Cari amici, nemo propheta in patria. Non basta aver mancato il voto in favore di Milanese, evidentemente più importante dei nostri affari all’estero, ma si tenta di eliminare un ministro scomodo, non più ortodosso, per ovvie ragioni. Nessun uomo di coscienza economica e serio, verso il proprio paese, per quanto di parte possa essere, si permette ignorare la realtà che lo circonda, davanti ad uno sfascio finanziario cui il mondo ci sottopone il conto. Lo spartiacque di questo momento politico non è l’onestà, ma la capacità di comprendere che il problema va risolto attraverso la politica economica con regole scientifiche che non danno margini all’interpretazione e ai giochi di potere. Salvo che, non si pensi alla padania, che non esiste.
Enrico Martelloni


La Padania esiste da prima di Roma: Gallia Cisalpina di cultura Proto-Villanoviano e Canegrate, poi Trans-Padana di cultura Atestina e terra degli omonimi Galli, soli Italici mai sottoposti a Roma per averla salvata con le loro armi; divisi in Reti, Camuni e Veneti, poi Gallia Cisalpina o Togata, quindi Regno di Giulio Cesare e conquistatrice di Roma, quindi con Ravenna baluardo contro i Barbari, poi Repubblica Serenissima per i successivi mille Anni.
Infine autonoma Repubblica di San Marco fino al 1866, quando si associò liberamente alla federazione degli Stati Italiani, sempre tradita dall’ingordigia Savoiarda, nella parossistica egemonica criminalità unitaria.