla ricchezza privata; e a cui tuttavia più di recente si sono aggiunte altre voci che vorrebbero piuttosto dall’Ue una sorta di condono, ovvero una riduzione parziale e gratuita del nostro debito pubblico. In breve, l’alternativa sarebbe: una tassazione della ricchezza privata o un parziale condono del debito pubblico. O entrambe le misure.

E allora, è evidente che da questo e altri ingorghi istituzionali non se ne esce se non con una maggioranza di governo solida che sappia mediare tra opposte e reciproche esigenze di parte. Un nuovo compromesso di governo che garantisca sostenibilità di bilancio, investimenti e nuovo sviluppo. Una via che l’attuale governo, da solo, non è più capace di sostenere. In questi mesi di pandemia, Berlusconi è stato senz’altro colui che, con il suo partito, dall’opposizione si è mostrato più disponibile al dialogo con il governo. Nell’intervista al Corriere della Sera di domenica 15 novembre, egli ribadisce che serve “ora unità, ma aspetto fatti concreti. Ecco cosa serve per il sì al bilancio”.

Nonostante egli smentisca categoricamente ciò che più voci diversamente ipotizzano, resta il “fatto concreto” che martedì scorso la senatrice Valeria Valente del Pd ha presentato un emendamento al decreto Covid che di fatto impedisce la scalata di aziende straniere ad aziende strategiche italiane, e in particolare la scalata di Vivendi a Mediaset; il cui tentativo perdura da almeno la prima metà dell’anno 2016. Molto prima che i Cinquestelle, oltre a firmare il patto di governo con la Lega di Salvini, ostracizzassero il patron di Mediaset (dovreste ricordarlo tutti!). Altro “fatto concreto” ben più importante: l’emendamento medesimo è stato approvato dalla Commissione Affari Costituzionali e poi dall’Aula del Senato.

Diceva un grande centrista come Giulio Andreotti: “A pensar male del prossimo si fa peccato ma si indovina”. E tuttavia il grande statista ammise di aver sentito la frase per la prima volta nel 1939 dall’allora cardinale vicario di Roma, che, a sua volta, diceva di averla ascoltata da Papa Pio XI. Una girandola di voci, anch’essa una sorta di “eterno ritorno”. Come un “Grande Centro”, che all’Italia manca da oltre un quarto di secolo.  

Angelo Giubileo

Pubblicato in : Editoriale, MetamorfosiTag: andreotti, berlusconi, commissione, condono, corriere della sera, debito pubblico, fine anno, governo, italia, lega, manovra, mediaset, misure, patrimoniale, pd, roma, sviluppo

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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