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Il rilancio di Stellantis, buio su Cassino e Termoli

Dubbi, tanti dubbi. Il piano Stellantis 2030 non convince i mercati: in Borsa le azioni calano del 2% a poco più di 6 euro quando il 21 maggio il piano viene presentato a Detroit. Eppure John Elkann e Antonio Filosa si dicono convinti di poter superare la crisi, aumentando le vendite e i profitti. Il presidente e l’amministratore delegato del gruppo italo-franco-americano illustrano il piano strategico Fastlane 2030 di cinque anni (Corsia preferenziale) per riscattare le gravi difficoltà negli Stati Uniti e in Europa. Il gigante automobilistico invece va bene in America Latina nella quale dominano le vetture Fiat. Snocciolano le cifre imponenti per dare le gambe al piano Stellantis 2030: 60 nuovi modelli e 60 miliardi di euro (per il 60% destinati al Nord America e per il 40% all’Europa). Così i ricavi dovrebbero salire del 15% in Europa e del 25% in Nord America. I re del rilancio sono quattro marchi: Jeep, Ram, Peugeot e Fiat. Non a caso il 70% delle nuove risorse andranno a questi quattro brand globali mentre il resto finirà a Chrysler, Dodge, Citroën, Opel e Alfa Romeo definiti marchi regionali (Ds e Lancia saranno gestiti da Citroën e Fiat).

di Rodolfo Ruocco | 26 Maggio 2026

Dubbi, tanti dubbi. Il piano Stellantis 2030 non convince i mercati: in Borsa le azioni calano del 2% a poco più di 6 euro quando il 21 maggio il piano viene presentato a Detroit. Eppure John Elkann e Antonio Filosa si dicono convinti di poter superare la crisi, aumentando le vendite e i profitti.
Il presidente e l’amministratore delegato del gruppo italo-franco-americano illustrano il piano strategico Fastlane 2030 di cinque anni (Corsia preferenziale) per riscattare le gravi difficoltà negli Stati Uniti e in Europa. Il gigante automobilistico invece va bene in America Latina nella quale dominano le vetture Fiat.
Snocciolano le cifre imponenti per dare le gambe al piano Stellantis 2030: 60 nuovi modelli e 60 miliardi di euro (per il 60% destinati al Nord America e per il 40% all’Europa). Così i ricavi dovrebbero salire del 15% in Europa e del 25% in Nord America. I re del rilancio sono quattro marchi: Jeep, Ram, Peugeot e Fiat. Non a caso il 70% delle nuove risorse andranno a questi quattro brand globali mentre il resto finirà a Chrysler, Dodge, Citroën, Opel e Alfa Romeo definiti marchi regionali (Ds e Lancia saranno gestiti da Citroën e Fiat).
Gli investimenti maggiori finiranno negli Stati Uniti, il mercato principale del gruppo multinazionale, mentre in Europa Stellantis punterà su collaborazioni industriali con le aggressive case cinesi per salvare gli stabilimenti con le auto elettriche: Leapmotor negli impianti di Madrid e Saragozza, Dongfeng nella fabbrica francese di Rennes.
I cinesi di Dongfeng potrebbero arrivare anche a Pomigliano D’Arco. Filosa, a un anno dal suo insediamento di amministratore delegato, annuncia una nuova utilitaria elettrica (la E-Car) nello stabilimento campano di Stellantis dalle dimensioni e dai costi contenuti. Precisa: «L’inizio della produzione è previso nel 2028».
Ma qui finiscono le buone notizie per l’Italia. Stellantis dà poche informazioni su cosa accadrà a Cassino, l’impianto laziale in coma, quasi sempre fermo, perché produce pochissime Alfa Romeo e Maserati (nemmeno 20.000 nel 2025). Filosa si limita a comunicare: «Cassino ha un futuro legato al piano Maserati che presenteremo a dicembre». Sale l’allarme a Termoli: la fabbrica di motori in Molise lavora a ritmi ridotti ed è anche saltato definitivamente il progetto di costruire una gigafactory di batterie per i veicoli elettrici.
Mirafiori, un tempo il cuore dell’auto italiana, per ora si deve accontentare dell’arrivo della Fiat 500 ibrida ma i sindacati dei metalmeccanici protestano: così si potrà arrivare a costruire 100.000 macchine l’anno ma occorre varare anche un altro modello di massa altrimenti la fabbrica simbolo di Torino rischia di chiudere. Grande preoccupazione c’è anche per la sorte della Maserati finita su un binario morto: Stellantis conferma di volerne fare il suo marchio di lusso e annuncia l’arrivo di due auto elettriche del Tridente. Stop. Forse, anche in questo caso, giungerà in soccorso una alleanza industriale con una casa cinese.
Elkann spiega il rilancio: così Stellantis passa «da un approccio globale a uno multiregionale». Il presidente di Stellantis assicura: l’obiettivo è «costruire e vendere auto eccellenti che i nostri clienti amano e di cui si fidano». Giusto, ma negli ultimi anni il gruppo, nell’era di Carlos Tavares, ha investito con il contagocce in Italia con risultati disastrosi sul piano produttivo e occupazionale. Sono mancati addirittura i modelli da vendere: la Lancia ha una sola vettura in produzione, la Y; l’Alfa Romeo ne ha appena quattro; la Maserati è in una condizione infinitamente peggiore; la Fiat vanta molte macchine in listino ma sono costruite quasi tutte non Italia ma in Europa, in Marocco, in Algeria e in Turchia.
Filosa assicura: «Nessuna chiusura di stabilimenti». I sindacati dei metalmeccanici sono sul chi vive. La Fim Cisl parla di «un passo avanti», la Fiom Cgil ritiene il piano «insufficiente», la Uilm sollecita azioni per «evitare chiusure o tagli del personale».

Rodolfo Ruocco

Il rilancio di Stellantis, buio su Cassino e Termoli
Pubblicato in : Editoriale

Info Rodolfo Ruocco

Rodolfo Ruocco, classe 1954, giornalista professionista. Ha lavorato prima come redattore economico-sindacale e poi come giornalista parlamentare all’”Avanti!”, al “Il Giorno”, al Tg2, a Televideo Rai e a Rainews24. Ora è impegnato nella confezione della pubblicazione digitale “Sfoglia Roma” che ha creato nel 2017 assieme a un collega.

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