Una bella rassegna quella inaugurata giovedì 8 aprile presso la Sala delle Vetrate, organizzata dal Quartiere 1 e dal Comitato Fiorentino per il Risorgimento presieduto da Adalberto Scarlino. La visione dei film scelti consentirà, ad un pubblico, che all’inaugurazione si è mostrato attento e interessato, di parlare di storia fino al 13 maggio. Non si parlerà solo del nostro risorgimento ma, attraverso le immagini di alcuni di questi film, gli spettatori più giovani potranno venire a conoscenza di alcuni episodi di cui i libri di storia non hanno mai parlato.
1860 di Alessandro Blasetti, il Cecil B. De Mille della nostra storia del cinema, è stato il primo film presentato. Basato su un racconto di Gino Mazzucchi, che ha collaborato alla stesura della sceneggiatura con lo stesso Blasetti e Emilio Cecchi, il film semplice e asciutto, si può considerare un precursore del neorealismo, anche per il suo rigore stilistico, ripreso dal cinema sovietico
Chiari i richiami allo stato d’animo degli insorti: una campagna brulla, alberi spogli, sassi e macerie bianche, quasi ossa che affiorano dalla terra arida quando le immagini mostrano le persecuzioni dei Borboni nei confronti dei poveri contadini e dei pastori, natura rigogliosa trionfo di fiori sugli alberi, quando finalmente Garibaldi sbarca a Marsala e con la battaglia di Calatafimi sancisce la grossa sconfitta dell’esercito borbonico avviando l’Unità d’Italia.
Osservando le immagini, grazie ad un attento montaggio, curato dallo stesso Blasetti, si ricevono continue sensazioni, sembra di osservare dei quadri e i chiaro scuri delle riprese iniziali ci fanno pensare a Goya.
Un film essenziale, dicevamo, la cui narrazione segue l’impresa di Carmeliddu che dalla Sicilia parte verso la Liguria per sollecitare l’arrivo di Garibaldi atteso dai picciotti rifugiati sulle montagne e vittime del numero soverchiante delle truppe borboniche.
In poche frasi le speranze di Carmeliddu crollano e si rianimano: ascolta quasi spaesato i dibattiti fra i moderati e i democratici. Ascolta i seguaci di Gioberti che auspicano una federazione di Stati sotto la guida del Papa, e quelli di Balbo che credono nella stessa Federazione ma con a capo i Savoia, segue perplesso le affermazioni dei seguaci di Cattaneo che parlano di federalismo necessario per iniziare riforme capillari per poi arrivare a una repubblica. A tutti pone la stessa domanda: “ma Garibaldi viene in Sicilia?”.
A Calatafimi ritroviamo tutti, moderati e democratici uniti da un unico scopo: unificare l’Italia.
Ancora oggi si parla di federalismo e fatta l’Italia si devono ancora fare gli italiani,
Il film che è stato a lungo oggetto di polemiche per una certa consonanza con la propaganda del regime fascista tanto che nel 1951 lo stesso Blasetti ne ha curato una seconda versione, tagliando alcune scene; narrano i testi di storia del cinema che la scena finale, quella in cui un gruppo di camicie nere rende onore ai reduci garibaldini, sia fra quelle tagliate. Io avevo la percezione di averla vista, diversi anni fa, ma, nel dvd proiettato ieri sera non ce n’era traccia; resto col dubbio : errata percezione mia o qualche operatore ha tagliato, per ricordo, o per altri motivi qualche fotogramma?
Maria Rita Monaco
IL RISORGIMENTO NEL NOSTRO CINEMA: RASSEGNA AL QUARTIERE 1 DI FIRENZE
Non si parlerà solo del nostro risorgimento ma, attraverso le immagini di alcuni film, gli spettatori più giovani potranno venire a conoscenza di alcuni episodi di cui i libri di storia non hanno mai parlato. Di Maria Rita Monaco

Alcune osservazioni a margine del buon commento al film da parte della Maria Rita Monaco : se è vero che “1860” nasce nel 1934 nel momento in cui il fascismo voleva assimilare il Risorgimento come fattore genetico della sua storia e questo spiega la chiusa retorica delle camice nere che si sovrappongono ai garibaldini vincitori a Calatafimi, conclusione del film rimossa dallo stesso Blasetti nel 1951, va pure detto che il film non piacque al regime per il tono sostanziamente anticelebrativo con cui il regista racconta la storia.
Forse l’allusione a tematiche del fascismo si possono ritovare sia nella contrapposiziontra gli ideali nazionali dei picciotti e la feroce repressione degli eserciti stranieri, sia nel contrasto tra la luce assolata della campagna siciliana e l’oscurità delle città di Genova, in onore della battaglia del grano e della politica ruralista promossa dal fascismo.Ma come avviene spesso nella storia degli uomini per un’eterogenesi dei fini le stesse tematiche vennro lette in chiave progressista dai partiti di sinistra dopo il’45 e il film fu considerato per il modo asciutto e sincero di raccontare la lotta dei contadini siciliani contro l’oppressore straniero un precedente della stagione neo-realistica del cinema italiano.